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NEGLI STATI UNITI STACCATI I TUBI A TERRY SCHIAVO (19/03/2005)
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Alla fine di un lungo braccio di ferro giuridico e politico, i tubi per l’alimentazione di Terry Schiavo sono stati rimossi. La donna, che ha 41 anni, si trova in coma da quando, nel 1990, ha avuto un collasso seguito da un grave squilibrio di potassio. Dopo la lunga interruzione dei battiti cardiaci, il cervello ha subito danni gravissimi. Ma a peggiorare la situazione di Terry hanno influito anche le non adeguate cure dei medici, condannati a pagare 700 mila dollari. Il servizio di Paolo
Mastrolilli:
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Dopo una giornata piena di colpi di scena, i tubi che alimentavano Terry Schiavo sono stati staccati. Ora morirà nel giro di due settimane, se non ci saranno novità sul piano legale. La scadenza per interrompere l’alimentazione erano le 7.00 di sera, ora italiana, ma inizialmente l’intervento del Congresso degli Stati Uniti aveva impedito che la donna della Florida fosse lasciata morire. |
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Terry Schiavo |
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Il marito Michael voleva staccare i tubi sostenendo che la moglie gli aveva detto che non avrebbe voluto vivere in questo stato. Invece, i genitori si battono ancora per tenerla in vita. Finora, i tribunali hanno dato ragione al marito che aveva ottenuto il permesso di staccare i tubi. Ieri mattina, però, le commissioni sanitarie del Senato e della Camera avevano emesso due mandati di comparizione per la Schiavo per invitarla formalmente a testimoniare in Parlamento e ad un’audizione nel suo ospedale, che dovrebbero avvenire il 28 e il 25 marzo. Questi mandati obbligano le persone
interessate a presentarsi e vietano di ostruirle in qualunque maniera. Quindi, dopo la loro emissione, i medici avevano bloccato la procedura per staccare i tubi in attesa che i tribunali si pronunciassero ancora. Ma verso le 8.00 di sera, il giudice incaricato del caso di
Terry, ha rifiutato la richiesta del Congresso ed ha confermato il permesso ad interrompere l’alimentazione. Il presidente Bush e suo fratello
Jeb, governatore della Florida, non vogliono lasciarla morire ma la decisione spetta ai giudici. I parlamentari repubblicani hanno presentato un nuovo ricorso alla Corte Suprema nella speranza che ordini di riprendere l’alimentazione, mentre Camera e Senato chiedono ai giudici federali di far
rispettare i loro mandati di comparizione.
Da New York, per la Radio Vaticana, Paolo Mastrolilli.
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I medici, dunque, hanno staccato le sonde dal corpo di Terry Schiavo. Su questa decisione ascoltiamo nell’intervista di Amedeo
Lomonaco, la valutazione del presidente del Comitato italiano di bioetica, Francesco D’Agostino:
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R. – E’ una decisione terribile. Anche se queste patologie, come quella che ha colpito la Schiavo, sono a bassa probabilità di recupero, non possiamo negare in linea di principio che questi malati possano riprendere coscienza. Di fronte a questo dato di fatto c’è un unico dovere in bioetica: prenderci comunque cura del malato. |
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Francesco D'Agostino |
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D. – Per quanto riguarda le informazioni su questa vicenda, c’è mancanza di completezza?
R. – Ci sono indicazioni molto strane. In questo caso c’è un conflitto tra il marito della Schiavo ed i genitori della donna, che hanno dichiarato esplicitamente di essere pronti a farsi carico di ogni cura a favore di
Terry. Io non riesco a capire perché il marito non abbia risolto la questione rinunciando alla tutela sulla moglie, trasferendola ai suoceri. Avrebbe risolto con molta semplicità un caso che è sicuramente controverso.
D. – La frattura tra il marito e i genitori di Terry Schiavo ripropone all’interno della società la profonda spaccatura sull’eutanasia?
R. – Si. Probabilmente, ripropone anche il grandissimo problema dei limiti dei poteri dei tutori di soggetti non coscienti. Evidentemente, l’individualismo galoppante degli Stati Uniti ha dilatato i poteri dei tutori fino al punto di consentire loro di staccare la spina. I tutori, invece, dovrebbero tutelare le persone in coma persistente.
D. – I medici hanno detto che la donna è in grado di respirare, ma non di deglutire e quindi morirà per inedia nel giro di una o due settimane. Eutanasia in questo caso vuol dire anche agonia…
R. – Sì, ed è un’agonia, almeno dal punto di vista simbolico, chiaramente atroce. Questa scelta per un’agonia che potrebbe durare anche due settimane è veramente angosciosa e raccapricciante.
D. – In definitiva, per questo caso si può parlare di accanimento terapeutico?
R. – Assolutamente no. Se Terry Schiavo fosse tenuta in vita da macchinari molto sofisticati, allora potremmo davvero dire che la sua vita dipende da un vero e proprio accanimento. Ma Terry ha bisogno semplicemente di essere alimentata. E l’alimentazione non è una procedura tecnologica né complessa né raffinata. Non si può parlare di accanimento, quindi, in riferimento al dare da mangiare e da bere ad un soggetto in coma persistente.
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Amedeo Lomonaco per la Radio
Vaticana, 19/03/2005

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