Non c’è pena senza legge: è il principio che segna l’inizio
della positività del diritto.
Lo Stato di
diritto nasce in Germania e la P.A. costituisce un passaggio fondamentale della
modernità. Lo Stato moderno deve trovare l’uniformità della legge,
un’uniformità che permetta al cittadino che la osserva di obbedire a sé
stesso. Nello Stato moderno comanda il re, la burocrazia è funzione di tale
comando, l’unificazione è garanzia della pluralità.
Weber
sostiene che ogni potere su una molteplicità di uomini richiede un apparato di
persone (P.A.); l’esercizio del potere richiede un apparato e già nel ‘700
in Prussia si pone il problema di costruire un apparato che non sia solo un
apparato di volontà ma anche un apparato di competenze. Nello Stato
contemporaneo chi esercita una funzione deve possedere la corrispondente
competenza e l’esercizio della giustizia nello Stato moderno è l’esercizio
della competenza.
La burocrazia
assicura l’imparzialità; Weber parla di diritto di comando di coloro
che sono legittimati ad esercitare il potere. Secondo Weber ogni diritto deve
contenere nella sua essenza un cosmo di regole astratte e la giurisdizione
costituisce l’applicazione di tali regole attraverso la formazione di un
apparato. Per tutto questo, sostiene Weber, solo colui che può dimostrare di
aver acquisito una specializzazione qualificata può assolvere la propria
funzione corrispondente al proprio grado di qualifica all’interno di un
apparato amministrativo.
Il problema
dell’eticità sul servizio pubblico non è sconosciuto nei periodi che
precedono l’analisi di Weber; Silvio Spaventa, ministro dell’interno del
primo governo d’Italia, pone il problema della giustizia
nell’amministrazione. Secondo Spaventa il cittadino deve poter mettere in
discussione il comando se questo è stato esercitato arbitrariamente.
Ogni Stato,
inteso nella sua reale esistenza, si basa sulla qualità delle funzioni assolte
dagli uomini che compongono lo Stato ovvero lo Stato di diritto trova la propria
garanzia nella burocrazia.
Nello
specifico l’etica della comunicazione può essere intesa come un ambito
dell’etica sociale che riguarda la comunicazione oppure come una categoria,
una concettualità che riguarda la stessa etica. L’etica è il modo di abitare
il mondo, se il mondo è cambiato attraverso i media questo cambia l’etica.
L’etica non è esterna alla lingua ma è interna alla lingua e l’etica della
comunicazione è data dal consenso, la validità della parola è data dal
consenso della comunità verso la parola che tale comunità usa per dare
significato a qualcosa. Secondo Peirce la semiosi conferisce credito alle
parole attraverso il consenso che la comunità attribuisce a tali parole.
Il fatto che
le norma siano fondate indicano che le nostre norme sono valide, se la comunità
accetta le norme, queste sono valide.
L’etica del
discorso, se fondata nell’interesse, si dimostra capace di arrivare a delle
leggi certe anche se non sono leggi giuridiche ed ogni modello di comunicazione
ha un suo profilo deontologico, ogni settore ha propri modelli di comportamento.
La funzione
del comunicatore pubblico, ad esempio, non è quella del giornalista perché si
avvicina più alla funzione della propaganda che a quella dell’informazione.
La
comunicazione pubblica è la connessione tra la funzione esercitata nelle P.A.
ed il cittadino, è l’esplicazione di quello che le funzioni tradizionali
dovrebbero fare ma non riescono a fare. Strumento principe della comunicazione
è il linguaggio che può essere locutivo (l’azione del dire in quanto
tale), illocutivo ( il dire ed il suo contenuto, anche espressivo), pragmatico
(il fine complesso del dire).
La teoria
dell’informazione (si riferisce a modelli matematici per misurare la
quantità di informazione trasmessa) si preoccupa essenzialmente del rapporto
del ricettore col messaggio; il ricettore è equiparato ad uno strumento
informatico, meccanico.
Nella teoria
della comunicazione ci si basa su un’idea dialogica del messaggio: la
ricezione del messaggio cambia a seconda di come il ricevente lo recepisce.
La teoria
della comunicazione definisce un emittente, un messaggio ed un ricevente che non
è un semplice ricettore come nella teoria dell’informazione.
La
comunicazione non è semplicemente informazione, dà spazio all’analisi della
ricezione; un messaggio si recepisce in modo diverso a seconda delle
caratteristiche fisiche, psicologiche, economiche del gruppo sociale di
appartenenza e delle sue dinamiche interne.
Il percorso
della comunicazione non richiede un’etica perché la comunicazione è già un
processo di azione. La parola si forma per trasmettere un messaggio e per poter
incidere sul comportamento; l’etica dunque non è un percorso che si aggiunge,
è già insito nei processi di comunicazione. La semiologia e la semiotica sono
un’estensione della tipologia comunicativa molto oltre grammatica e sintassi
perché la comunicazione avviene attraverso la combinazione di svariati metodi
di comunicazione.
La rappresentazione è una sostituzione interpretante di un insieme di
dati sensoriali che riproduciamo in una parola, in un’immagine o in un segno
comunque atteggiato. L’insieme dei segni forma un linguaggio, l’etica ne è
parte. La comunità dei parlanti si esprime con segni diversi e pluricodificati,
che definiscono la lingua come un insieme di segni. La comunicazione deve tener
presente tale complessità nel definire le strategie di comunicazione,
scegliendo tra le diversità gli strumenti del comunicare; comunicando si
stabilisce un rapporto col ricevente..
Nella trasmissione di un messaggio da un emittente ad un ricevente
costituiscono attività di rilevanza quelle di pubblicità e propaganda.
La pubblicità anticipa il processo di esistenza dell’oggetto cercando i suoi
significati. Per Braudillard l’oggetto è significato, non è qualità,
è simulazione di senso e di apparato. Solo il consumo conferisce esistenza al
prodotto; l’oggetto non esiste per sé ma per il significato che gli viene
conferito. La pubblicità inventa il significato degli oggetti ed il consumo
conferisce esistenza al prodotto.
La comunicazione pubblica attua una filiera graduata: dal passivo al
pensante all’interattivo perché il pubblico ha diverse esigenze. La teoria
del doppio flusso comunicativo dimostra che quella degli opinion leader
è l’audience da tener in maggior conto perché gli opinion leader sono in
grado di produrre effetti di attivazione, di rafforzamento o di conversione.
La comunicazione è parte del
quotidiano e la comunicazione è sempre una conversazione: