APPELLO
AL PAPA' DI ELUANA ENGLARO (19/07/2008) |
Ascolta
l'intervista con l'appello della mamma di un uomo in coma
Appello
della mamma di un uomo in coma da 13 anni al papà di
Eluana Englaro
Domani
i sacerdoti delle parrocchie di Roma inviteranno durante
la Santa Messa i fedeli ad “invocare il Signore perchè
illumini le coscienze sul valore intangibile di ogni vita
umana”. Nelle intenzioni di preghiera, proposte
dall’Ufficio Liturgico della diocesi, si inviterà a
ricordare, soprattutto, la vita nelle situazioni estreme
di sofferenza e di dolore, come nel caso di Eluana Englaro,
da 16 anni in stato vegetativo. Un nuovo e accorato
appello si aggiunge, intanto, a quelli lanciati in questi
giorni in difesa della vita di Eluana dopo la recente
sentenza della Corte di appello di Milano che ha
autorizzato il padre della giovane all’interruzione del
trattamento di alimentazione: è quello della signora Mariella
Meneghetti, madre di Luca Taverna, in coma da 13 anni
in seguito ad un incidente stradale. Ascoltiamo, al
microfono di Amedeo Lomonaco, l’appello rivolto
dalla mamma di Luca al papà di Eluana:
R. – Non faccio critiche nei suoi confronti, mi sento
però di dirgli che non si può sospendere la vita di una
persona. Ci vogliono sempre speranza e fede, anche se a
volte la speranza non c’è. L’appello che voglio fare,
rispettando il suo pensiero, rispettando la volontà della
figlia, anche se la figlia effettivamente diceva che non
voleva rimanere in quelle condizioni, è di non sospendere
la vita di Eluana. E’ vero che ci sono persone che non
hanno una vita serena, né loro, né i loro familiari, però
non si può togliere la vita donata da Dio.
D. – Dopo questo suo appello, ci uniamo a lei,
aggiungendo che non si può prescindere da una profonda
comprensione per il dolore di un papà che vede sua figlia
in uno stato vegetativo da 16 anni. Io le chiedo, anche
alla luce dell’esperienza di Luca, se si può scorgere
anche in una situazione così drammatica la forza della
vita e dell’amore, una forza che può far andare
avanti…
R. – Sì, io lotto per lui. Anche lui sta lottando
per la vita perchè ha avuto tanti problemi, tante cose
gravi; però, grazie a Dio, si è sempre ripreso. Non
riesce né a muoversi né a comunicare. A volte, comunica
sorridendo; quando mi sente sorride e per me è già
tanto. Dopo 13 anni vedo che mi sorride ed una piccola
speranza ce l’ho sempre. Non ho la speranza che torni
com’era prima, ma almeno che mi riconosca. Per me è già
tanto averlo ancora con me. Sto lottando perchè mio
figlio viva, non per farlo morire.
D. – Quindi, suo figlio Luca, quando la vede, si
emoziona, sorride… Come gli racconta il mondo che oggi
lui non può vedere?
R. – Io gli racconto tutto, quello che sta succedendo
intorno a lui, dei nipotini che non ha conosciuto. Lui non
vede, non può muoversi, però sentendo la mia voce
sorride. Magari non capirà tutto quello che gli dico, però
penso che mi riesca a sentire.
D. – E’ difficile capire come una persona possa
avere il diritto di decidere di far morire chi non può
rispondere. Perchè, secondo lei, l’eutanasia è una
strada che non deve essere mai percorsa?
R. – Il mio pensiero è che non si può togliere la
vita a una persona. La vita non è nostra: Dio ce la dona
e non possiamo noi decidere di interromperla. Anche se ci
sono situazioni gravi, un filo di speranza ci deve essere
sempre.
D. – In storie drammatiche, come quelle di suo figlio
Luca, si intrecciano dolore e amore. Come rendere
l’amore più forte di qualsiasi dolore e come far
vincere la vita?
R. – L’amore per un figlio è grandissimo: anche se
c’è del dolore nelle situazioni come la mia, c'è anche
la volontà di fare qualcosa, di aiutarlo. Anche se è
impossibile in questo caso, però c'è la voglia di
aiutarlo, standogli vicino e amandolo, di volergli un bene
al di sopra di tutto: penso più a lui che a me stessa,
quello che faccio, lo faccio per lui. Ho altri figli: loro
sono sani, hanno le loro famiglie, il loro lavoro. Luca
invece non ha niente, ci sono solo io: per lui nutro un
amore diverso.
Ascolta il
servizio di Amedeo Lomonaco
Radio
Vaticana, 17 luglio 2008
Le
suore che assistono Eluana lanciano un appello al padre:
"Lasci sua figlia a noi"
Con
profonda comprensione per il dolore di Beppino Englaro, le
Suore Misericordine lanciano un accorato appello al padre
di Eluana chiedendo di “non uccidere la speranza”.
“La sua vita – dice suor Albina Corti, responsabile
della clinica “Beato Luigi Talamoni” dove la giovane
è ricoverata – è un mistero, ma continua”.
L’impressione – aggiunge – è che Eluana, in stato
vegetativo da 16 anni, avverta qualcosa. Ad un altro
appello, quello lanciato dall’associazione Scienza &
Vita per evitare che una sentenza decreti la morte di
Eluana, si unisce intanto anche un gruppo di neurologi. In
una lettera, rivolta alle massime istituzioni italiane,
sottolineano che “il paziente in stato vegetativo non
necessita di alcuna macchina per continuare a vivere, non
è attaccato ad alcuna spina”. “Non è un malato in
coma, né un malato terminale – scrivono i neurologi -
ma un grave disabile che richiede solo un’accurata
assistenza di base”. Eluana è alimentata solo di notte
con il sondino e vive senza l’ausilio del medico. A
questo parere si aggiunge il pensiero di chi ha
sperimentato indicibili sofferenze: Salvatore Crisafulli,
uscito nel 2005 da due anni di coma, racconta che durante
il suo stato, definito allora permanente, avvertiva la
fame e la sete, capiva quello che gli succedeva intorno e
sentiva dire dai medici che la sua morte sarebbe stata
questione di tempo. Oggi afferma che se applicata, la
sentenza della Corte di appello di Milano, può dare
inizio alla “nuova era dell’eutanasia con
l’eliminazione di tutti i disabili gravissimi che
aspettano e sperano anche nella scienza”. (A
cura di Amedeo Lomonaco)

|
|