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ELEZIONI PRESIDENZIALI IN UCRAINA E ROMANIA (28/11/2004)

 

In Ucraina, il presidente Leonid Kuchma ha convocato il Consiglio di sicurezza nazionale e ha chiesto con forza che si trovi un compromesso per risolvere la crisi politica scatenata dalle elezioni di domenica scorsa.

 L’appello arriva alla vigilia della riunione della Corte suprema, chiamata domani ad esaminare il ricorso del candidato dell’opposizione, Yushchenko, che ha denunciato brogli. Ieri la Rada - il Parlamento ucraino - si è espresso a favore di un nuovo voto. Il servizio di Giuseppe D’Amato: 

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                  Per la Rada il ballottaggio di domenica scorsa non è valido: 255 deputati su 450 hanno sostenuto la mozione. Tale pronunciamento non è però vincolante. Il Parlamento non ha, infatti, l’autorità legale di annullare i risultati delle elezioni. Il parere della Rada ha comunque un grande peso politico. 

                  Pronta la reazione favorevole dei sostenitori dell’opposizione che in piazza Indipendenza, a Kiev, hanno festeggiato la scelta della Rada. Volti scuri invece, in piazza, tra le oltre 200 mila persone pro Yanukovic, che hanno manifestato la loro contrarietà per una nuova consultazione. Per il comitato elettorale del premier, il responso parlamentare è un atto incostituzionale e nasconde ingerenze su questioni che non sono di sua competenza. La Rada ha poi stabilito di creare una commissione d’inchiesta sulle violazioni al ballottaggio, l’opposizione spinge affinché la ripetizione del voto si svolga il 12 dicembre e non oltre. Ma la facoltà di indire nuove presidenziali spetta esclusivamente al capo di Stato uscente, Leonid Kuchma.  

                  Alcune regioni dell’Est hanno iniziato a dare i primi segni di insoddisfazione per la crisi: Lukan e Donesk spingono per l’autonomia da Kiev. Il rischio di una scissione del Paese slavo è reale.  

Per la Radio Vaticana, Giuseppe D’Amato.

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Diciotto milioni di elettori sono chiamati ad eleggere oggi, in Romania, il presidente che succederà a Ion Iliescu. I candidati favoriti sono il premier e presidente del Partito socialdemocratico, Nastase, ed il sindaco di Bucarest, Basescu, leader dell’Alleanza di opposizione “Giustizia e verità”. Le operazioni di voto termineranno questa sera e i risultati ufficiali saranno resi noti martedì prossimo.

 Entrambi gli schieramenti temono che possano registrarsi anche in Romania casi di brogli elettorali come accaduto in Ucraina, dove è stato annullato il risultato delle presidenziali. Ma ci sono delle similitudini tra le consultazioni ucraine e quelle rumene? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto al vicedirettore di Famiglia Cristiana, Fulvio Scaglione, esperto di area ex sovietica:

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R. – In quasi tutti questi Paesi che sono usciti da quello che era lo spazio di influenza sovietico ci sono problemi nella gestione dei processi elettorali. Ma in Romania gli interessi nazionali prevalgono sulle contese internazionali e hanno riflessi più limitati e contenuti. 

D. – Nel caso dell’Ucraina è invece evidente l’aperto confronto tra Stati Uniti e Russia…  

R. – Gli Stati Uniti e la Russia hanno giocato molto su questa crisi Ucraina ed hanno molto contribuito a inasprirla, perché sono tutte e due impegnate in un braccio di ferro volto a ridefinire la supremazia nello spazio strategico ex-sovietico.  

D. – Quali sono gli aspetti da rimarcare nella decisione presa dal Parlamento ucraino di annullare il risultato del ballottaggio?  

R. – La decisione che è stata presa dal Parlamento ucraino certamente contribuisce a stemperare gli animi, le rivalità. Il tempo aiuta anche a far diminuire il rischio di un confronto violento tra le parti in causa. Credo pure sia una buona notizia la constatazione che anche nelle Repubbliche ex-sovietiche, per decenni disabituate ai processi democratici, abbia preso piede una coscienza di fiducia nelle istituzioni democratiche.  

D. – Quale scenario si prospetta adesso per l’Ucraina?  

R. – Chiunque vinca questo terzo turno delle presidenziali, dovrà fare i conti – in maniera se è possibile intelligente – con le ragioni degli altri. Yanukovic è appoggiato soprattutto nelle regioni dell’Est, dove ci sono le miniere le grandi aziende pesanti, perché queste aziende hanno avuto un appoggio dalla Russia in questi anni. A ovest dell’Ucraina, dove c’è quel minimo di innovazione tecnologica di cui il paese sta godendo, hanno assoluta necessità di avere un’economia libera e poi un contatto stretto e frequente con i mercati dell’Occidente che sono lì ad un passo. Però, non è che chi sarà presidente può decidere come se l’altra parte del Paese non esistesse. Quindi è importante che le due superpotenze capiscano che in ballo c’è, comunque, la sorte e il benessere di milioni di persone.

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