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IN SPAGNA DOPO GLI ATTENTATI A MADRID (14/03/2004) |
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Le
indagini degli inquirenti sui tragici attentati di Madrid
si sono progressivamente spostate dall’organizzazione
terroristica dell’Eta alla rete di Al Qaeda. Su questa
nuova fase investigativa, ascoltiamo l’inviato de “Il
sole 24 Ore”, Alberto Negri, intervistato da Amedeo
Lomonaco:
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R.
– Si tratta sicuramente di una svolta interessante anche
se nessuna delle ipotesi viene ancora del tutto scartata.
Si deve notare che il governo spagnolo ha mostrato un
forte imbarazzo in questa occasione: aveva puntato
immediatamente il dito contro l’Eta e poi, ha
progressivamente spostato il mirino nei confronti
dell’estremismo islamico.
D.
– Come ha reagito il mondo arabo a questi ennesimi
attentati?
R.
– Il mondo arabo non ha reagito con stupore. La
dimensione dell’attentato, fin dall’inizio, aveva
fatto pensare in Medio Oriente che, dietro la strage di
Madrid, ci fosse la mano di un’organizzazione diversa
dall’Eta. La stessa difficoltà a rivendicare gesti di
questo genere rivela comunque che è difficile tradurre
atti di terrorismo così terrificanti in atti e azioni
politiche; rivela anche, qual è il reale obiettivo e la
vera natura del terrorismo: quella di mantenere in stato
di shock e di insicurezza intere popolazioni e
governi.
D.
– E’ reale l’ipotesi di una fusione tra un
terrorismo globale, come quello drammaticamente messo in
atto dall’estremismo islamico, e organizzazioni che
invece hanno una dimensione locale?
R.
– Il terrorismo islamico nasce su base locale e poi
assume una dimensione più estesa con la guerra in
Afghanistan. Non è assolutamente da escludere che proprio
questa organizzazione
riesca a sfruttare quelle che sono le
contraddizioni locali. Il terrorismo di al Qaeda non
prende, infatti, soltanto spunto dall’Islam o dalle
situazioni incancrenite del Medio Oriente, ma
ideologicamente preme su quella che è una sorta di lotta
antimperialista.
D.
– La tragica scia di orrore e odio potrebbe colpire in
futuro altri Paesi e tra questi, quali sono più a
rischio?
R.
– L’Italia sicuramente – per dirne uno – è uno
dei Paesi nel mirino, come lo sono tutti gli Stati
occidentali che, in qualche modo, partecipano alla
coalizione internazionale in Iraq. Si deve inoltre
sottolineare un fatto: la maggior parte, finora, dei
volontari reclutati da al Qaeda è sempre venuta dal
Pakistan, dall’Egitto e dall’Arabia Saudita, tre Paesi
che sono alleati degli Stati Uniti. Questo dato dovrebbe
far riflettere l’amministrazione americana.
D.
– Come scongiurare adesso questa drammatica minaccia?
R.
– Certamente la minaccia di al Qaeda ha una
caratteristica inedita che è quella di essere
globalizzata e di appoggiarsi su una rete
economico-finanziaria importante; questo rende tale
organizzazione sicuramente più pericolosa, ma forse, in
futuro, anche più penetrabile di quanto non sia adesso.
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Per
la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco (14/03/2004)

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