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ELEZIONI EUROPEE (13/06/2004)

Le elezioni per il primo Parlamento dell’Europa allargata a 25 sono state contrassegnate da un astensionismo record e da una sconfitta per la maggior parte dei partiti al governo, tranne in Spagna e Grecia. In alcuni Paesi dell’Unione,  come in Italia, i cittadini si sono espressi anche per elezioni amministrative o politiche. Sui risultati praticamente definitivi delle elezioni europee ascoltiamo Amedeo Lomonaco: 

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In Francia, il partito di destra del presidente francese, Chirac, è stato superato dai socialisti che hanno conquistato il 29,18 per cento delle preferenze. In Germania l’opposizione cristiano-democratica ha ottenuto il 44,5 dei consensi mentre i social-democratici del cancelliere tedesco, Schroeder, si sono fermati a poco più di 21. E in Gran Bretagna il partito conservatore si attesta al 27 per cento delle preferenze, mentre i laburisti del premier Blair ottengono solo il 22. Una sensibile diminuzione di voti ha interessato anche altri schieramenti di capi di governo tra cui quelli dell’irlandese Ahern e del portoghese Barroso di centrodestra, del socialdemocratico svedese Persson, del liberale belga Verhofstadt e del conservatore austriaco, Schuessel. Tra i nuovi 10 Paesi, si devono inoltre registrare capovolgimenti particolarmente pesanti in Repubblica Ceca, dove i social democratici si piazzano solo al quinto posto, in Ungheria, con la vittoria dei conservatori a scapito dei socialisti ed in Polonia, dove la destra moderata ha superato gli ex comunisti al potere. Importanti vittorie per partiti di governo si sono invece riscontrate in Spagna, con l’affermazione dei socialisti del premier Zapatero, e in Grecia con la vittoria dei conservatori del primo ministro, Karamanlis. Le proiezioni sulla composizione del nuovo Europarlamento confermano, infine, il partito popolare europeo come il gruppo più consistente con circa 270 seggi su un totale di 732. Seguono i socialisti con quasi 200 seggi e i liberali con oltre 60 parlamentari.

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L’affluenza alle urne sembra sia stata in media del 44,2 per cento. L’Italia con il 73 per cento di partecipazione al voto è tra i Paesi dell’Unione con l’affluenza più alta, insieme con la Grecia e il Belgio. La percentuale più bassa si è avuta in Slovacchia con il 16,9 per cento di votanti. Il fenomeno dell’assenteismo, infatti, si è registrato soprattutto nei Paesi dell’est europeo appena entrati nell’Unione. Ma quali sono i motivi di questo scarso interesse a partecipare alla formazione del nuovo Parlamento di Strasburgo? Ci risponde Luigi Geninazzi del quotidiano Avvenire, al microfono di Giancarlo La Vella: 

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R. – L’astensionismo purtroppo in quei Paesi è una tradizione forte che si manifesta anche nelle consultazioni politiche, soprattutto nello Stato più vasto e popoloso, cioè la Polonia. Un secondo motivo è che l’ingresso nell’Unione Europea è avvenuto dopo un decennio molto convulso e dopo gravi crisi economiche. L’elezione degli europarlamentari non ha inoltre trovato grande eco perché in quei Paesi ancora non si sa bene quale sia il ruolo e l’importanza del Parlamento europeo. 

D. – C’è anche un senso di sfiducia nei confronti dell’istituzione europea da parte della gente? 

R. – Più che sfiducia, c’è molta diffidenza. Si temono decisioni che arrivando da Bruxelles penalizzino questi Paesi. Pensiamo, ad esempio, alla non-decisione che è stata presa per quanto riguarda la liberalizzazione della forza-lavoro: tutti i nuovi Paesi, ad eccezione di Malta e Slovenia, non possono ancora avere quella libertà di circolazione che invece è scritta nei Trattati ... 

D. – C’è anche paura dell’arrivo di questo ‘euro’, che già da noi ha provocato un aumento sensibile dei prezzi ... 

R. – Al di là dell’adozione della moneta unica, è diffuso il timore che, con l’ingresso nell’Unione Europea, i prezzi vadano aumentando.

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Sia per quanto riguarda la rappresentanza al Parlamento Europeo che per il voto a livello nazionale, i partiti al governo, in diversi Paesi dell’Unione, sono dunque stati ridimensionati, ad eccezione dello schieramento socialista spagnolo e di quello conservatore greco. Ascoltiamo Pierantonio Lacqua, responsabile dell’agenzia Ansa a Parigi, intervistato da Roberto Piermarini: 

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R. – Nel contesto attuale di forte preoccupazione per l’economia in affanno, queste elezioni connotano un vecchio Continente che non riesce a trovare slancio sul piano dell’economia e che quindi non riesce a rilanciare l’occupazione: queste preoccupazioni, chiaramente, hanno penalizzato i partiti al potere. 

D. – Guardando un po’ alla sconfitta dei governi di Francia e Germania in particolare, l’effetto Iraq non sembra aver influenzato il voto europeo ... 

R. – Soltanto in Gran Bretagna, appunto, l’effetto Iraq ha pesato in modo determinate contro il governo Blair, perché c’era chiaramente uno scollamento vistoso tra l’opinione pubblica anti-guerra e il primo ministro a favore del conflitto. In Paesi, invece, come la Germania e la Francia, in effetti, l’Iraq non è stato mai un pomo della discordia: c’è stato un consenso generale opposizione-governo e quindi la partita s’è giocata su altri ambiti come la politica economica. 

D. – Come sono cambiati gli equilibri politici all’interno del nuovo Parlamento europeo uscito da queste elezioni? 

R. – Sostanzialmente, non sono cambiati perché il partito popolare dovrebbe chiaramente continuare ad avere la maggioranza ed i socialisti dovrebbero rimanere la seconda forza. Quindi nulla di nuovo anche se ci sono degli elementi potenzialmente molto importanti, come il fatto che il leader centrista François Bairou, ha già annunciato che vuole costituire un terzo polo di centro, una terza forza che potrebbe non subito, ma in prospettiva, cambiare anche gli equilibri di questa Europa che stenta a darsi un’identità.

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Alla luce di queste elezioni, quali sono le responsabilità per i cristiani europei? Giada Aquilino lo ha chiesto a don Davide Vicentini membro della segreteria della Comete, la Commissione degli Episcopati dell’Unione Europea: 

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R. - Credo che sia una responsabilità innanzitutto ad allargare gli orizzonti. Penso, per esempio, al principio della solidarietà, alla capacità di distogliersi dal contesto territoriale e da un’attenzione all’immediato, che possono portare ad un certo benessere, ma ormai si deve avere lo sguardo un po’ più allargato. Quindi è una responsabilità ad educarsi al bene comune, ad allargare lo sguardo e il cuore. Per il cristiano, in particolare, questi non sono soltanto valori essenziali, ma è un modo per essere fedele alla propria vocazione.  

D. – Secondo la presidenza irlandese dell’Unione Europea, non ci sarebbero segni di un consenso sulla proposta di inserire un riferimento ai valori giudaico-cristiani nel preambolo della Costituzione Europea. Perché è importante tale riferimento? 

R. – Innanzitutto per onestà storica. Poi credo che sia utile avere grandi valori che possono mantenere una purezza di critica e una intensità di motivazioni non soltanto per chi è impegnato direttamente nelle questioni politiche, ma anche per chi vuole confrontarsi e riconoscersi in orizzonti un po’ più alti.

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Tra i capi di governo usciti sconfitti dalle elezioni di ieri, c’è anche l’italiano Silvio Berlusconi: la sua maggioranza è in calo. In Italia si è votato per le europee e le amministrative, il cui scrutinio è appena cominciato. Il servizio di Giampiero Guadagni: 

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Nessuna coalizione può davvero cantare vittoria. E’ questo in estrema sintesi l’esito del voto di ieri, che nei commenti a caldo dei leader politici viene valutato con sottolineature diverse. La maggioranza di governo  tiene, ma gli equilibri sono cambiati rispetto alle passate elezioni. Forza Italia, il partito del premier, scende al 21 per cento, quattro punti in meno rispetto alle Europee del ’99, e quasi 9 punti in meno rispetto alle politiche del 2001. Avanzano An e Lega, ma il miglior risultato nel centro-destra l’ottiene l’Udc, intorno al 6 per cento. Nel centro-sinistra la lista Uniti per l’Ulivo supera il 31 per cento, risultato a doppia lettura, perché diventa sì la prima forza politica italiana, ma ottiene meno voti della somma dei partiti che hanno creato questo raggruppamento, e cioè Ds, Margherita e Socialisti democratici. Anche nel centro-sinistra a crescere sono i partiti più piccoli, soprattutto quelli della sinistra radicale, i Verdi, Rifondazione comunista e Comunisti italiani. Quanto al voto per le amministrative, gli scrutini sono iniziati alle 14.00. Secondo gli exit poll, a Bologna, dove si è registrato il record di affluenza alle urne, il candidato del centro-sinistra Cofferati ha battuto già al primo turno il sindaco uscente Guazaloca. Il centro-sinistra vince anche nei comuni di Bari e Firenze e alla Regione Sardegna. 

Per la Radio Vaticana, Giampiero Guadagni.

Per la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco (13/06/2004)

 

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