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Premio Nobel per l'Economia a Edmund Phelps: cosa cambia

di Simone Magnani

Ad una trentina di anni dalla pubblicazione dei suoi studi più famosi, ad Edmund Strother Phelps è stato assegnato il premio Nobel 2006 per l'Economia. Tutta la vita del settantatreenne professore della Columbia University è stata dedicata allo studio della Macroeconomia. Questa parte della economia è quella che analizza un sistema economico nel suo complesso. Tralasciando i singoli operatori, ma guardando le grandi variabili: occupazione, inflazione, domanda ed offerta aggregata.

Lo statunitense Phelps, classe 1933, si è laureato a Yale dove ha iniziato la sua carriera di insegnante. E' passato poi alla Università della Pennsylvania ed infine alla Columbia University dove attualmente è ordinario di Economia Politica.

Nei suoi studi, Phelps ha messo in discussione quello che fino a quel momento era uno dei pilastri della economia. La teoria del neozelandese Alban Phillips (a cui si deve la famosa Curva di Phillips) descriveva una forte relazione tra Occupazione e Inflazione. Secondo questa teoria, in periodi di grande crescita dei prezzi (inflazione) si deve assistere a una
crescita dell'occupazione. E viceversa.


COSA CAMBIA PER L'ECONOMIA

Phelps ha invece messo in discussione questo affermazione, osservando che la relazione esiste ma vale solamente nel breve periodo. L'effetto di tutto questo sulla nostra vita quotidiana non è immediatamente visibili. Ma esiste. Da quando il Nobel 2006 ha dimostrato le sue teorie i governi possono introdurre manovre per aumentare la occupazione, senza per questo accettare un aumento della inflazione.

Infatti il professore statunitense ha dedicato molti anni allo studio dei rapporti tra Occupazione e Inflazione. Ha teorizzato la presenza di un "tasso di disoccupazione naturale". Questo tasso fisiologico di disoccupazione è necessaria per evitare che il sistema sia rigido. Se tutti i lavoratori avessero un lavoro, il sistema si fermerebbe. Nessuna crescita salariale. Nessuna possibilità di nuove assunzioni. Nessuna possibilità di creare prodotti nuovi. Naturalmente, quando si discute di Macroeconomia, bisogna ricordare che è un semplificazione della realtà. Dal punto di vista sociale un sistema con una disoccupazione bassissima è un sistema virtuoso.

Ma questi modelli semplificati sono indispensabili per prendere le scelte politiche senza cadere in troppi azzardi. Chi ha cercato di classificare politicamente Phelps ha fatto molta fatica. E alla fine si è arreso. Da economista "puro", spesso le sue affermazioni
vanno in una direzione liberale. Come quando ha detto che i paesi della Unione Europea dovrebbero diminuire le regole e rendere il mercato più libero. Dall'altra ha chiesto a gran voce di abolire i lavori precari e di introdurre un salario minimo. Richieste tipiche di un economista di sinistra. 


Anche se nessuno discute della figura di Phelps, nei pronostici molti erano i "papabili" per il nobel 2006. Come Robert Barro (per i suoi studi sull'effetto del benessere economico) o
il finlandese Bengt Holmstrom (per lo sviluppo delle teorie sulla asimmetria delle informazioni). Oppure il britannico Oliver Hart (per la Teoria dei Giochi ed il Monopolio) o Eugene Fama, per il suo modello a tre fattori. Ma l'avversario più agguerrito di Phelps sembrava essere il tempo. Infatti ha pubblicato la maggior parte dei libri negli anni Sessanta.


Il premio, accompagnato dall'assegno di 10 milioni di corone svedesi (più di
un milione di euro!) è stato consegnato ufficialmente il 10 dicembre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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