ECONOMISTI
PER CASO (KRUGMAN - GARZANTI) |
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La globalizzazione, la
disoccupazione, gli errori dei politici (sia quelli di destra sia quelli di
sinistra), la crisi asiatica, il ballo dei grandi speculatori internazionali,
l'unificazione monetaria europea, il rapporto tra l'economia e la tutela
dell'ambiente e della salute, l'impatto dei sistemi fiscali sulla democrazia,
l'economia della celebrità: sono alcuni dei temi affrontati da Paul Krugman nel
solco dei grandi maestri ma con un approccio inconfondibilmente creativo, dove
la lucidità intellettuale non rinuncia mai al senso dell'umorismo.
Economisti per caso offre così
al lettore un'occasione per accostarsi al grande bacchetto del sapere economico
contemporaneo, attraverso un'analisi sempre acuta e persuasiva.
In questo suo scritto tratto dal suo ultimo libro,
intitolato “Economisti per caso”, Krugman risponde ad alcune tra le
più frequenti critiche alla globalizzazione.
“L’espressione “globalpanzana” - dice
Krugman - è da attribuire all’ambasciatrice Claire Booth Luce.
L’ambasciatrice allude a certi discorsi di aria fritta a proposito della
geopolitica ma il termine si applica altrettanto bene al modo in cui molti
“guru” odierni spiegano qualsiasi cosa capiti nel mondo.
Naturalmente la globalizzazione è un fenomeno
reale e gli scambi e gli investimenti sono aumentati in modo veloce per cui le
economie nazionali sono divenute sempre più interdipendenti. Sia la misura di
questa interdipendenza sia i suoi effetti sono solitamente sovrastimati, e,
almeno tra gli intellettuali, esiste una forte tendenza a demonizzare il
fenomeno, a incolparlo di tutti i mali del mondo e a negare che la crescita di
scambi commerciali e investimenti possa costituire un qualche vantaggio per
alcuno che non sia un bieco capitalista.
Alcuni commentatori esaltano questo sviluppo,
affermando che sia i paesi ricchi sia quelli poveri ne trarranno benefici. Nello
stesso tempo un numero crescente di giornalisti, sindacalisti, politici e
perfino uomini d’affari deplorano questa situazione, accusando la
globalizzazione di essere causa di instabilità, disoccupazione e calo dei
salari.
Entrambe le posizioni sono erronee in quanto danno
per scontata l’onnipotenza del mercato globale. Non possiamo quindi sfuggire alle responsabilità
delle nostre azioni dando la colpa ai mercati globali che invece contengono
esempi concreti di sviluppo e di diminuzione della povertà.
Un esempio concreto di alcune delle forze motrici
positive che stanno dietro alla globalizzazione è la recente e rapida ascesa
dello Zimbawe. In questi ultimi anni, le aziende ortofrutticole nel territorio
di Harare sono entrate nel business della fornitura di merci fresche ai mercati
di Londra.
Le conseguenze di questo mercato sono che gli
ortaggi sono prodotti con tecnologie
appropriate, cioè sono coltivati e raccolti a mano e che le aziende
ortofrutticole creano posti di lavoro in un’economia che ne ha disperatamente
bisogno”.
Paul Krugman insegna attualmente al Mit e
dal 1999 è columnist del "Neew York Times".