La
storia dell'impresa è tuttavia meno lineare di quanto
possa sembrare, perchè i vari stadi sono stati percorsi
più o meno rapidamente, se non addirittura saltati, a
seconda dei diversi settori dell'industria e dei servizi.
Nel corso di questo sviluppo si è costruito l'ordito
delle nuove reti planetarie di agenzie, fondamentalmente
statunitensi, britanniche, francesi e giapponesi.
Col
termine di globalizzazione economica ci riferiamo dunque
ad una struttura primaria, ovvero quella di un mercato
mondiale, cui sono connessi tutti gli altri processi di
globalizzazione. Il mercato mondiale non è omogeneo
e presenta diversi "indici
di globalizzazione e di sviluppo umano negli Stati".
Il
mondo si arricchisce con una rapidità mai conosciuta
prima e i paesi più popolati del pianeta, Cina ed India,
registrano ogni anno percentuali di crescita economica del
7%/10%.
Il
vero sconvolgimento economico si è manifestato con la
rivoluzione industriale che ha scavato violentemente un
notevole divario tra gli Stati. Nel 1870 il reddito pro
capite delle nazioni più ricche è già 11 volte più
alto di quello dei paesi più poveri e nel 1995
questa cifra deve essere moltiplicata per cinque: le
nazioni più ricche lo sono oggi 50 volte più delle
povere. Il commercio mondiale è cresciuto assai più
velocemente della produzione mondiale e la differenza tra
i due tassi di crescita è un indice della
globalizzazione. Dal 1945 ad oggi il commercio mondiale si
è moltiplicato per quindici in volume mentre la
produzione mondiale si è moltiplicata solo di circa sei
volte in volume.
Nella
mappa settoriale delle grandi imprese, all'importanza del
settore finanziario fanno da contrappunto lo scarso
rilievo delle attività tradizionali e l'emergere di nuovi
settori ai quali il mercato attribuisce una
capitalizzazione, e quindi un potere di iniziativa assai
superiore a quella del passato. Si ravvisa una forte
tendenza alla concentrazione in quanto la capitalizzazione
di mercato aumenta; la maggior parte delle fusioni
avvengono in maniera amichevole e i tentativi ostili
tendono a fallire.
Il
fenomeno più evidente è quello della denazionalizzazione
dell'economia, e cioè del fatto che anche i marchi di
impresa, come le economie nazionali, divengono
universalmente "fittizzi".
LIBRI
CONSIGLIATI
AMIN, S., "Il
capitalismo nell'era della globalizzazione. La gestione della società
contemporanea" - Edizioni Asterios
ANDREFF
W., "Le multinazionali globali" -
Asterios, Trieste 1999
AA.VV. Cooperazione
allo sviluppo. Nord-Sud e interdipendenza per un futuro possibile - Firenze,
Sansoni, 1985
BAIROCH P., "Economia e storia mondiale. Miti e
paradossi" - Garzanti, Milano, 1991
EICHENGREEN B., La globalizzazione del capitale. Storia
del sistema monetatrio internazionale - Baldini e Castoldi, Milano 1994
FERRO A. - GIOVANNI
RAELI, La liberalizzazione del mercato mondiale. Dall'Ito
alla Wto passando per il Gatt - Milano, Il sole 24 ore, 1999
GAUTHIER
A. "L'economia mondiale dal
1945 ad oggi" - Il Mulino
KAPSTEIN B., "Governare l'economia globale. La finanza
internazionale e lo Stato" - Asterios, Trieste 1999
MONTANI
G., "L'economia politica e il mercato mondiale",
Bari, Laterza, 1996
HIRST P.
e THOMPSON G. "La
globalizzazione
dell'economia" - Ed. riuniti
REVELLI M.,
"Globalizzazione dell’economia e crisi dello stato - nazione", in Nuvole
1996
SAVONA
P., "Geoeconomia" - Franco Angeli, Milano 1995
STRANGE
S. "Chi
governa
l'economia
mondiale"
- Il Mulino
TIBERI
VIPARIO P. "Dal
mercantilismo
alla
globalizzazione"
- Il Mulino