da
"L'Espresso",
29
novembre
2001
Per
l'America
l'attentato
alle
Torri
durante
il
Martedì
delle
Tenebre
è
un
danno
sì
spaventoso,
ma
inferiore
al
k.o.
inflitto
alle
libertà
in
via
di
estinzione.
La
tesi,
al
limite
del
paradosso
e
della
provocazione,
porta
la
firma
di
Gore
Vidal,
lo
scrittore
americano
che
da
sempre
esercita
con
elegante
ironia
il
ruolo
di
coscienza
critica
degli
Stati
Uniti.
Ed
è
l'asse
portante
del
suo
ultimo
libro,
"La
fine
della
libertà"
(Fazi
editore,
lire
25
mila),
un
pamphlet
in
cui
si
adombra
il
rischio
che
le
garanzie
democratiche,
già
disattese
in
nome
della
lotta
al
terrorismo
e
alla
droga,
vengano
soppresse
da
una
nuova
forma
di
totalitarismo,
in
nome
della
crociata
contro
Bin
Laden.
"Con
la
recente
richiesta
al
Congresso
di
poteri
speciali
supplementari",
spiega
Vidal
nella
sua
terrazzatissima
casa
di
Ravello
(vive
da
pendolare
fra
la
Costiera
Amalfitana
e
Los
Angeles),
"la
Casa
Bianca
si
è
data
enormi
poteri,
molto
maggiori
di
quelli
che
limitavano
le
libertà
individuali
dei
cittadini
con
le
leggi
contro
il
terrorismo
del
'91.
Già
nel
'95,
secondo
un
sondaggio
di
Cnn-"Time",
il
55
per
cento
della
popolazione
era
convinto
che
il
governo
federale
fosse
"diventato
così
potente
da
rappresentare
una
minaccia
per
i
diritti
dei
comuni
cittadini".
Oggi
in
America
il
clima
è
decisamente
peggiorato.
La
polizia
può
eseguire
intercettazioni
senza
mandato
giudiziario,
deportare
residenti
legittimi,
turisti
e
immigrati
privi
di
permesso
senza
rispettare
le
procedure
di
legge.
Una
volta
alienato,
un
diritto
inalienabile
può
essere
perduto
per
sempre.
E
in
tal
caso
diventeremmo
uno
squallido
Stato
imperiale".
Il
tasso
di
popolarità
di
Bush
è
però
altissimo.
La
maggioranza
degli
americani
accetta
di
sacrificare
le
libertà
pur
di
giungere
alla
cattura
dello
sceicco
del
terrore.
"Solo
il
5
per
cento
dei
cittadini
si
interessa
di
politica.
Ma
dal
momento
che
il
paese
è
stato
attaccato
in
maniera
orribile
è
normale
che
la
gente
si
stringa
intorno
al
proprio
presidente.
Nei
panni
di
Bush
non
mi
farei
però
molte
illusioni.
Ai
tempi
della
Guerra
del
Golfo
anche
il
padre
aveva
dalla
sua
parte
il
90
per
cento
dei
consensi.
Ma
dopo
appena
qualche
mese
Bill
Clinton
lo
sfrattò
dalla
Casa
Bianca".
Ma
perché
l'America,
che
è
considerata
la
culla
della
democrazia,
ha
una
cultura
politica
così
insufficiente?
"Perché
è
una
democrazia
da
multinazionali.
Un
sistema
dove
il
potere,
come
nel
caso
di
Bush,
può
essere
comprato.
Dove
il
governo
rappresenta
solo
i
ricchi
che
in
pratica
lo
noleggiano.
E
dove
domina
un
solo
partito.
Fra
i
repubblicani
e
i
democratici
la
differenza
è
solo
nelle
sfumature.
In
concreto,
ci
sia
Clinton
o
ci
sia
Bush
alla
Casa
Bianca,
rimane
il
fatto
che
i
lavoratori
sono
senza
assistenza
medica
e
il
sistema
scolastico
di
base
è
misero.
Nessuno
da
noi
conosce
le
lingue
straniere.
E
neanche
la
geografia.
Secondo
un
sondaggio,
messi
davanti
a
un
mappamondo
senza
scritte,
l'80
per
cento
degli
intervistati
non
sono
riusciti
nemmeno
a
indicare
con
esattezza
la
collocazione
degli
Stati
Uniti.
È
logico
che
da
noi
i
cittadini
si
disamorino
della
politica
e
oltre
la
metà
non
vada
neanche
a
votare".
Ammetterà
però
che
la
strategia
bellica
di
Bush
si
sta
rivelando
vincente.
"Continuo
a
pensare
che
questa
sia
una
guerra
stupida.
Come
quella
del
Vietnam,
che
è
servita
solo
a
Hollywood
per
creare
personaggi
come
Rambo
e
produrre
film
di
cassetta.
C'era
bisogno
di
massacrare
incolpevoli
popolazioni
civili
per
mettere
in
rotta
i
talebani?
Risultati
più
brillanti
avremmo
ottenuto
ingaggiando
agenti
segreti
nel
mondo
musulmano,
magari
in
Indonesia
dove
si
sente
meno
il
fascino
di
Al
Qaeda,
per
metterli
sulle
piste
di
Bin
Laden".
L'America
è
minacciata
anche
dall'incubo
dell'antrace.
Ma
secondo
l'Fbi
è
probabile
che
gli
untori
siano
i
gruppi
neonazisti
fra
cui
maturò
la
strage
di
Oklahoma
City.
"La
cultura
antagonista
sta
prendendo
piede.
Le
milizie
possono
disporre
di
circa
200
mila
uomini.
Ma
sono
fiancheggiate
da
altri
4-5
milioni
di
simpatizzanti.
Quasi
un
terzo
partito.
Cittadini
che
si
definiscono
arrabbiati
per
la
progressiva
limitazione
di
libertà.
Per
la
militarizzazione
dell'Fbi
che
ha
portato
alla
strage
dei
Davidiani
a
Waco.
E
se
la
prendono
con
il
governo.
Se
le
cose
continueranno
a
degenerare
non
escludo
neppure
uno
scenario
da
guerra
civile".
Lei
trascorre
molto
tempo
in
Italia.
Rischiamo
di
scivolare
anche
noi
verso
il
totalitarismo?
"L'Italia
ha
già
avuto
il
fascismo.
E
forse
in
quei
vent'anni
si
è
immunizzata
contro
il
totalitarismo.
Siete
un
paese
contraddittorio.
Un
po'
anarchico,
un
po'
compassionevole.
Un
esperimento
di
avanguardia
teatrale".