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QUESITI
GLOBALI. DOMANDE
E RISPOSTE SULLA GLOBALIZZAZIONE (5) |
Questo
dossier, scritto prima del G8 di Genova è basato sul
sistema FAQ (Frequently Asked Questions, ossia
"risposte alle domande più frequenti) e fa
riferimento ad una pluralità di fonti che vengono man
mano citate. Di seguito sono riportate tutte le domande
del dossier: un semplice click ti permetterà di leggerne
le relative risposte.
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QUINTA PARTE -
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Che
cosa è la Commissione Europea?
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Perché
alcuni studiosi accusano il WTO di preparare un
"colpo di stato globale"?
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Cosa
prevedeva il MAI per limitare la sovranità nazionale
e l'autonomia dei parlamenti?
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In
che modo il MAI è stato bloccato?
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Che
lezione possiamo trarre dalla lotta contro il MAI?
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Alcuni
gruppi estremisti antiglo. hanno usato la violenza:
cosa ne pensa Susan George?
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Cosa
si può fare per migliorare il mondo?
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Che
cosa è la Commissione Europea? Per
comprendere il peso politico della Commissione Europea
occorre dire che essa è composta di 20 membri (il
presidente attuale è Romano Prodi) ed è l'organo
esecutivo dell'Unione; oltre a vigilare
sull'applicazione dei trattati europei e a gestire i
fondi comunitari, essa prepara le proposte di legge
che passano all'esame prima del Parlamento europeo e
poi del Consiglio dei ministri. Il suo potere è
enorme e qui converge la rete S.I.S. che fa pervenire
le opinioni e i "consigli" dei grandi gruppi
di affari.
La Commissione Europea è collegata alle lobby delle
multinazionali? Paolo Barnard racconta nella sua
inchiesta sulla rete S.I.S.: "Chiedo spiegazioni
al responsabile di questa iniziativa, Dietrich Barth,
nel suo ufficio al quinto piano della Commissione.
Barth candidamente conferma: "Quest'anno sono
previsti i negoziati del WTO per la liberalizzazione
dei servizi. La Commissione ha un assoluto bisogno di
conoscere gli interessi dei grandi gruppi d'affari di
questo settore." Ma perché Barth, che lavora per
i politici, non menziona anche gli interessi dei
semplici cittadini? Gli chiedo provocatoriamente:
"Sono sicuro che vorrete conoscere anche gli
interessi delle persone comuni, o dei gruppi che li
rappresentano. Dov'è il sistema elettronico per
consultare anche loro?" "Il S.I.S è
accessibile anche ai sindacati e ai gruppi di
attivisti, non solo all'industria." Risponde
sicuro. Non mi rimaneva che chiedere conferma di
questo sia ai sindacati che agli attivisti. Inizio da
Cecilia Brighi, una esperta di globalizzazione
dell'Ufficio Internazionale della Cisl, che ribatte
seccamente: "Purtroppo i contatti voluti dalla
Commissione con i sindacati sui temi della
globalizzazione non sono così spinti come quelli che
avvengono con le multinazionali; anzi, praticamente
non esistono.
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Perché
alcuni studiosi della globalizzazione accusano il WTO
di preparare un "colpo di stato globale"?
Scrivono due studiosi statunitensi, Brecher e
Costello: "Il WTO (Organizzazione Mondiale del
Commercio) è frutto dell''Uruguay round', una tornata
negoziale del Gatt. Il nuovo organismo ridefinisce il
'libero scambio' come diritto delle imprese di andare
dove vogliono, incontrando il minor numero possibile
di ostacoli da qualunque parte essi provengano. Una
simile 'libertà' per le grandi imprese si configura
come una restrizione delle libertà dei governi e dei
cittadini. L'istituzione del WTO rappresenta in
effetti un audace colpo di stato globale". (CICG
p.79) In particolare il progetto di esautorare i
parlamenti nazionali per ciò che concerne la
globalizzazione economica è stato tentato con il MAI,
ossia il Multilateral Agreement on Investment. Ma per
ora è stato bloccato grazie ad una mobilitazione
internazionale.
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Cosa
prevedeva il MAI per limitare la sovranità nazionale
e l'autonomia dei parlamenti? Il MAI è
stato strutturato come un progetto, elaborato con
trattative segrete, volto a limitare la democrazia e i
diritti dei cittadini trasferendo l'autorità
decisionale a istituzioni internazionali (WTO, FMI,
Banca Mondiale) che decidono a porte chiuse e che non
rendono conto ai cittadini ma ai poteri economici
forti di cui si rendono strumento esecutivo. "Il
trattato MAI spiega Noam Chomsky - è concepito in
modo da produrre un "effetto blocco", in
quanto contiene norme di "inibizione" e di
"adattamento retroattivo". La norma di
"Inibizione" o "standstill" vieta
l'approvazione di ogni legge non conforme al MAI. La
norma di "adattamento retroattivo" prevede
che i governi elimino le leggi già in vigore che
siano ritenuti "non conformi". I firmatari
dell'accordo ne sono vincolati per vent'anni".
Negli Stati Uniti, continua Chomsky, "il
Congresso non era stato informato e la popolazione
petulante l'"arma decisiva" era stata tenuta
accuratamente nell'ignoranza". Il MAI era il
frutto di negoziazioni segrete, tanto che Jack Straw,
ministro laburista inglese, confessò alla BBC di non
averne mai sentito parlare. La scadenza prevista per
la firma del MAI era il 27 aprile 1998. (SNP)
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In
che modo il MAI è stato bloccato? Un
gruppo di attivisti riuscì a procurarsi le carte
segrete del MAI e a pubblicarle su Internet. E i
cittadini furono posti nella condizione di sapere.
Coloro che Chomsky definisce come "l'arma
decisiva", ripresero in mano la sovranità persa
e questa "riappropriazione di sovranità"
avvenne grazie all'informazione. Il giornale
"Toronto Globe and Mail" scrisse che i
governi europei "non erano in grado di competere
con l'accozzaglia variegata di organizzazioni popolari
che stavano cercando di far fallire il progetto di
un'intesa con il solo ausilio di qualche computer e
dell'accesso a Internet". Sul "Financial
Time" il quotidiano economico più prestigioso
del mondo apparve con il titolo "Network
Guerrillas" un articolo disperato: "Gli
accordi del MAI sono stati fatti fallire da orde di
ficcanaso impiccioni". Gli unici che potevano
mettere il naso legittimamente erano infatti le
multinazionali e le loro lobby di rappresentanza. (SNP)
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Che
lezione possiamo trarre dalla lotta contro il MAI?
La morale che possiamo trarre da storie come questa è
semplicissima. La nuova frontiera della lotta per la
democrazia internazionale si gioca su Internet, sui
media e sul terreno dell'opinione pubblica: occorre
creare "orde di ficcanaso" che aprano una
breccia nel muro di segretezza. La "zona
rossa" da violare è il segreto che avvolge i
progetti che - come il MAI - intendono espropriare i
popoli della possibilità di conoscere, controllare e
decidere.
Anche un politologo liberale con Ralf Dahrendorf
critica l'attuale "governo della
globalizzazione": perché? Dahrendorf afferma:
"Oggi come oggi, i governi prendono decisioni
delle quali non sono chiamati a rendere conto ai loro
elettori. Nel mondo ci sono milioni di persone che non
hanno la minima intenzione di assaltare i cordoni
della polizia o di rompere le vetrine, ma avvertono
che i manifestanti in qualche modo esprimono le loro
stesse ansie, le loro frustrazioni. Democratizzare il
processo decisionale internazionale è la più grande
sfida posta alla nostra inventiva politica. E oggi ci
servono dei cittadini del mondo pronti a rivendicare i
loro diritti".
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Alcuni
gruppi estremisti antiglobalizzazione hanno usato la
violenza: cosa ne pensa Susan George, una delle figure
guida del "movimento di Seattle"?
Susan George ha affermato: "Le violenze fanno
invariabilmente il gioco dell'avversario. Anche in
caso di provocazioni e quando la polizia è
responsabile nell'aprire le ostilità, come spesso
avviene, ci si mette tutti nello stesso sacco. I media
evidentemente non parlano che di questo. Le idee, le
ragioni della nostra opposizione, le proposte vengono
completamente nascoste. Lo Stato si definisce per il
suo "monopolio della violenza legittima".
Chiunque pensi di poterlo affrontare e vincere su
questo terreno non ha fatto molta strada nell'analisi
politica. Chiunque pensi che rompere vetrine e
picchiare poliziotti "minacci il
capitalismo" non ha per niente un pensiero
politico. Noi non possiamo costruire un movimento
largo e popolare sulla base di una cultura di giovani
e persone che sono pronti a farsi spaccare la faccia.
Tutte le persone che hanno paura dei lacrimogeni,
della violenza - le persone della mia età, le
famiglie con bambini, le persone meno in forma
fisicamente - si asterranno e non verranno a nessuna
nostra manifestazione. Questo non è democratico.
Susan George, economista, è tra i maggiori esperti
internazionali dei rapporti Nord/Sud ed è direttrice
del Transnational Institute di Amsterdam. E' impegnata
nei movimenti ambientalisti, pacifisti, nonviolenti,
di solidarietà. Tra le opere di Susan George: Come
muore l'altra metà del mondo, Feltrinelli, Milano
1978; Il debito del Terzo Mondo, Edizioni Lavoro, Roma
1989; Il boomerang del debito, Edizioni Lavoro, Roma
1992; Il boomerang del debito estero, in Susan George,
Massimo Micarelli, Antonio Papisca, Un'economia che
uccide, L'altrapagina, Città di Castello 1993.
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Cosa
si può fare per migliorare il mondo?
Si possono promuovere azioni concrete come il
commercio equo e solidale, la finanza etica, il
microcredito nelle aree povere, le produzioni agricole
biologiche, i gruppi di acquisto solidali, il consumo
critico, le iniziative in difesa dei lavoratori
sfruttati, la proposta della Tobin Tax, la
cancellazione del debito estero dei paesi poveri, la
proposta di riforma nel senso di un maggior controllo
democratico della Banca Mondiale, del Fondo Monetario
Internazionale e della Organizzazione Mondiale del
Commercio, le Campagne contro il commercio delle armi,
per la bonifica delle mine, la lotta per garantire a
tutte le popolazioni il diritto ad usufruire dei
farmaci essenziali, l'impegno per la salvaguardia
della natura, sia per quanto riguarda la tutela
dell'ambiente, sia nell'uso di fonti energetiche
pulite e rinnovabili. Le manifestazioni pacifiche di
fronte al G8 sono un mezzo per affermare che "un
altro mondo è possibile". (SG8)
Il
dossier è stato curato da Alessandro Marescotti (a.marescotti@peacelink.it)
ed è liberamente riproducibile.
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