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QUESITI GLOBALI. DOMANDE E RISPOSTE SULLA GLOBALIZZAZIONE (5)

 

Questo dossier, scritto prima del G8 di Genova è basato sul sistema FAQ (Frequently Asked Questions, ossia "risposte alle domande più frequenti) e fa riferimento ad una pluralità di fonti che vengono man mano citate. Di seguito sono riportate tutte le domande del dossier: un semplice click ti permetterà di leggerne le relative risposte.

- QUINTA PARTE - 

  1. Che cosa è la Commissione Europea?

  2. Perché alcuni studiosi  accusano il WTO di preparare un "colpo di stato globale"?

  3. Cosa prevedeva il MAI per limitare la sovranità nazionale e l'autonomia dei parlamenti?

  4. In che modo il MAI è stato bloccato?

  5. Che lezione possiamo trarre dalla lotta contro il MAI?

  6. Alcuni gruppi estremisti antiglo. hanno usato la violenza: cosa ne pensa Susan George?

  7. Cosa si può fare per migliorare il mondo?

 

  1. Che cosa è la Commissione Europea? Per comprendere il peso politico della Commissione Europea occorre dire che essa è composta di 20 membri (il presidente attuale è Romano Prodi) ed è l'organo esecutivo dell'Unione; oltre a vigilare sull'applicazione dei trattati europei e a gestire i fondi comunitari, essa prepara le proposte di legge che passano all'esame prima del Parlamento europeo e poi del Consiglio dei ministri. Il suo potere è enorme e qui converge la rete S.I.S. che fa pervenire le opinioni e i "consigli" dei grandi gruppi di affari. 
    La Commissione Europea è collegata alle lobby delle multinazionali? Paolo Barnard racconta nella sua inchiesta sulla rete S.I.S.: "Chiedo spiegazioni al responsabile di questa iniziativa, Dietrich Barth, nel suo ufficio al quinto piano della Commissione. Barth candidamente conferma: "Quest'anno sono previsti i negoziati del WTO per la liberalizzazione dei servizi. La Commissione ha un assoluto bisogno di conoscere gli interessi dei grandi gruppi d'affari di questo settore." Ma perché Barth, che lavora per i politici, non menziona anche gli interessi dei semplici cittadini? Gli chiedo provocatoriamente: "Sono sicuro che vorrete conoscere anche gli interessi delle persone comuni, o dei gruppi che li rappresentano. Dov'è il sistema elettronico per consultare anche loro?" "Il S.I.S è accessibile anche ai sindacati e ai gruppi di attivisti, non solo all'industria." Risponde sicuro. Non mi rimaneva che chiedere conferma di questo sia ai sindacati che agli attivisti. Inizio da Cecilia Brighi, una esperta di globalizzazione dell'Ufficio Internazionale della Cisl, che ribatte seccamente: "Purtroppo i contatti voluti dalla Commissione con i sindacati sui temi della globalizzazione non sono così spinti come quelli che avvengono con le multinazionali; anzi, praticamente non esistono.

  2. Perché alcuni studiosi della globalizzazione accusano il WTO di preparare un "colpo di stato globale"? Scrivono due studiosi statunitensi, Brecher e Costello: "Il WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) è frutto dell''Uruguay round', una tornata negoziale del Gatt. Il nuovo organismo ridefinisce il 'libero scambio' come diritto delle imprese di andare dove vogliono, incontrando il minor numero possibile di ostacoli da qualunque parte essi provengano. Una simile 'libertà' per le grandi imprese si configura come una restrizione delle libertà dei governi e dei cittadini. L'istituzione del WTO rappresenta in effetti un audace colpo di stato globale". (CICG p.79) In particolare il progetto di esautorare i parlamenti nazionali per ciò che concerne la globalizzazione economica è stato tentato con il MAI, ossia il Multilateral Agreement on Investment. Ma per ora è stato bloccato grazie ad una mobilitazione internazionale.

  3. Cosa prevedeva il MAI per limitare la sovranità nazionale e l'autonomia dei parlamenti? Il MAI è stato strutturato come un progetto, elaborato con trattative segrete, volto a limitare la democrazia e i diritti dei cittadini trasferendo l'autorità decisionale a istituzioni internazionali (WTO, FMI, Banca Mondiale) che decidono a porte chiuse e che non rendono conto ai cittadini ma ai poteri economici forti di cui si rendono strumento esecutivo. "Il trattato MAI spiega Noam Chomsky - è concepito in modo da produrre un "effetto blocco", in quanto contiene norme di "inibizione" e di "adattamento retroattivo". La norma di "Inibizione" o "standstill" vieta l'approvazione di ogni legge non conforme al MAI. La norma di "adattamento retroattivo" prevede che i governi elimino le leggi già in vigore che siano ritenuti "non conformi". I firmatari dell'accordo ne sono vincolati per vent'anni". Negli Stati Uniti, continua Chomsky, "il Congresso non era stato informato e la popolazione petulante l'"arma decisiva" era stata tenuta accuratamente nell'ignoranza". Il MAI era il frutto di negoziazioni segrete, tanto che Jack Straw, ministro laburista inglese, confessò alla BBC di non averne mai sentito parlare. La scadenza prevista per la firma del MAI era il 27 aprile 1998. (SNP)

  4. In che modo il MAI è stato bloccato? Un gruppo di attivisti riuscì a procurarsi le carte segrete del MAI e a pubblicarle su Internet. E i cittadini furono posti nella condizione di sapere. Coloro che Chomsky definisce come "l'arma decisiva", ripresero in mano la sovranità persa e questa "riappropriazione di sovranità" avvenne grazie all'informazione. Il giornale "Toronto Globe and Mail" scrisse che i governi europei "non erano in grado di competere con l'accozzaglia variegata di organizzazioni popolari che stavano cercando di far fallire il progetto di un'intesa con il solo ausilio di qualche computer e dell'accesso a Internet". Sul "Financial Time" il quotidiano economico più prestigioso del mondo apparve con il titolo "Network Guerrillas" un articolo disperato: "Gli accordi del MAI sono stati fatti fallire da orde di ficcanaso impiccioni". Gli unici che potevano mettere il naso legittimamente erano infatti le multinazionali e le loro lobby di rappresentanza. (SNP)

  5. Che lezione possiamo trarre dalla lotta contro il MAI? La morale che possiamo trarre da storie come questa è semplicissima. La nuova frontiera della lotta per la democrazia internazionale si gioca su Internet, sui media e sul terreno dell'opinione pubblica: occorre creare "orde di ficcanaso" che aprano una breccia nel muro di segretezza. La "zona rossa" da violare è il segreto che avvolge i progetti che - come il MAI - intendono espropriare i popoli della possibilità di conoscere, controllare e decidere.
    Anche un politologo liberale con Ralf Dahrendorf critica l'attuale "governo della globalizzazione": perché? Dahrendorf afferma: "Oggi come oggi, i governi prendono decisioni delle quali non sono chiamati a rendere conto ai loro elettori. Nel mondo ci sono milioni di persone che non hanno la minima intenzione di assaltare i cordoni della polizia o di rompere le vetrine, ma avvertono che i manifestanti in qualche modo esprimono le loro stesse ansie, le loro frustrazioni. Democratizzare il processo decisionale internazionale è la più grande sfida posta alla nostra inventiva politica. E oggi ci servono dei cittadini del mondo pronti a rivendicare i loro diritti".

  6. Alcuni gruppi estremisti antiglobalizzazione hanno usato la violenza: cosa ne pensa Susan George, una delle figure guida del "movimento di Seattle"? Susan George ha affermato: "Le violenze fanno invariabilmente il gioco dell'avversario. Anche in caso di provocazioni e quando la polizia è responsabile nell'aprire le ostilità, come spesso avviene, ci si mette tutti nello stesso sacco. I media evidentemente non parlano che di questo. Le idee, le ragioni della nostra opposizione, le proposte vengono completamente nascoste. Lo Stato si definisce per il suo "monopolio della violenza legittima". Chiunque pensi di poterlo affrontare e vincere su questo terreno non ha fatto molta strada nell'analisi politica. Chiunque pensi che rompere vetrine e picchiare poliziotti "minacci il capitalismo" non ha per niente un pensiero politico. Noi non possiamo costruire un movimento largo e popolare sulla base di una cultura di giovani e persone che sono pronti a farsi spaccare la faccia. Tutte le persone che hanno paura dei lacrimogeni, della violenza - le persone della mia età, le famiglie con bambini, le persone meno in forma fisicamente - si asterranno e non verranno a nessuna nostra manifestazione. Questo non è democratico. Susan George, economista, è tra i maggiori esperti internazionali dei rapporti Nord/Sud ed è direttrice del Transnational Institute di Amsterdam. E' impegnata nei movimenti ambientalisti, pacifisti, nonviolenti, di solidarietà. Tra le opere di Susan George: Come muore l'altra metà del mondo, Feltrinelli, Milano 1978; Il debito del Terzo Mondo, Edizioni Lavoro, Roma 1989; Il boomerang del debito, Edizioni Lavoro, Roma 1992; Il boomerang del debito estero, in Susan George, Massimo Micarelli, Antonio Papisca, Un'economia che uccide, L'altrapagina, Città di Castello 1993.

  7. Cosa si può fare per migliorare il mondo? Si possono promuovere azioni concrete come il commercio equo e solidale, la finanza etica, il microcredito nelle aree povere, le produzioni agricole biologiche, i gruppi di acquisto solidali, il consumo critico, le iniziative in difesa dei lavoratori sfruttati, la proposta della Tobin Tax, la cancellazione del debito estero dei paesi poveri, la proposta di riforma nel senso di un maggior controllo democratico della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e della Organizzazione Mondiale del Commercio, le Campagne contro il commercio delle armi, per la bonifica delle mine, la lotta per garantire a tutte le popolazioni il diritto ad usufruire dei farmaci essenziali, l'impegno per la salvaguardia della natura, sia per quanto riguarda la tutela dell'ambiente, sia nell'uso di fonti energetiche pulite e rinnovabili. Le manifestazioni pacifiche di fronte al G8 sono un mezzo per affermare che "un altro mondo è possibile". (SG8)

Il dossier è stato curato da Alessandro Marescotti (a.marescotti@peacelink.it) ed è liberamente riproducibile.

 

 

 

 

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