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QUESITI
GLOBALI. DOMANDE
E RISPOSTE SULLA GLOBALIZZAZIONE (1) |
Questo
dossier, scritto prima del G8 di Genova è basato sul
sistema FAQ (Frequently Asked Questions, ossia
"risposte alle domande più frequenti) e fa
riferimento ad una pluralità di fonti che vengono man
mano citate. Di seguito sono riportate tutte le domande
del dossier: un semplice click ti permetterà di leggerne
le relative risposte.
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Cos'è
la globalizzazione?
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La
globalizzazione è negativa?
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Quale
modificazione di fondo produce l'attuale
globalizzazione a livello di produzione?
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Il
trasferimento delle produzioni in Paesi poveri avviene
anche per motivi fiscali?
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Quali
vantaggi fiscali offre alle multinazionali l'attuale
globalizzazione?
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Che
cosa sono le attività economiche offshore?
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Quali
condizioni di lavoro vengono imposte dall'attuale
globalizzazione?
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Perchè
i lavoratori accettano questi ritmi massacranti di
lavoro?
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Cos'
è la globalizzazione? La globalizzazione
è un fenomeno di "annullamento" del tempo e
dello spazio consentito dalle nuove tecnologie della
comunicazione e di superamento delle barriere
allo spostamento delle merci e delle persone.
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La
globalizzazione è negativa? Di per sé non
è un fenomeno negativo. Può essere gestita ad
esempio per vendere le merci dei paesi poveri
"saltando" l'intermediazione delle
multinazionali. Ma può essere gestita anche con il
fine di mettere i lavoratori di tutto il mondo in
competizione fra loro. Per questo sarebbe corretto
parlare di "globalizzazione del capitale" e
non di generica globalizzazione. Facciamo un esempio
di globalizzazione del capitale? Robert B. Reich
spiega che, quando un cittadino statunitense acquista
per 10.000 dollari una Pontiac Le Mans della General
Motors, "3000 dollari vanno in Corea del Sud per
lavorazioni di routine e per operazioni di
assemblaggio, 1750 in Giappone per componenti ad alta
tecnologia (motori, trasmissioni e parti
elettroniche), 750 in Germania per il design e per il
progetto delle parti meccaniche, 4000 a Taiwan,
Singapore e Giappone per piccoli componenti, 250 nel
Regno Unito per pubblicità e servizi commerciali e
altri 50 circa in Irlanda e nelle Barbados per
l'esecuzione di calcoli al computer". Fonte:
Robert B. Reich "L'economia delle nazioni. Come
prepararsi al capitalismo del Duemila", Il Sole
24 Ore, Milano 1993.
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Quale
modificazione di fondo produce l'attuale
globalizzazione a livello di produzione? La
produzione delle merci viene spostata in Paesi in cui
il costo del lavoro è minore. "Trasferendo
all'estero le proprie strutture, le grandi imprese
sono in grado di aggirare i controlli che una volta i
governi e le organizzazioni imponevano loro.
Attualmente, se i governi e le organizzazioni dei
lavoratori non offrono condizioni lavorative,
ambientali, sociali e legislative gradite alle grandi
imprese, esse hanno la possibilità di andarsene
altrove, lasciando una scia di devastazione
economica" (CICG p.31) In tal modo per chi
investe non vi sono limiti alla "flessibilità"
e di colpo vengono annullati decenni di lotte per i
diritti sindacali, la tutela sociale e la salvaguardia
dell'ambiente.
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Il
trasferimento delle produzioni in Paesi poveri avviene
anche per motivi fiscali? Sì. Infatti
nelle "zone franche" in cui investono le
imprese collegate alle multinazionali l'incentivo più
forte è quello legato alle esenzioni fiscali. In
questi Paesi vengono così attirati i capitali
stranieri che in realtà non procurano un gettito
fiscale per promuovere la realizzazione di programmi
pubblici.
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Quali
vantaggi fiscali offre alle multinazionali l'attuale
globalizzazione? "Il grande
capitalismo - scrive Giorgio Bocca - va dove vuole, e
non paga più le tasse". In passato le pagava
molto meno dei comuni mortali, ma ora, potendo
stabilire la sua sede nei Paesi dove le tasse sono
basse o addirittura inesistenti, mette assieme
profitti enormi. La Bmw in quattro anni è scesa dai
435 milioni di marchi l'anno di tasse pagate ai 32
(...) Senza più frontiere le Guardie di finanza sono
come fantasmi" (L'Espresso 11 dicembre 1997).
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Che
cosa sono le attività economiche offshore?
Vengono definite offshore le attività economiche
delle imprese fuori dal proprio Paese di origine e
soprattutto in Paesi con legislazioni permissive in
materia fiscale e di diritti del lavoro. L'offshore
banking è l'attività monetaria di banche operanti
attraverso filiali nei paradisi fiscali; l'offshore
production si concentra nei Paesi a basso costo di
manodopera governati da regimi repressivi. (CICG p.86)
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Quali
condizioni di lavoro vengono imposte dall'attuale
globalizzazione? Più o meno le stesse che
vissero i lavoratori inglesi nei primi anni della
rivoluzione industriale, quando mancavano i diritti
sindacali e la previdenza sociale. Ad esempio nelle
Filippine nella zona di Cavite "i turni regolari
vanno dalle sette di mattino alle dieci di sera, ma
alcune notti alla settimana le dipendenti devono
lavorare fino alle due di mattino. Nei periodi di
maggior lavoro non è raro avere due turni consecutivi
di straordinari con la conseguenza che molte donne
hanno solo due ore di sonno prima di ripartire da casa
per tornare al lavoro (...) In Cina vi sono casi
documentati di turni che durano tre giorni consecutivi
durante i quali i lavoratori sono costretti a dormire
sotto i macchinari". (NL p.196-7) Per non parlare
dei bambini incatenati ai telai per produrre tappeti
(emblematica è la storia di Iqbal Masih, bambino
sindacalista assassinato in Pakistan).
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Come
mai i lavoratori accettano questi ritmi massacranti di
lavoro? La globalizzazione mette in
competizione i lavoratori del sud del mondo, in una
corsa che mira a raggiungere il minimo salario, le
minime garanzie ambientali e sanitarie, il massimo
orario di lavoro e il massimo profitto possibile.
"Anche se tale processo è stato reso possibile
dalle nuove tecnologie di trasporto, comunicazione e
produzione, esso è stato largamente dominato dal
desiderio di diminuire i costi di produzione".
Inoltre "brandendo come una clava la minaccia di
trasferirsi le grandi imprese possono estorcere ai
lavoratori del loro paese di origine delle concessioni
sui salari e sulle condizioni di lavoro" (CICG
p.72).
Il
dossier è stato curato da Alessandro Marescotti (a.marescotti@peacelink.it)
ed è liberamente riproducibile.

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