GIORNATA
PER LA RIDUZIONE DEI DISASTRI (8/10/2008) |
Ascolta
il servizio di Amedeo Lomonaco
Radio
Vaticana, 8 ottobre 2008
Nell'odierna
Giornata per la riduzione dei disastri naturali, l'ONU
invita a puntare sulla scuola per prevenire possibili
catastrofi. Intervista col prof. Antonio Gaspari
Mettere
a punto strategie in grado di limitare l’impatto delle
catastrofi naturali. E’ l’obiettivo dell’odierna
Giornata internazionale per la riduzione dei disastri,
indetta dalle Nazioni Unite. Il segretario generale
dell'ONU, Ban-ki-Moon, sottolinea che si devono
urgentemente realizzare piani per la limitazione delle
catastrofi se si vogliono centrare gli Obiettivi di
Sviluppo del millennio. Nel suo messaggio, Sálvano Briceño,
direttore del Segretariato dell’agenzia delle Nazioni
Unite per la strategia internazionale tesa alla riduzione
dei disastri (ISDR), indica poi due priorità: il
potenziamento dell’offerta formativa per migliorare la
prevenzione e la costruzione di strutture sanitarie capaci
di resistere ad eventuali calamità. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
Nel messaggio, il direttore dell’agenzia delle
Nazioni Unite ricorda anche che la Giornata si celebra
esattamente tre anni dopo il terremoto costato la vita,
nel nordest del Pakistan, a decine di migliaia di persone.
Quest’anno, in particolare, una serie di devastanti
catastrofi ha messo in evidenza l’urgente necessità di
ridurre la vulnerabilità delle zone a rischio. Si possono
riscontrare, rispetto al passato, differenze
nell’intensità e nella gravità delle catastrofi
naturali? Risponde il prof. Antonio Gaspari,
direttore del Master in Scienze ambientali dell’Ateneo
Pontificio Regina Apostolorum:
“Ci sono catastrofi ambientali e hanno un valore più
grande da un punto di vista massmediatico. Hanno un
notevole impatto anche perchè la presenza umana e la
densità demografica in alcuni Paesi fa sì che venga
subito venga rilevata. In termini scientifici, non si può
però dire che le catastrofi naturali oggi siano più
frequenti rispetto al passato”.
Il ciclone Nargis in Myanmar, il sisma nella provincia
cinese del Sichuan, le alluvioni in India e le implacabili
carestie nella regione del Corno d’Africa mostrano che
devono essere moltiplicati gli sforzi per salvaguardare
vite umane e promuovere lo sviluppo economico. Ma c’è
il rischio che l’attuale crisi finanziaria metta in
secondo piano i programmi di prevenzione dei disastri
naturali?
“C’è stata una fase caratterizzata dalla
speculazione: moltissime delle paure di carattere
ambientale sono state utilizzate per favorire una
speculazione finanziaria. Poi, tra l’altro, c’è molta
ipocrisia perché molti governanti sottolineano la
questione del riscaldamento globale e poi nei fatti non
hanno realizzato nulla per sviluppare dei sistemi
effettivi e reali per ridurre le emissioni”.
Le Nazioni Unite sottolineano anche che le strategie
per la riduzione dei disastri naturali devono basarsi su
un’adeguata offerta formativa. La scuola, nel suo ruolo
di promotrice della conoscenza, diventa una stretta
alleata della prevenzione. Ancora il professor Antonio
Gaspari:
“Il problema è quello di garantire un modello
sociale, anche una grammatica che sia più indirizzato al
bene comune e al bene dell’uomo, piuttosto che al bene
della concezione, abbastanza confusa, della biosfera. Su
questo io credo che il Santo Padre e la Chiesa abbiano un
primato: quello di avere individuato per primi
l’ecologia umana, che punta proprio sulla difesa della
dignità della persona, della famiglia e sulla libertà di
educazione intesa come base fondamentale per lo
sviluppo”.
Un’altra priorità è quella di rendere le strutture
sanitarie infrastrutture solide sempre più capaci di far
fronte a possibili eventi catastrofici. Mediamente, la
costruzione di un ospedale sicuro richiede spese
aggiuntive di circa il 4 per cento. Questo non rilevante
investimento può significare la differenza tra la vita e
la morte:
“Finalmente, la comunità internazionale inizia a
cambiare l’approccio. Il problema non è lo sviluppo ma
il contrario: il sottosviluppo è il peggior problema
ambientale che noi oggi abbiamo nel pianeta. Quindi è
fondamentale poter ritornare a investire sui beni primari
e, soprattutto, sulla sicurezza della popolazione con
edifici molto più sicuri”.

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