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DOPO LE GUERRE IL DIALOGO (25/11/2003)

 

“Dopo le guerre, il dialogo. Posizioni e prospettive per la Caritas nell’area mediorientale, Terra Santa, Iraq, Iran, Afghanistan”. E’ il titolo del seminario apertosi ieri, a Roma, e promosso dalla Caritas italiana. L’iniziativa, che si conclude oggi, intende essere un’occasione per concordare linee comuni con le Caritas diocesane impegnate nelle zone di guerra.

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Ma come promuovere, soprattutto in queste aree, la cultura della tolleranza e della riconciliazione? Ascoltiamo in proposito il direttore della Caritas italiana, don Vittorio Nozza intervistato da Amedeo Lomonaco: 

R. – Mi sembra importante individuare, in modo particolare, tre azioni che siano strumento per il dialogo e per la costruzione della pace. La prima è quella che riguarda le persone. L’azione di attenzione alla persona, a livello internazionale e a livello nazionale, fa sì che il dialogo diventi lo strumento attraverso il quale costruire sempre più realtà ‘ponti’ in grado, poi, di promuovere la pace. Una seconda grande azione è quella legata alle dottrine, alle religioni che vanno conosciute, comprese, ponendoci in forte ascolto dell’identità dell’altro. E la terza grande azione che riteniamo importante, che possa essere messa in atto, è quella con le istituzioni, attraverso una riscoperta dell’azione politica. 

Nella tavola rotonda “Quale dialogo” alla quale ieri hanno partecipato, tra gli altri, il segretario della Commissione per i rapporti con i musulmani, mons. Khaled Akasheh e l’ambasciatore e direttore della sezione italiana della Lega musulmana mondiale, Mario Scialoja, è stato soprattutto messo in luce il valore del dialogo tra Islam e Cristianesimo. Ma da quali basi si deve partire per promuovere un incontro tra queste due religioni? Risponde l’ambasciatore Mario Scialoja: 

R. – A partire dalla convivenza negli stessi Paesi. Il dialogo islamo-cristiano va avanti da tempo. Progredisce, forse lentamente, perché ci sono incomprensioni anche di carattere politico. Ma è l’unica strada da percorrere. 

D. – Quali frutti può portare il dialogo interreligioso? 

R. – I frutti certamente di una maggiore comprensione reciproca, di un maggior rispetto dell’altro e soprattutto la cooperazione su tutti quei temi nei quali le religioni hanno le stesse vedute.

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Per la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco (25/11/2003)

 

 

 

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