In questo paragrafo sono riportate le
considerazioni di alcuni tra coloro che sono contrari agli attuali processi di
globalizzazione
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Barber: "il
globale alimenta il terrorismo" |
Klein:
"la
società è dei marchi" |
| Beck:
"il
globalismo è un male" |
Ramonet:
"pietà
per l'uomo" |
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Bovè: "il
mondo non è in vendita" |
Rifkin:
"il
lavoro sta per finire" |
| Chomsky:
"le
coscienze sono manipolate" |
Saramago:"il virtuale diventa
reale" |
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Hardt:
"il
pensiero è unico" |
Shiva:
"il
globalee produce monocolture" |
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Benjamin
Barber, americano, è autore del saggio "Jihad
vs. McWorld" che già nel '95 prevedeva il conflitto
tra globalizzazione economica e fondamentalismi religiosi. E' stato consigliere
del presidente Clinton. E' docente di scienze politiche alla University of
Maryland e dirige a New York la Fondazione Soros per la promozione della
democrazia. Barber
considera la globalizzazione e il terrorismo profondamente interdipendenti.
Ulrick Beck insegna sociologia ed è firma
autorevole del settimanale tedesco "Der Spiegel". Ulrick Beck
nel suo libro "Che
cos'è la globalizzazione" evidenzia gli
errori del globalismo. Beck rimarca inoltre come il terrorismo
e le guerre nel XXI secolo abbiano
segnato l'era della globalizzazione.
Per
Bernard Cassen, fondatore
dell'organizzazione anti-globalizzazione Attac, nel complesso scenario
della globalizzazione sono gli interessi delle imprese multinazionali a
prevalere su quelli delle istituzioni democratiche, a scapito dell'economia
reale e delle conquiste sociali dei lavoratori, colpiti da un peggioramento
delle condizioni di lavoro, dall'aumento della disoccupazione e dallo
smantellamento dei sistemi di protezione sociale. Cassen si auspica l'adozione
della Tobin Tax, un'imposta sulle transizioni speculative del capitale
che garantirebbe di investire flussi di denaro a favore dei Paesi poveri. Per Josè
Bovè, leader del movimento dei contadini francesi, la lotta contro la
globalizzazione non può essere corporativista ma deve essere la battaglia di
tutti coloro che sono vittime del processo di globalizzazione.
Coomaraswamy (1877 -
1947), figlio di un tamil di Ceylon e di una inglese, ha potuto osservare la
prima fase del processo di occidentalizzazione dell'Asia, avvantaggiato dalla
condizione che gli derivava dalla diversa origine dei genitori e dalla
conoscenza diretta sia dell'Inghilterra e degli USA che dell'India, luoghi in
cui abitò durante la sua vita. Coomaraswamy, per lo meno nella seconda parte
della sua esistenza, fu un tradizionalista rigoroso, legato a una concezione
verticale e sacrale della vita e del mondo, idee certo "impopolari"
che lo hanno reso talora inviso o incompreso.
Noam Chomsky, linguista statunitense e
polemista politico, pone in luce le distorsioni dell'interpretazione della
dottrina liberale e denuncia lo storico dominio americano e il disegno del Wto
come longa manus della globalizzazione che genera nuove povertà. Ormai, dice
Noam Chomsky, tutto diventa globale ed il "pensiero unico"
occidentale si materializza come intreccio di potere e forme di dominio. Uno dei
messaggi centrali del pensiero di Noam Chomsky è che la manipolazione delle
coscienze, il gioco della distorsione dell'informazione, determina le condizioni
ideali per il dominio sulla società da sfruttare.
Michael
Hardt insegna alla Duke University del North Carolina e si
interessa da anni agli sviluppi del pensiero critico europeo. Il suo saggio
"Impero"
è diventato un manifesto per il popolo no global.
Con il suo libro "No
Logo", la giornalista Naomi
Klein rappresenta uno dei più importanti punti di riferimento
per il cosiddetto popolo di Seattle e per l'intera cultura no global.
Il francese
Latouche,
autore del libro "L'occidentalizzazione
del mondo", e docente all'Università di Parigi, economista e sociologo, di
formazione pluridisciplinare, essendosi interessato pure di psicanalisi,
etnologia e filosofia, analizza invece la fase terminale o comunque
"matura" del processo di occidentalizzazione o
"civilizzazione" del mondo. Latouche, dopo una fase marxista, oggi
superata, è approdato a posizioni di sinistra eterodosse, difficilmente
classificabili, caratterizzate dalla critica di alcuni feticci della modernità:
razionalità economica, individualismo, assiomatica dell'interesse.
David
Marquand, politologo Principal del Mansfield di Oxford,
considera la globalizzazione responsabile di due processi fondamentali: la
disgregazione dello Stato-nazione e l'egemonia delle regole del mercato in un
contesto globale privo di leggi adeguate.
Nikolaus Piper nel
suo libro "l'angoscia del mercato mondiale" dice a
proposito della globalizzazione: "è chiaro che essere
contro la globalizzazione è ragionevole quanto protestare
per il cattivo tempo. Le trasformazioni economiche devono
essere compiute ad ogni costo. Anche i rischi sul piano
politico non sono da sottovalutare. Non è un caso che i
fondamenti culturali delle ideologie illiberali del
Ventesimo secolo furono posti durante l'ondata di
globalizzazione del Diciannovesimo.
Chi chiude gli occhi di fronte alla globalizzazione politica
ed economica percepisce con particolare forza i suoi aspetti
negativi. Ma chi sa servirsene, può uscirne vincitore. In
fondo il mondo non è fatto solo di concorrenti, ma anche di
potenziali clienti."
Ignacio
Ramonet, direttore del prestigioso mensile francese "Le
Monde diplomatique" e professore di Teoria della
comunicazione audio-visiva all'Università Parigi VII è una
delle voci più rappresentative del popolo no-global.
I “progresso
tecnico-scientifici” ci confrontano con una sfida ecologica che mette a
repentaglio il futuro del nostro pianeta e quello del genere umano; per questo
Ramonet non può che esprimere la
propria pietà per la condizione umana.
Secondo lo studioso
Jeremy
Rifkin, autore
del libro "la fine del lavoro", stiamo uscendo dalla
rivoluzione industriale ed entrando del secolo delle biotecnologie e il
confluire dell'informatica e delle manipolazioni genetiche darà luogo ad un
tipo di economia che farà riferimento ad una forza di lavoro piccola, di elite.
Nel futuro non ci sarà più bisogno di una forza di lavoro di massa perchè una
quota sempre maggiore di lavoro umano sarà svolta dalle tecnologie intelligenti
e da quelle genetiche.
L'analisi della
proliferazione su scala mondiale di catene di fast food, parchi di divertimento,
club-vacanze, ecc., ha suggerito a George Ritzer di identificare la
globalizzazione con la "mcdonaldizzazione".
Nel suo libro intitolato "La
caverna", Josè Saramago, docente di filosofia
all'Università cattolica di Milano e considerato tra i maggiori studiosi
mondiali di Platone, scrive: "oggi come non mai stiamo vivendo nella
caverna platonica, dove gli uomini scambiano per reali le immagini che scorrono
loro davanti. Oggi come non mai, infatti, confondiamo la realtà con le ombre."
Vandana
Shiva, indiana, dirige la Fondazione per la
scienza, la tecnologia e l'ecologia. E' fra i membri del
Third World Network, TWN rete internazionale specializzata
in sviluppo e relazioni Nord-Sud con sede a Penang, Malesia.
Secondo Vandana Shiva l'associazione armoniosa con la terra
che ha caratterizzato le millenarie pratiche agricole delle
donne viene oggi minacciata dall'attuale modello agricolo
militare-industriale.
La maggior parte del pianeta, per la maggior parte della sua
storia, ha soddisfatto i propri bisogni alimentari grazie a
una agricoltura centrata sulle donne.
In questo tipo di agricoltura le conoscenze vengono
condivise; le altre specie e le piante non vengono
considerate "proprietà", ma parenti; la
sostenibilità si basa sul rinnovo della fertilità della
terra e sulla rigenerazione della biodiversità e delle
specie.
Le ricercatrici
Lori Wallach e Michelle Sforza nel loro libro
"WTO"
hanno studiato gli effetti del Wto sulla difesa e la conservazione
dell'ambiente, sulla sicurezza dei cibi e dei prodotti, sulla pubblica sanità,
sulla sicurezza del lavoro e sull'accesso ai farmaci, sull'occupazione, sulla
reperibilità dei mezzi di sostentamento, sullo sviluppo economico e sugli
standard di vita. Le due ricercatrici documentano il pericoloso slittamento del
potere decisionale dalle istanze democratiche e responsabili a entità
internazionali e occulte, prive di responsabilità di fronte ai cittadini, le
cui norme e il cui operato soggiacciono agli interessi delle imprese globali. Le
regole del Wto hanno poco a che fare con le filosofie del libero mercato e
favoriscono invece un modello di globalizzazione economica che sarebbe più
appropriato chiamare "mercato delle multinazionali".
Il pensiero
"no global" in Italia e dintorni...
Vittorio
Agnoletto cè
stato
il
portavoce
del
Genoa
Social
Forum,
ha
coordinato
il
controvertice
del
G8
ed
è
uno
dei
massimi
rappresentanti
dei
no
global
italiani.
Altro
esponente
di
spicco
dei
no
global
è
Luca
Casarini,
portavoce
delle
tute
bianche.
Per
Giuseppe De Rita, che è stato
presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (Cnel), l'uomo con
ogni probabilità, potrà dedicare meno tempo al lavoro e grazie alla telematica
avrà più tempo libero e potrà disporre di un nuovo spazio per recuperare il
radicamento sul territorio, ma soltanto in piccola parte, manterrà le stesse
opportunità di socializzare.
Maria Rosaria Ferrarese, professoressa di
Sociologia del diritto e autore del libro intitolato "le istituzioni della
globalizzazione", analizza la realtà economica della globalizzazione per
esplorare gli effetti che questa produce sui sistemi giuridici. Sulla base della
definizione della globalizzazione come processo di trasferimento di poteri dagli
Stati ai mercati, M. R. Ferrarese sottolinea come gli Stati siano condotti ad
adattare le proprie istituzioni e le proprie normative alle logiche e alle
esigenze dei mercati. Una simile osservazione non può non mettere in crisi i
giuristi della vecchia Europa continentale, che non hanno mai abbandonato il
dogma della sovranità dello Stato come fonte prima ed esclusiva del diritto.
Franco Prattico, scrittore e giornalista,
ritiene che nella città moderna, il concentrato di solitudini cristallizzate in
un'edilizia povera ormai di luoghi di riferimento e di incontro ridurrà agli
schermi dei nostri computer gli unici spazi non sovrastati dal rumore, dalla
incomprensione e dalla assenza di comunicazione individuale. Nell'era della
globalizzazione e di Internet già ha cominciato a realizzarsi l'astratta
struttura delle città del futuro, in cui vivranno affollate solitudini.
Per il partito di estrema sinistra
Rifondazione
comunista l'uso ormai consolidato del concetto di globalizzazione ha due
effetti degni di nota: diffonde la convinzione che gli Stati siano impotenti di
fronte alle principali tendenze dello sviluppo economico e sociale e persuade i
lavoratori di tutto il mondo ad accettare, pena il trasferimento delle
produzioni in altri Paesi, l'attuale corsa al ribasso nelle proprie condizioni
di vita e di lavoro. Nel documento politico sul mondialismo del movimento di
estrema desta Forza Nuova si sostiene che il processo di globalizzazione
dei mercati non può e non deve essere letto solo in chiave meramente economica
ma deve essere studiato come un "campo di forze", i cui vettori
esercitano inequivocabili dinamiche anche sul contesto socio-culturale e su
quello politico. Le conseguenze di tale fenomeno sono essenzialmente la perdita
dell'identità dei popoli e delle persone e la limitazione della sovranità
politica degli stati nazionali. La posizione della Lega è di netta
contrapposizione; Umberto Bossi, leader di tale movimento, critica i processi di
globalizzazione e definisce il Wto come lo "strumento che l'impero usa per
legalizzare la sua brama di potere totale, la sua economia unica e la sua moneta
unica, utilizzate per annientare i popoli a creare forme di
superimperialismo".