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DELLA
GLOBALIZZAZIONE (AMBROSO - EDIZIONI LA MERIDIANA) |
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La decentralizzazione orizzontale
(deterritorializzazione)
della produzione per cui un prodotto viene costruito in aree geografiche diverse
utilizzando i vantaggi di ciascuna area (le parti che richiedono manodopera in
aree a basso salario, per quelle che richiedono determinate materie prime in
aree che le offrono a basso costo) contraddistingue gli scenari dell'attuale
economia mondiale. Questi fenomeni connotano la globalizzazione, secondo
l'economista Bruno Amoroso, come "la forma attualmente assunta dal
capitalismo per controllare il mercato e le risorse a disposizione e per
ottenere profitti su scala mondiale" (B. Amoroso, Della globalizzazione).
Questi processi di carattere economico si intrecciano strettamente con altri
processi di natura politica, culturale e sociale: il rafforzamento di un governo
mondiale attraverso la struttura del G8 e di altri organismi internazionali
(Banca mondiale-BM, Fondo monetario internazionale-FMI, Organizzazione mondiale
del commercio-WTO), il rapido diffondersi di nuovi sistemi di comunicazione
(Internet, posta elettronica, parabole satellitari, telefoni cellulari), la
diffusione e penetrazione di stili di vita occidentali veicolati dai mass media
(in particolare dalla televisione), la diffusione di consumi omogenei attraverso
la pubblicità e la conquista di mercati da parte delle multinazionali, il
movimento di uomini e donne da un continente all'altro per turismo o per
necessità di sopravvivenza, la precarizzazione del lavoro con la frantumazione
delle forme contrattuali.
Se prendiamo in considerazione la globalizzazione economica, che ha fatto da
matrice a molti altri aspetti della mondializzazione, va rilevato che essa ha
avuto nell'ideologia del libero mercato e della competitività il suo
credo fondamentale. Il tradizionale indirizzo liberista, rilanciato dalle
politiche della Tatcher e di Reagan a partire dal 1980 (neoliberismo), ha
dominato quasi incontrastato negli ultimi due decenni indebolendo gli stati
nazionali, intaccando le politiche sociali (welfare state), le conquiste e i
diritti dei lavoratori. Il mercato mondializzato - innestandosi sulle dinamiche
che hanno portato il capitalismo europeo prima alla conquista dell'America poi
al commercio degli schiavi e infine al colonialismo dell'Ottocento e della prima
metà del Novecento - è il punto di arrivo di una politica di liberalizzazione
dei mercati nazionali le cui premesse erano già contenute nella Carta Atlantica
del 1941 firmata da Roosvelt e Churchil e poi negli accordi di Bretton Woods del
1944 che hanno dato origine alla BM e al FMI. Dalla liberalizzazione delle merci
- negoziata internazionalmente dal 1947 in sede GATT (Accordo generale su
commercio e tariffe) e poi, dal 1993, in sede WTO (Organizzazione mondiale del
commercio) - si è passati alla liberalizzazione dei capitali.
I più alti profitti oggi non li realizza chi produce beni e servizi, ma
chi viaggia sulle rotte virtuali delle speculazioni finanziarie: le economie
stanno sempre più separandosi dalla realtà produttiva. Gli investimenti quindi
si vanno spostando dalla produzione di beni e servizi verso la speculazione
finanziaria. La finanza non è più soltanto un mezzo per facilitare lo scambio
di merci e servizi, ma uno strumento di potere e di dominio. Il potere
finanziario è il vero dominatore del mondo globalizzato e può decidere le
sorti di una nazione: ne hanno fatto amara esperienza il Messico nel 1995, la
Malaysia, la Tailandia, la Corea e l'Indonesia nel 1997, la Russia nell'agosto
1998, il Brasile nel gennaio 1999. Di fronte ad attacchi speculativi di gruppi
finanziari coalizzati la banca centrale di uno Stato è quasi impotente: non è
in grado di opporsi, con le sue riserve valutarie, alle pressioni speculative
che mettono in ginocchio la sua economia. Il potere degli Stati nazionali viene
così man mano eroso: non a vantaggio dell'influenza e del prestigio di
istituzioni sovranazionali, bensì in funzione di un controllo sempre più
coercitivo di poche società transnazionali, che pretendono illimitata libertà
d'azione per esercitare un vero e proprio dominio sulle economie e sulle risorse
del pianeta. Un dominio assoluto, cioè svincolato totalmente da ogni
investitura e controllo democratico.
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