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IL DEBITO, UNA SPIRALE PERVERSA DA SPEZZARE (DI ERIC TOUSSAINT)

da Le Monde Diplomatique, settembre 1999

Il 19 giugno 1999, il gruppo dei sette paesi più industrializzati, riuniti a Colonia, ha deciso l'annullamento di una parte del debito degli stati più poveri. Questa misura non mette certo fine allo scandalo dei prestiti di cui i paesi del Sud hanno già rimborsato più di quattro volte il capitale, e appare più rilevante di quanto in effetti non sia. Infatti, le condizioni di applicazione di questa decisione ne riducono considerevolmente la portata: ad essere ottimisti, solo il 2% del debito totale del terzo mondo sarà cancellato.

di Eric Toussaint*
Dal 1997, e per tre ragioni, i paesi del terzo mondo e dell'ex blocco dell'Est sono in preda alla crisi: calo dei proventi delle esportazioni; aumento dei tassi di interesse sui nuovi prestiti; diminuzione del flusso di capitali. In effetti, devono rimborsare il debito estero in valuta estera e, per far ciò, utilizzano una parte più o meno importante delle entrate dovute all'export (petrolio, gas, minerali solidi, gomma, zucchero ecc.), che nel 1998 hanno subito un calo tra il 15% e il 40%, secondo i prodotti.
Questo calo è all'origine delle difficoltà nel rimborso del debito; ma, visto che le scadenze premono, questi paesi sono costretti a contrarre nuovi debiti per poter rimborsare i vecchi.
I tassi di interesse che devono versare aumentano (mentre al Nord sono stabili, se non addirittura in calo). Nel 1998-1999, gli stati più industrializzati hanno ottenuto crediti a tassi tra il 3 e il 5% (in Giappone, il tasso è vicino a zero), mentre paesi come Brasile, Argentina, Messico, Thailandia devono pagare tra il 10 e il 15%.
Fattore aggravante, i detentori di capitali del Nord, che investono i loro soldi nel gruppetto di paesi cosiddetti emergenti (Messico, Brasile, Argentina, Cile, Sud-est asiatico...
Secondo la Banca mondiale, tra il 1997 e il 1999 i flussi finanziari verso i paesi della periferia sono caduti del 47% (135 miliardi di dollari nel 1997, 72 nel 1998); i prestiti bancari sono calati del 58% (circa 60 miliardi nel 1997, 25 nel 1998).
Esiste una stretta connessione tra la crisi del debito dei paesi del terzo mondo (e dei paesi dell'ex blocco dell'Europa orientale) da un lato e le prime tappe della deregulation dei mercati finanziari dall'altro: la creazione del mercato degli euro-dollari nella seconda metà degli anni '60, che ha permesso alle banche private di prestare senza freni ai paesi del terzo mondo.
Fino alla fine degli anni '70, le banche private, la Banca mondiale e i governi del Nord hanno portato avanti una politica attiva di prestiti a bassi tassi di interesse, addirittura a tassi negativi. Per i paesi del Sud era quindi molto interessante indebitarsi, tanto più che le entrate da export erano in crescita, il che permetteva di rimborsare senza troppe difficoltà sia gli interessi che il capitale.
Sempre più dipendenti I governi del Nord hanno favorito questo indebitamento per trovare uno sbocco ai propri prodotti. Le banche private, dal canto loro, disponevano di una massa considerevole di capitali in deposito (euro-dollari, petro-dollari ecc.) che hanno cercato di piazzare.


La Banca mondiale, i cui orientamenti vengono determinati dagli Stati uniti, perseguiva un obiettivo strategico: favorire lo sviluppo di certi paesi del terzo mondo alleati delle potenze occidentali, perché costituissero una difesa contro il pericolo di un estendersi dei progetti rivoluzionari o semplicemente anti- imperialisti. Sotto la presidenza di Robert McNamara (1968-1981) ex segretario alla difesa degli Stati uniti durante la guerra del Vietnam la Banca mondiale ha aumentato considerevolmente le somme prestate, ma sottoponendole a precise condizioni, in particolare l'abbandono di colture di sopravvivenza a favore di colture per l'export. Gran parte dei mega-progetti energetici (diga di Inga nell'ex Zaire, diga di Narmada in India) o la costruzione di strade (Transamazzonica in Brasile), oggi giudicati "elefanti bianchi" disastrosi dal punto di vista ecologico, sono stati concepiti con l'incoraggiamento attivo della Banca mondiale, che ha potentemente contribuito a collegare le economie della periferia al mercato mondiale, dominato dai paesi più industrializzati.
La crisi del debito del terzo mondo, esplosa nel 1982, fu innescata dall'effetto congiunto del rialzo subito dai tassi di interesse deciso dalla Federal Reserve degli Stati uniti alla fine del 1979, del ribasso delle entrate da export e del blocco dei prestiti bancari. I governi del Nord e le istituzioni finanziarie internazionali multilaterali (Fmi, Banca mondiale) e private (le grandi banche) l'hanno gestita in modo tale da far entrare in un ciclo di accresciuta dipendenza quei paesi del terzo mondo e dell'Europa orientale che avevano acquisito una vera potenza industriale, o addirittura finanziaria. Quanto ai paesi meno avanzati, la subordinazione agli interessi dei principali paesi industrializzati è stata accentuata.
Tra il 1982 e il 1998, i paesi della periferia, complessivamente, hanno rimborsato più di quattro volte ciò che dovevano. Eppure, l'ammontare del loro debito estero era nel 1998 quattro volte superiore a quello del 1982. I creditori internazionali, Fmi, Banca mondiale, Club di Parigi (che raggruppa i governi del Nord creditori) e il Club di Londra (che riunisce la banche private del Nord) dettano le loro condizioni ai paesi indebitati. Punto centrale di queste condizioni: l'applicazione di piani di aggiustamento strutturale, che costituiscono uno strumento per addomesticare i paesi del terzo mondo e dell'Est europeo.


Generalizzazione e accentuazione delle politiche di aggiustamento strutturale, aumento della disoccupazione (23 milioni di posti di lavoro sono stati persi nel Sud-est asiatico dopo l'esplosione della crisi nel 1997), riduzione drastica della spesa sociale, accelerazione delle privatizzazioni, deregulation nei rapporti di lavoro, aumento enorme del numero di persone che vivono sotto la soglia della povertà...
Rifiutare di annullare il debito estero e accettare di imporre delle politiche di aggiustamento equivale a rifiutare aiuto a persone e popoli in pericolo.
Esistono tre grandi categorie di detentori del debito estero dei paesi della periferia: le istituzioni multilaterali (principalmente Fmi e Banca mondiale), il settore privato (banche, fondi pensione, mutual funds ecc.) e gli stati (principalmente i più industrializzati). I membri del G7 non prevedono in nessun caso un annullamento dei debiti dovuti all'Fmi e alla Banca mondiale. Ma, nella schiacciante maggioranza dei paesi dell'Africa sub-sahariana, questi ultimi oscillano tra il 30 e il 75% del totale. L'Fmi e la Banca mondiale non rinunciano mai a un credito. Il massimo sforzo che consentono di fare è creare un fondo (chiamato trust fund o fondo fiduciario), alimentato dai paesi membri, dove pescano per rimborsarsi.
Quanto al debito estero detenuto dalle istituzioni private, nessun capo di stato propone misure di annullamento. Ma questa forma rappresenta più del 50% del debito dei principali paesi dell'America latina e del Sud-est asiatico.
Le misure di eventuale annullamento riguardano solo i debiti da stato a stato, negoziati con il Club di Parigi, che agisce come un cartello dei creditori di fronte a governi che, invece, devono presentarsi separatamente. Dal 1996, sono state spese molte parole su un possibile annullamento che potrebbe arrivare fino all'80%, secondo l'opzione adottata dal G7 nel giugno 1996 a Lione. Al vertice del giugno 1999, a Colonia, il G7 ha deciso di far salire l'eventuale annullamento, nel 1999, fino al 90%.
Ma di che cosa si tratta?
Un paese che volesse beneficiare di questa misura deve essere (molto) povero e indebitato. E' il caso della maggior parte dei paesi dell'Africa sub-sahariana salvo la Nigeria, paese di 120 milioni di abitanti, che è stato ritirato dalla lista (1) ai quali vanno aggiunti alcuni paesi dell'America centrale (Nicaragua, Honduras) e del sud (Bolivia e Guyana): al massimo, 41 su più di 150. In effetti, sono esclusi da questa categoria stati come il Messico, il Brasile, l'India, il Bangladesh e quelli del Sud-est asiatico. Tuttavia, la maggior parte dei poveri della terra vive proprio in questi paesi.
Seconda condizione: lo stato deve aver applicato per almeno sei anni un programma di aggiustamento strutturale rafforzato (che generalmente segue dieci o quindici anni di precedente aggiustamento). I paesi che soddisfano tutte queste condizioni sono assai poco numerosi: l'Uganda, il Mozambico, la Bolivia...
Cosa significa per essi l'annullamento fino all'80% (o addirittura fino al 90%) di un debito di stato? Viene preso in considerazione soltanto il debito accumulato prima di qualsiasi rinegoziazione. Ma, in genere, i paesi indebitati hanno rinegoziato il loro debito a partire dal 1985 (o prima).
Facciamo un esempio teorico. Un paese africano deve 3 miliardi di dollari: 2 miliardi alla Banca mondiale e all'Fmi, 800 milioni a paesi membri del Club di Parigi, 200 milioni a banche private del Nord. Per calcolare l'ammontare che sarà eventualmente annullato non vengono presi in considerazione che gli 800 milioni dovuti al Club di Parigi e, di questi 800 milioni, soltanto l'ammontare dovuto prima di qualsiasi ristrutturazione. 

Prendiamo l'ipotesi che la prima ristrutturazione sia stata effettuata nel 1985, anno in cui il debito era di 300 milioni. Ammettiamo che venga applicato il massimo di annullamento reso possibile dagli accordi del G7 a Lione nel 1996, cioè l'80%. Saranno annullati al massimo 240 milioni. Quale sarà la reale percentuale del debito annullato?
240 milioni su un totale di 3 miliardi fa l'8%. Se portassimo il tasso di annullamento al 90%, come è stato promesso a Colonia nel giugno 1999, si arriverebbe a 270 milioni d'annullamento, cioè una riduzione reale del debito del 9%. In totale, le misure annunciate a Colonia rappresentano un alleggerimento del debito del Sud di circa 25 miliardi di dollari, cioè meno del 2% dell'insieme del debito del terzo mondo (2)! Le campagne in atto I promotori della campagna Giubileo 2000 (3) chiedono l'annullamento immediato del debito impagabile dei paesi poveri maggiormente indebitati. E' un debito che ammonta a 300 miliardi di dollari, cioè più o meno il 15% dell'insieme del debito estero dei paesi del terzo mondo. Quale parte è impagabile? I promotori della campagna avanzano alcuni criteri, ma alla fine l'ammontare non viene precisato. Inoltre non esigono la fine dei programmi di aggiustamento strutturale. In altri termini, manifestatamente le rivendicazioni di Giubileo 2000 non sono all'altezza del problema. Tuttavia, per la prima volta negli ultimi dieci anni, questa campagna ha rilanciato una riflessione e un'azione sulla problematica del debito estero sono state raccolte 17 milioni di firme, consegnate al G7 di Colonia il 19 giugno 1999.
Nell'ambito di Giubileo 2000, campagne nazionali, regionali e continentali hanno radicalizzato gli obiettivi iniziali. La coalizione Giubileo 2000 dell'Africa australe esige l'annullamento totale e incondizionato del debito estero dei paesi della regione, che lo denunciano come il debito dell'apartheid. Rigetta anche l'iniziativa della Banca mondiale e dell'Fmi per i paesi poveri e chiede la fine delle politiche di aggiustamento (dichiarazione di Johannesburg del 21 marzo 1999). La campagna lanciata in America latina allarga la richiesta di annullamento del debito estero a tutti i paesi del continente (mentre la piattaforma mondiale di Giubileo 2000 riguarda solo i paesi più poveri) e va al oltre il termine "debito impagabile", aggiungendo la necessità di annullare il debito immorale e illegittimo (dichiarazione di Tegucigalpa del 27 gennaio 1999). La campagna francese respinge i piani di aggiustamento strutturale e propone inoltre di "recuperare i soldi intascati a fini personali e investiti all'estero da alcuni dirigenti dei paesi indebitati". Il debito complessivo del terzo mondo (esclusi i paesi dell'Est) nel 1997 era di circa 150 miliardi di dollari. Il terzo mondo rimborsa ogni anno più di 200 miliardi di dollari. L'insieme di tutti gli aiuti pubblici allo sviluppo (ivi compresi i prestiti rimborsabili a un tasso inferiore a quello di mercato) non ha oltrepassato i 45 miliardi l'anno negli ultimi anni. Il debito che l'Africa sub-sahariana rimborsa supera di quattro volte l'insieme delle spese sanitarie e scolastiche. Negli Stati uniti, l'indebitamento delle famiglie ha raggiunto i 5.500 miliardi di dollari, e il debito pubblico supera i 5.500 miliardi di dollari.
Il debito pubblico (espresso in dollari) dei quindici stati membri dell'Unione europea supera i 5.500 miliardi di dollari.
Ogni anno, le spese militari mondiali raggiungono i 780 miliardi di dollari, quelle per la pubblicità si aggirerebbero intorno ai mille miliardi di dollari (Rapporto Onu sullo sviluppo umano, 1998).
La piattaforma del movimento internazionale Attac sostiene "la rivendicazione dell'annullamento generale del debito pubblico dei paesi dipendenti e l'utilizzo delle risorse così liberate a favore delle popolazioni e dello sviluppo sostenibile, cosa che molti chiamano il pagamento del debito sociale ed ecologico" (piattaforma adottata l'11 e 12 dicembre 1998). In Brasile, il Movimento dei Sem terra chiede in particolare nel suo programma di emergenza, "l'interruzione del salasso di valuta, principalmente attraverso il controllo dei movimenti di capitali e la sospensione del pagamento del debito estero; il ribasso dei tassi di interesse e il varo di una moratoria per il debito interno; la rottura dell'accordo con l'Fmi".
Il Comitato per l'annullamento del debito del terzo mondo (Cadtm) sostiene l'annullamento generale del debito pubblico dei paesi dipendenti e l'utilizzo delle risorse così liberate a favore delle popolazioni e dello sviluppo sostenibile. Il Cadtm aggiunge che queste risorse devono formare un fondo di sviluppo nazionale, controllato dai movimenti sociali e alimentato anche da fonti supplementari: la restituzione ai paesi interessati dei capitali trasferiti al Nord dai ricchi del Sud (il che implicherebbe l'apertura di inchieste internazionali, per esempio sulle ricchezze del clan del defunto Mobutu). A ciò si dovrebbe aggiungere una sorta di indennizzo da parte dei paesi industrializzati ai paesi dipendenti, per risarcirli del saccheggio di cui sono stati (e sono ancora) vittime. Il Cadtm sostiene egualmente la proposta della tassa Tobin. Ma per far sì che queste proposte siano realizzate, sono necessari sia un forte movimento di cittadini a livello mondiale che un fronte comune dei paesi indebitati.


note:

* Presidente del Comitato per l'annullamento del debito del terzo mondo (Cadtm, Bruxelles), autore de La Bourse ou la vie.
La Finance contre les peuples, Luc Pire (Bruxelles/Syllepse, Parigi/Cetim), Ginevra 1998. Questo tema sarà ripreso dall'autore in un libro che sarà pubblicato dall'associazione Attac nell'ottobre 1999, Contre la dictature des marchés, La Dispute, Syllepse/ VO éditions.

(1) La decisione di togliere la Nigeria dalla lista risponde a un obiettivo propagandistico: far credere che il debito dei 41 paesi più poveri sia calato dopo il 1995. Secondo la Banca mondiale, questo debito era di 235 miliardi di dollari nel 1995, mentre nel 1998 si sarebbe abbassato a 205. Ma nel 1995 il debito della Nigeria era di 35 miliardi di dollari.
Sostituendola con il Malawi, il cui debito è di circa 2 miliardi di dollari, la Banca mondiale dà quindi l'illusione di una diminuzione del debito.

(2) Cfr. il sito del Cadtm su Internet (http:// users.skynet.be/cadtm)
(3) Giubileo 2000 raggruppa centinaia di movimenti di diversa natura (sindacati, associazioni, comitati ad hoc...). Le chiese cattolica, protestante ed evangelica vi svolgono un ruolo preponderante.
(Traduzione di A.M.M.)


 

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