Pagina iniziale
Preferiti

Contatti

Forum

GLOBALIZZAZIONE
Cos'è Storia 
cerca nel sito

Giovanni Paolo II e la globalizzazione

IL FENOMENO DELLA GLOBALIZZAZIONE

Forme globali
Teorie
Domande & risposte
Vertici & proteste
Articoli
Bibliografia
Glossario
Links

 

www.dittatori.it

 

 

 


FORUM ECONOMICO MONDIALE DI DAVOS (22/1/2004 - 25/1/2004)

22 gennaio. = “Ci siamo posti la priorità di avere elezioni libere e competitive”. E’ l’obiettivo espresso dal presidente della repubblica islamica dell’Iran, Mohammad Khatami, nel corso della conferenza stampa tenutasi a Davos, nell’ambito del Forum economico. Sulla possibilità che il Paese rinunci alle proprie ambizioni nucleari, Khatami ha sottolineato come “il governo di Teheran si sia sempre opposto alla costruzione di armi di distruzione di massa” ma ha rivendicato  il diritto di utilizzare, al pari degli altri Paesi, le tecnologie moderne. 

Quello di Khatami è stato il più lungo degli interventi delle varie personalità convenute al 34.mo Forum economico mondiale di Davos. Ma sulle tematiche in discussione, dalla località elvetica ascoltiamo il servizio di Mario Martelli: 

*********

Iraq ed Afghanistan, sulla base del tema di sicurezza e prosperità del Forum, rimarranno in primo piano, con l’intervento del presidente del Pakistan, Musharraf, ed in particolare con quello del vicepresidente americano Dick Cheney. Quest’ultimo, secondo informazioni che giungono dagli Stati Uniti, si preoccupa principalmente di ottenere dagli europei una maggiore collaborazione per migliorare la situazione in Iraq, con la speranza di trasformarlo in uno Stato prospero e democratico. Cheney dovrà parlare anche dell’evoluzione della situazione dell’economia americana e, a conclusione della sua visita in Svizzera, si recherà poi a Roma. L’assenza della maggior parte delle personalità dell’America Latina lascia spazio a Davos al presidente ecuadoriano Gutierrez, il quale si porta appresso  le preoccupazioni per le manifestazioni dei suoi contestatori in patria.  

Tornando all’Iraq, è infine da rilevare l’annuncio del mancato arrivo dell’amministratore americano Paul Bremer, trattenuto a New York da impegni più importanti.  

Da Ginevra, Mario Martelli, per la Radio Vaticana.

*********

23 gennaio. = Giornata molto importante a Davos dove è in corso il Forum economico Mondiale. Stamattina a parlare è stato Kofi Annan, segretario generale delle Nazioni Unite. Tra i punti toccati non solo l’iraq ma anche le altre emergenze  che affliggono il mondo. Intanto, è arrivato nella piccola cittadina svizzera anche il  vicepresidente degli Stati Uniti Dick Cheney. Sul discorso tenuto all’Assemblea da Annan, sentiamo Mario Martelli. 

**********

Il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, ha accentrato il suo intervento al 34.mo Forum economico mondiale di Davos sull’urgenza di agire per lo sviluppo dei Paesi più poveri. La comunità internazionale deve intervenire – ha detto – annunciando che il prossimo giugno, a New York, si terrà un vertice dedicato appunto a questo importante tema attualmente occultato da crisi, come quella dell’Iraq. Povertà, ineguaglianza ed emarginalizzazione – ha ricordato – hanno raggiunto un livello critico, dopo che negli ultimi due anni la guerra in Iraq ed altri avvenimenti hanno pericolosamente distratto l’attenzione mondiale su questi gravi problemi. Kofi Annan ha precisato che si deve deplorare una riduzione degli investimenti nelle regioni in via di sviluppo che ne hanno maggior necessità. Ai responsabili dell’economia mondiale, che sono presenti nella stazione sciistica elvetica, ha detto che nessun altro problema come quello dello sviluppo mette in pericolo il sistema commerciale multilaterale dal quale essi traggono il maggior profitto. Il segretario generale ha poi affermato che le Nazioni Unite sono oggetto di forti pressioni in merito alla crisi irachena, ed ha preannunciato una sua prossima dichiarazione sull’invio di una missione sul posto per valutare la situazione. 

Da Ginevra, Mario Martelli, per la Radio Vaticana.

**********  

24 gennaio. = L’urgenza di una cooperazione mondiale nella lotta al terrorismo e la responsabilità di usare la forza quando la diplomazia fallisce. Sono queste le priorità indicate dal vicepresidente americano, Dick Cheney, al Forum economico mondiale in corso a  Davos. “L’Europa – ha inoltre dichiarato Cheney - deve unire i propri sforzi a quelli degli Stati Uniti per promuovere la democrazia in Iran e nel mondo arabo”. “E’ nell’interesse di tutti – ha aggiunto - che gli iraniani rispettino gli impegni assunti in materia di non proliferazione nucleare”. Sulle finalità del Forum di Davos, Fausta Speranza ha intervistato l’arcivescovo coadiutore di Dublino già osservatore permanente della Santa Sede all’Onu di Ginevra, Diarmuid Martin:

 

**********

R. – Quello che si fa qui, è un grande supermercato di idee, non è un grande supermercato di decisioni. Alimentare la riflessione su questioni come la povertà è importante. Io direi che cinque anni fa, al Forum di Davos, si è parlato poco della povertà; si è parlato molto della prosperità. In questi anni, si vede che non c’è stata prosperità per nessuno mentre gran parte della popolazione resta esclusa da questo processo di sviluppo. E credo che anche nel campo degli imprenditori, questo sia stato compreso. Quello che manca è la capacità di riflettere, sui valori e sul fatto – come il Santo Padre sottolinea spesso – la libertà economica è solo una parte della libertà umana e bisogna garantire alla persona non soltanto il progresso economico, ma molto di più. 

D. – Quindi è stato particolarmente significativo l’appello di Kofi Annan, che ha chiesto di non parlare solamente di sicurezza e di Iraq, ma di lotta alla povertà e un’azione a favore dello sviluppo? 

R. – Qui si parla molto di sicurezza, ed è anche importante; si parla della situazione economica. Si parla anche della sicurezza internazionale, molto dell’Iraq. Si parla, per esempio, della possibile proliferazione nucleare: una grande preoccupazione nel mondo d’oggi. Si parla della riforma delle istituzioni internazionali e del multilateralismo e del futuro dell’Europa. Però, tutti questi discorsi devono essere orientati verso lo sviluppo, l’impegno a garantire l’accesso alla salute e all’istruzione, e poi la lotta contro l’esclusione sociale ed economica. Il nostro mondo è un mondo che ha visto enormi progressi sociali e scientifici ma non ha ancora imparato la scienza del condividere. Sono presenti operatori economici e imprenditori; sono presenti anche molti politici: sono i leader dell’Irlanda, dei Paesi Bassi, della Polonia, ma anche il vice-presidente degli Stati Uniti, che ha parlato oggi. Poi, ci sono anche leader di Paesi come Nigeria, Iran, Giordania, Pakistan che stanno anche loro cercando soluzioni ai problemi della povertà. Interessante, in questi ultimi anni, il fatto che il Forum invita alcune personalità religiose, ed emerge molto chiaramente l’opinione che non si può comprendere la situazione mondiale attuale senza conoscere la storia religiosa dei popoli, l’incidenza del fattore ‘religione’ nella discussione. Si comprende che non ci sarà mai la pace nel mondo se non ci sarà armonia, contatto, dialogo tra le diverse tendenze religiose. In qualche maniera, i responsabili politici guardano anche ai leader religiosi, sperando che siano anche loro a portare il loro contributo specifico: un contributo critico di alcuni altri fattori.

**********

 

 

 

© www.villaggiomondiale.it - Webmaster: Amedeo Lomonaco