22
gennaio.
=
“Ci
siamo
posti
la
priorità
di
avere
elezioni
libere
e
competitive”.
E’
l’obiettivo
espresso
dal
presidente
della
repubblica
islamica
dell’Iran,
Mohammad
Khatami,
nel
corso
della
conferenza
stampa
tenutasi
a
Davos,
nell’ambito
del
Forum
economico.
Sulla
possibilità
che
il
Paese
rinunci
alle
proprie
ambizioni
nucleari,
Khatami
ha
sottolineato
come
“il
governo
di
Teheran
si
sia
sempre
opposto
alla
costruzione
di
armi
di
distruzione
di
massa”
ma
ha
rivendicato
il
diritto
di
utilizzare,
al
pari
degli
altri
Paesi,
le
tecnologie
moderne.
Quello
di
Khatami
è
stato
il
più
lungo
degli
interventi
delle
varie
personalità
convenute
al
34.mo
Forum
economico
mondiale
di
Davos.
Ma
sulle
tematiche
in
discussione,
dalla
località
elvetica
ascoltiamo
il
servizio
di
Mario
Martelli:
*********
Iraq
ed
Afghanistan,
sulla
base
del
tema
di
sicurezza
e
prosperità
del
Forum,
rimarranno
in
primo
piano,
con
l’intervento
del
presidente
del
Pakistan,
Musharraf,
ed
in
particolare
con
quello
del
vicepresidente
americano
Dick
Cheney.
Quest’ultimo,
secondo
informazioni
che
giungono
dagli
Stati
Uniti,
si
preoccupa
principalmente
di
ottenere
dagli
europei
una
maggiore
collaborazione
per
migliorare
la
situazione
in
Iraq,
con
la
speranza
di
trasformarlo
in
uno
Stato
prospero
e
democratico.
Cheney
dovrà
parlare
anche
dell’evoluzione
della
situazione
dell’economia
americana
e,
a
conclusione
della
sua
visita
in
Svizzera,
si
recherà
poi
a
Roma.
L’assenza
della
maggior
parte
delle
personalità
dell’America
Latina
lascia
spazio
a
Davos
al
presidente
ecuadoriano
Gutierrez,
il
quale
si
porta
appresso
le
preoccupazioni
per
le
manifestazioni
dei
suoi
contestatori
in
patria.
Tornando
all’Iraq,
è
infine
da
rilevare
l’annuncio
del
mancato
arrivo
dell’amministratore
americano
Paul
Bremer,
trattenuto
a
New
York
da
impegni
più
importanti.
Da
Ginevra,
Mario
Martelli,
per
la
Radio
Vaticana.
*********
23
gennaio.
=
Giornata
molto
importante
a
Davos
dove
è
in
corso
il
Forum
economico
Mondiale.
Stamattina
a
parlare
è
stato
Kofi
Annan,
segretario
generale
delle
Nazioni
Unite.
Tra
i
punti
toccati
non
solo
l’iraq
ma
anche
le
altre
emergenze
che
affliggono
il
mondo.
Intanto,
è
arrivato
nella
piccola
cittadina
svizzera
anche
il
vicepresidente
degli
Stati
Uniti
Dick
Cheney.
Sul
discorso
tenuto
all’Assemblea
da
Annan,
sentiamo
Mario
Martelli.
**********
Il
segretario
generale
dell’Onu,
Kofi
Annan,
ha
accentrato
il
suo
intervento
al
34.mo
Forum
economico
mondiale
di
Davos
sull’urgenza
di
agire
per
lo
sviluppo
dei
Paesi
più
poveri.
La
comunità
internazionale
deve
intervenire
–
ha
detto
–
annunciando
che
il
prossimo
giugno,
a
New
York,
si
terrà
un
vertice
dedicato
appunto
a
questo
importante
tema
attualmente
occultato
da
crisi,
come
quella
dell’Iraq.
Povertà,
ineguaglianza
ed
emarginalizzazione
–
ha
ricordato
–
hanno
raggiunto
un
livello
critico,
dopo
che
negli
ultimi
due
anni
la
guerra
in
Iraq
ed
altri
avvenimenti
hanno
pericolosamente
distratto
l’attenzione
mondiale
su
questi
gravi
problemi.
Kofi
Annan
ha
precisato
che
si
deve
deplorare
una
riduzione
degli
investimenti
nelle
regioni
in
via
di
sviluppo
che
ne
hanno
maggior
necessità.
Ai
responsabili
dell’economia
mondiale,
che
sono
presenti
nella
stazione
sciistica
elvetica,
ha
detto
che
nessun
altro
problema
come
quello
dello
sviluppo
mette
in
pericolo
il
sistema
commerciale
multilaterale
dal
quale
essi
traggono
il
maggior
profitto.
Il
segretario
generale
ha
poi
affermato
che
le
Nazioni
Unite
sono
oggetto
di
forti
pressioni
in
merito
alla
crisi
irachena,
ed
ha
preannunciato
una
sua
prossima
dichiarazione
sull’invio
di
una
missione
sul
posto
per
valutare
la
situazione.
Da
Ginevra,
Mario
Martelli,
per
la
Radio
Vaticana.
**********
24
gennaio.
=
L’urgenza
di
una
cooperazione
mondiale
nella
lotta
al
terrorismo
e
la
responsabilità
di
usare
la
forza
quando
la
diplomazia
fallisce.
Sono
queste
le
priorità
indicate
dal
vicepresidente
americano,
Dick
Cheney,
al
Forum
economico
mondiale
in
corso
a
Davos.
“L’Europa
–
ha
inoltre
dichiarato
Cheney
-
deve
unire
i
propri
sforzi
a
quelli
degli
Stati
Uniti
per
promuovere
la
democrazia
in
Iran
e
nel
mondo
arabo”.
“E’
nell’interesse
di
tutti
–
ha
aggiunto
-
che
gli
iraniani
rispettino
gli
impegni
assunti
in
materia
di
non
proliferazione
nucleare”.
Sulle
finalità
del
Forum
di
Davos,
Fausta
Speranza
ha
intervistato
l’arcivescovo
coadiutore
di
Dublino
già
osservatore
permanente
della
Santa
Sede
all’Onu
di
Ginevra,
Diarmuid
Martin:
**********
R.
–
Quello
che
si
fa
qui,
è
un
grande
supermercato
di
idee,
non
è
un
grande
supermercato
di
decisioni.
Alimentare
la
riflessione
su
questioni
come
la
povertà
è
importante.
Io
direi
che
cinque
anni
fa,
al
Forum
di
Davos,
si
è
parlato
poco
della
povertà;
si
è
parlato
molto
della
prosperità.
In
questi
anni,
si
vede
che
non
c’è
stata
prosperità
per
nessuno
mentre
gran
parte
della
popolazione
resta
esclusa
da
questo
processo
di
sviluppo.
E
credo
che
anche
nel
campo
degli
imprenditori,
questo
sia
stato
compreso.
Quello
che
manca
è
la
capacità
di
riflettere,
sui
valori
e
sul
fatto
–
come
il
Santo
Padre
sottolinea
spesso
–
la
libertà
economica
è
solo
una
parte
della
libertà
umana
e
bisogna
garantire
alla
persona
non
soltanto
il
progresso
economico,
ma
molto
di
più.
D.
–
Quindi
è
stato
particolarmente
significativo
l’appello
di
Kofi
Annan,
che
ha
chiesto
di
non
parlare
solamente
di
sicurezza
e
di
Iraq,
ma
di
lotta
alla
povertà
e
un’azione
a
favore
dello
sviluppo?
R.
–
Qui
si
parla
molto
di
sicurezza,
ed
è
anche
importante;
si
parla
della
situazione
economica.
Si
parla
anche
della
sicurezza
internazionale,
molto
dell’Iraq.
Si
parla,
per
esempio,
della
possibile
proliferazione
nucleare:
una
grande
preoccupazione
nel
mondo
d’oggi.
Si
parla
della
riforma
delle
istituzioni
internazionali
e
del
multilateralismo
e
del
futuro
dell’Europa.
Però,
tutti
questi
discorsi
devono
essere
orientati
verso
lo
sviluppo,
l’impegno
a
garantire
l’accesso
alla
salute
e
all’istruzione,
e
poi
la
lotta
contro
l’esclusione
sociale
ed
economica.
Il
nostro
mondo
è
un
mondo
che
ha
visto
enormi
progressi
sociali
e
scientifici
ma
non
ha
ancora
imparato
la
scienza
del
condividere.
Sono
presenti
operatori
economici
e
imprenditori;
sono
presenti
anche
molti
politici:
sono
i
leader
dell’Irlanda,
dei
Paesi
Bassi,
della
Polonia,
ma
anche
il
vice-presidente
degli
Stati
Uniti,
che
ha
parlato
oggi.
Poi,
ci
sono
anche
leader
di
Paesi
come
Nigeria,
Iran,
Giordania,
Pakistan
che
stanno
anche
loro
cercando
soluzioni
ai
problemi
della
povertà.
Interessante,
in
questi
ultimi
anni,
il
fatto
che
il
Forum
invita
alcune
personalità
religiose,
ed
emerge
molto
chiaramente
l’opinione
che
non
si
può
comprendere
la
situazione
mondiale
attuale
senza
conoscere
la
storia
religiosa
dei
popoli,
l’incidenza
del
fattore
‘religione’
nella
discussione.
Si
comprende
che
non
ci
sarà
mai
la
pace
nel
mondo
se
non
ci
sarà
armonia,
contatto,
dialogo
tra
le
diverse
tendenze
religiose.
In
qualche
maniera,
i
responsabili
politici
guardano
anche
ai
leader
religiosi,
sperando
che
siano
anche
loro
a
portare
il
loro
contributo
specifico:
un
contributo
critico
di
alcuni
altri
fattori.
**********