INTERVISTA
CON L'ARCIVESCOVO DI CUTTACK (30/01/2008) |
Ascolta il
servizio di Amedeo Lomonaco
L'arcivescovo
di Cuttack, nello Stato indiano di Orissa, Rapaehl Cheenat,
sottolinea le difficoltà nel garantire la libertà
religiosa
Gli
eventi di un mese fa nello Stato indiano di Orissa, dove
sono state attaccate chiese e scuole provocando la morte
di almeno 6 persone, dimostrano che l’India, “la più
grande democrazia del mondo”, è ancora lontana
dall’ideale di convivenza e dialogo che pensò, e per il
quale si batté, Gandhi, del quale si ricordano i sessant'anni
della morte. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Sessanta anni dopo l’uccisione di Gandhi, che si è
prodigato per far attecchire in India il seme della
convivenza pacifica, il diritto alla libertà religiosa
continua ad essere deturpato da gravi episodi di violenza.
Nello Stato di Orissa, in particolare, centinaia di
famiglie cristiane sono ancora senza tetto. In molte zone,
vige il coprifuoco notturno e la comunità cattolica vive
nella paura. Ma perché il prezioso patrimonio di Gandhi,
fondato anche sul diritto alla libertà religiosa, oggi in
India non riesce ad inserirsi sempre e ovunque in una
cornice di rispetto e solidarietà? Risponde mons. Rapaehl
Cheenat, arcivescovo di Cuttack-Bhubaeswar, nello Stato di
Orissa:
R. - Other religions like buddhist...
Le altre religioni, come il buddismo e l’islam, sono
poco diffuse in India. La maggior parte della gente è,
dunque, di religione indù e appartiene alle caste più
alte. Questo sistema qui è molto radicato e, perciò, non
è ben vista la nascita e lo sviluppo sociale al di fuori
dalle caste come anche la promozione dei diritti civili, a
favore dei cosiddetti intoccabili e dei fuori casta.
Questa è una delle cause principali di conflitto.
Induismo e cristianesimo sono in contrasto su questo, ma
la conversione al cristianesimo è minima, e in Orissa
solo l’un per cento è cristiano.
Nello stato di Orissa, la popolazione è la più povera
dell’India e sono forti le discriminazioni legate
all’appartenenza o all’esclusione dal sistema delle
caste. Cresce poi il nazionalismo e i cristiani, in
particolare, vengono accusati di essere estranei alla
cultura indiana. Ancora l’arcivescovo di Cuttack:
R. - The Hindus were very tolerant…
Gli indù erano persone molto tolleranti fino a 30 anni
fa. Erano molto pacifici. Ora, però, ci sono questi
gruppi fondamentalisti che vogliono creare una nazione indù,
un’India integralmente indù. Sono piccoli gruppi molto
potenti, molto ben organizzati, che hanno introdotto
questa sorta di campagna dell’odio. I cristiani sono
accusati di essere nemici della nazione e per questo
vogliono impedire al cristianesimo di diffondersi in
India. Quindi, alimentano un clima di tensione.
Secondo diversi osservatori, le violenze nello Stato di
Orissa si possono leggere anche come una risposta, da
parte di gruppi fondamentalisti, al sostegno della Chiesa
alla campagna per il riconoscimento di pari diritti civili
ai dalit, i cosiddetti fuori casta. Mons. Rapaehl
Cheenat:
R. - We are working among them...
Stiamo lavorando in mezzo a loro, perchè per molti
secoli non c’è stato sviluppo e nessun aiuto da parte
del governo o dalle caste più alte. Vivevano come
schiavi. Quindi, i missionari, naturalmente, si sono
impegnato per lo sviluppo di queste persone. Queste
persone hanno risposto al messaggio del Vangelo, nel
momento in cui sono stati avvicinati dai sacerdoti. Hanno
amato il cristianesimo perché è apparso loro come un
qualcosa che è venuto a salvarli, a proteggerli, ad
aiutarli a crescere e svilupparsi nel loro Paese. Quindi,
hanno deciso di convertirsi al cristianesimo e quando
questo è diventato evidente, alcuni indù hanno pensato
fosse una sfida alla loro posizione predominante nel
Paese.
In
questo quadro, non mancano comunque segni di speranza:
nonostante le difficoltà, nella zona di Cuttack sono
aumentate le vocazioni.
Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 30 gennaio 2008

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