GIORNATA
EUROPEA DELLA CULTURA EBRAICA (5/09/2004) |
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Si
celebra oggi in 25 nazioni e in 45 città e paesi italiani
la quinta edizione della Giornata europea della cultura
ebraica. La manifestazione, promossa in Italia
dall’Unione Europea e dalle comunità ebraiche, intende
promuovere i valori della conoscenza e del dialogo
attraverso varie iniziative, tra le quali l’apertura ai
luoghi sacri della cultura ebraica. |
Su questo avvenimento,
incentrato sul tema “Ebraismo ed educazione”,
ascoltiamo il presidente dell’Unione delle comunità
ebraiche italiane, Amos Luzzatto, al microfono di Amedeo
Lomonaco:
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R.
- La Giornata europea della cultura ebraica è
l’occasione nella quale le comunità presentano
programmi culturali e propongono concerti, recite, mostre
ed esibizioni. La Giornata è anche l’occasione, per i
non ebrei, di vedere oggetti e libri del patrimonio
ebraico e di poter essere accompagnati a visitare le
sinagoghe.
D.
- Per la prima volta la manifestazione coinvolge anche
molti Paesi dell’Europa dell’Est. E’ questa, dunque,
un’occasione in più per promuovere proprio la
conoscenza della cultura ebraica ed il dialogo, sia
all’interno della comunità ma anche all’esterno…
R.
– Certamente, ma con un’aggiunta malinconica e triste.
Nell’Europa dell’est ci sono soltanto le tracce di
quella che è stata un’enorme cultura. In questi Paesi,
infatti, è grande il rimpianto per una produzione
culturale che ormai è stata irrimediabilmente sradicata.
D.
– Il mondo continua ad essere scosso da drammatici
eventi. Quale risposta dare a questa barbarie?
R.
– Conoscerci, non considerare chi è di un’altra
lingua, di un’altra cultura o di un’altra religione
come un potenziale nemico da cui doversi guardare. Se
riuscissimo a portare i rapporti umani in questa
direzione, credo che avremmo già dato un grosso
contributo per prevenire tragedie come quelle che sono
maturate in questi giorni.
D.
– Nonostante le tragiche sofferenze patite dal popolo
ebraico, anche oggi qualcuno continua a dire, come
sosteneva Hitler, che gli ebrei sono una potenza
mondiale...
R.
– Gli ebrei non sono una potenza e molti sono anziani,
molti altri hanno bisogno di aiuti internazionali e non
credo proprio che possano passare il loro tempo a decidere
come impadronirsi delle leve del potere internazionale. La
memoria umana è corta e anche se si racconta
ripetutamente quello che è accaduto, oggi si ascolta e
domani si dimentica o, qualche volta, si vuol dimenticare.
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