APPELLO
DELL'ARCIVESCOVO DI CROTONE CONTRO LA NDRANGHETA (6/04/2008) |
Ascolta
l'intervista con l'arcivescovo di Crotone
Basta
con la "guerra" di mafia a Crotone.
L'arcivescovo Domenico Graziani: riappropriamoci della
nostra terra e della nostra identità
Agguati,
omicidi, killer che sparano contro pregiudicati e
innocenti. E’ il drammatico quadro della serie di
agguati avvenuti in queste ultime settimane a Crotone,
città calabrese scossa dalla ripresa di una guerra di
mafia condotta dalle cosche locali per assicurarsi il
controllo di attività edilizie, commerciali ed
imprenditoriali. Contro l'asfissiante morsa della
criminalità organizzata calabrese, si è levata nei
giorni scorsi la voce della Chiesa. Al microfono di Amedeo
Lomonaco, l’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, mons.
Domenico Graziani, torna a lanciare un nuovo appello:
R. - La nostra testimonianza e il nostro messaggio
devono essere rigorosamente e fervidamente ancorati alla
possibilità della salvezza per tutti. Abbiamo già
lanciato questo appello a quelli che sono gli artefici di
questa mattanza di questi giorni: abbiamo voluto dare voce
alle popolazioni afflitte da questi mali. Si tratta di
mali comunque sempre provenienti da minoranze. Vogliamo
dire semplicemente che la gente non ne può più. E’ una
forma di oppressione dalla quale occorre liberarsi.
D. - Come si possono affrancare i mafiosi da una vita
basata su falsi valori e su inevitabili rovine?
R. - Il nostro discorso è focalizzato su questo tipo
di interlocutore possibile, che poi non è difficile
andare a riscontrare nei nostri territori così provati.
E’ chiaramente un compito grandissimo che deve essere
assolto anche da chi governa.
D. - Lei, eccellenza, come pastore di Crotone ha avuto
la possibilità di parlare con uomini della ’ndrangheta
per convertire i loro cuori?
R. - Io fino ad oggi posso dire che ho avuto qualche
fastidio un tantino più serio dai “colletti bianchi”
asserviti ai poteri trasversali che, più che essere
mafiosi, vivono di mafiosità concreta. Io mi ripropongo
di poter parlare alle famiglie dei mafiosi: sono convinto
che siano disponibili a certi discorsi. Naturalmente,
bisogna predisporre il dialogo perché, allo stato
attuale, le condizioni per dialogare sono molto limitate.
D. - Si può realmente sperare e credere, in un
prossimo futuro, in una Calabria senza ‘ndrangheta?
R. - Siamo consapevoli che di qui possiamo andare verso
il meglio o verso il peggio: non possiamo più vivere in
questa condizione perché ne siamo stufi. Questo
“bello” e questo “meglio” potranno venire se noi
diventeremo responsabili e, soprattutto, se ci
riapproprieremo della nostra identità, dei nostri
strumenti, della nostra terra. Allo stato attuale, siamo
consapevoli che concepire la questione meridionale in
termini di Stato assistenzialista ha provocato
nell’animo dei calabresi un danno antropologico con
conseguenze gravissime, che adesso dobbiamo riparare.
Radio
Vaticana, 6 aprile 2008

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