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CRITICA LA SITUAZIONE A NAJAF (20/08/2004)

 

Ancora una lunga striscia di violenze ed orrore in Iraq dove almeno due persone sono morte ed altre undici sono rimaste ferite a causa di raid aerei americani che nelle ultime ore hanno devastato la città di Falluja. Il Ministero della Sanità di Baghdad ha comunicato, inoltre, che nella capitale sono rimaste uccise dieci persone in seguito a violenti scontri, scoppiati nel quartiere sciita di Sadr City, tra forze americane e guerriglieri del leader estremista Moqtada al-Sadr. 

     Moqtada Al Sadr

Ma la situazione più critica resta quella di Najaf. Ce ne parla Amedeo Lomonaco:   

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La città santa sciita è stata colpita nella notte da un fitto lancio di missili degli elicotteri statunitensi. Secondo il Ministero della Sanità iracheno almeno 77 persone sono morte in seguito ai bombardamenti e ai combattimenti avvenuti nelle ultime 24 ore tra miliziani e soldati americani. Da registrare anche l’ingresso nella città vecchia, in base a quanto riferito dall’emittente televisiva Al Arabiya, delle forze della coalizione. La nuova offensiva statunitense è scattata dopo che il leader radicale sciita, Moqtada Al Sadr, ha manifestato l’intenzione di non volersi arrendere: il giovane imam ieri si è rifiutato di disarmare la sua personale milizia, l’esercito del Mahdi, come richiesto in un ultimatum dal governo iracheno, e ha lanciato stamani un nuovo appello chiedendo ai propri sostenitori di continuare a combattere a Najaf contro le truppe statunitensi e le forze irachene. Ha anche invitato i suoi miliziani ad evacuare il mausoleo Alì, dove sono asserragliati. Proprio per la consegna delle chiavi del monumento sono in corso colloqui tra collaboratori del giovane imam e rappresentanti dell’ayatollah Al Sistani, la massima autorità spirituale della comunità sciita irachena. Sul fronte ostaggi, Al Sadr ha ordinato la liberazione di Michael Garen, il giornalista americano rapito lo scorso 16 agosto a Nassiriya. L’Iran e la Siria hanno chiesto, infine, ai Paesi vicini all’Iraq di indire un vertice urgente per affrontare la crisi in corso nella città santa di Najaf drammaticamente segnata dalle violenze.

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Dopo settimane di combattimenti intensi, dunque, la città di Najaf appare stremata. Andrea Sarubbi ha raccolto la testimonianza di Pino Scaccia, inviato sul posto di Tg1 Rai: 

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R. – È una situazione che va avanti ormai da settimane. I miliziani di Al Sadr sono veramente esausti, la città è distrutta. Durante tutta la scorsa notte, la città è stata bombardata. Ora si è forse arrivati alla fase finale, ma i fatti ancora non lo hanno dimostrato. Il problema principale è l’assenza di un rapporto di fiducia tra le parti: non si fida Al Sadr, che chiede il cessate-il-fuoco prima di ritirarsi, non si fidano gli iracheni, né, soprattutto, gli americani, che invece invitano i miliziani prima ad uscire e poi a sospendere i combattimenti in cambio dell’amnistia promessa. 

D. – In base a quello che stai vedendo, ti sembra che la popolazione di Najaf abbia preso le parti dei miliziani sciiti? 

R. – C’è molta avversione nei confronti di chi è arrivato ad occupare il Paese e, naturalmente, tutti ce l’hanno con gli americani che bombardano e portano guerra. Però, effettivamente, non tutti stanno con i miliziani: anzi, io ho visto numerose persone pacifiche che non partecipano alla battaglia. L’esercito al Madhi, che sta portando avanti la rivolta, è una minoranza: tutti gli altri, invece, pur desiderando un Iraq in pace e libero, non partecipano direttamente agli scontri. È gente tranquilla, normale, che aspetta soltanto di vivere una vita quantomeno dignitosa.  

D. – Al di là dei combattimenti, a Najaf si vedono anche sprazzi di vita normale, quotidiana? 

R. – In qualche modo, sì. Quando siamo arrivati ieri mattina, c’era una pausa dei combattimenti. La gente era uscita tutta dalle case, c’era addirittura un traffico intenso e c’era molto movimento. Nei momenti di pausa, aprono i mercati e la popolazione cerca di accaparrarsi tutto quello che serve per andare avanti. Insomma, c’è una grande voglia di tornare alla normalità.

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Per la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco (20/08/2004)

 

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