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CRISI ALIMENTARE GLOBALE (30 APRILE E PRIMO MAGGIO 2008)

Di seguito, puoi leggere i testi e ascoltare l'audio di due interviste realizzate dopo l'annuncio di una task force dell'ONU per contrastare l'impennata dei prezzi dei generi alimentari di base:
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Intervista con il presidente delle ONG italiane, Sergio Marelli

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Intervista con l'arcivescovo di Accra (Ghana), mons. Charles Palmer Buckle

 

Ascolta l'intervista con il presidente delle ONG italiane, Sergio Marelli 

Radio Vaticana, 30 aprile 2008

Al via la task force ONU contro la fame nel mondo: il commento delle ONG

La crisi alimentare globale, che minaccia centinaia di milioni di persone, sembra ancora lontana da una soluzione positiva. Per questo, il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, ha annunciato ieri la creazione di un nuovo organismo, una sorta di task force per raccogliere almeno due miliardi e mezzo di dollari e rispondere all’impennata dei prezzi dei generi alimentari. La principale emergenza è rappresentata dai 75 milioni di sfollati che vivono nelle aree di crisi con gli aiuti alimentari internazionali. Per queste persone non sembra comunque possibile una soluzione diversa da quella dell’assistenza umanitaria. E’ quanto conferma, al microfono di Amedeo Lomonaco, Sergio Marelli, presidente dell’Associazione delle ONG italiane:

R. – Penso che per questa popolazione di sfollati che vivono nei campi, bisogna essere molto realisti: non c’è altra soluzione che quella di continuare con gli aiuti alimentari. Discorso completamente diverso, invece, è per il resto della popolazione che vive nei propri luoghi di origine e che si vede molto colpita da questa emergenza alimentare: in questo caso, occorre assolutamente un cambio radicale significativo, quanto meno delle politiche agricole e commerciali decise a livello internazionale e a livello mondiale. Fino ad oggi, queste politiche sono state essenzialmente orientate da due grandi obiettivi: il primo è stato quello di mettere a coltura soprattutto i terreni più fertili per degli alimenti di esportazione e che, quindi, tornano poi sulle tavole dei Paesi industrializzati. Il secondo obiettivo è stato quello della promozione delle produzioni delle grandi multinazionali dei Paesi ricchi.
 
D. – Oltre a piani di intervento immediati, all’ONU spetta anche il difficile compito di mediare tra i sostenitori del protezionismo e quelli, invece, in favore dell’apertura dei mercati. E’ questa una mediazione possibile?
 
R. – Più che una mediazione, penso sia un’opera di convincimento rispetto ai fatti, che ormai parlano chiaro: le politiche di liberalizzazione dei mercati e le politiche di internazionalizzazione del commercio non hanno prodotto quei risultati che, secondo alcuni, avrebbero dovuto comportare. Queste politiche hanno dimostrato la loro inefficacia. Bisogna cambiare rotta, bisogna ritornare a proteggere i piccoli agricoltori e le piccole agricolture.
 
D. – Come evitare in futuro nuove speculazioni e rilanciare l’agricoltura soprattutto nei Paesi poveri?
 
R. – Quello delle speculazioni è certamente un altro fattore che ha inciso molto nella crisi alimentare. E’ una concausa tra le principali di questa emergenza. Noi da tempo sosteniamo la necessità di regolamentare anche i mercati finanziari. L’agricoltura è il nervo portante del reddito dei Paesi poveri, ma soprattutto è ancora oggi l’unica soluzione per la sopravvivenza di centinaia di milioni di persone. Investire nell’agricoltura è dunque la chiave di volta che potrà consentire, anche nel medio periodo, di affrontare emergenze di questo tipo. Sicuramente consentirà di ingenerare uno sviluppo positivo e, soprattutto sostenibile, per le popolazioni.

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Ascolta l'intervista con l'arcivescovo di Accra, Charles Palmer Buckle

Radio Vaticana, 1 maggio 2008

L'arcivescovo di Accra: scetticismo sull'impegno internazionale contro la fame nel mondo

L’ONU ha definito una “sfida senza precedenti” la crisi alimentare globale, resa ancora più drammatica dall’aumento dei prezzi delle derrate alimentari. Le Nazioni Unite hanno anche annunciato la creazione di una task force per cercare di arginare gli effetti di questi rincari. Intanto, in molti Paesi africani l’emergenza cibo resta uno “tsunami silenzioso” che flagella milioni di persone. Per questo, molti africani accolgono con scetticismo gli annunci di piani di intervento da parte della comunità internazionale. Tra questi, c’è anche l’arcivescovo di Accra, capitale del Ghana, mons. Charles Palmer-Buckle, intervistato da Amedeo Lomonaco:

R. – Sono un po’ scettico: quante volte i Paesi cosiddetti ricchi, che hanno delle risorse ed hanno i loro prodotti alimentari nei loro silos, hanno fatto promesse che non hanno poi mantenuto? Io sono convinto che oggi il mondo abbia abbastanza risorse agricole per poter sfamare tutta la gente che vive in questo mondo e senza, soprattutto, che nessuno debba patire la fame. Patire la fame oggi per me è una vera infamia.

 
D. – Chi ha ascoltato queste sofferenze e questi dolori è il Papa che, domenica scorsa al Regina Coeli, ha lanciato un appello chiedendo che non vengano dimenticate le "tragiche vicende dell’Africa". Come farsi “voce”, allora, dell’Africa e degli africani?

 
R. – Dobbiamo ringraziare il Santo Padre per il suo appello. Noi utilizziamo questa occasione per rilanciare a nostra volta un appello alla Chiesa cattolica universale, affinché ci possa portare degli aiuti. Ma soprattutto chiediamo anche di poter parlare, a livello internazionale, ai politici.

 
D. – In Africa, spesso, si sommano gli aspetti negativi della globalizzazione e si aggiungono anche delle contraddizioni: tra queste, il fatto che in molti Paesi poveri uno dei mercati più floridi è quello delle armi. Un mercato che provoca distruzione e disperazione. Come spiegare tutto questo?

 
R. – C’è bisogno di una certa evoluzione della persona umana, affinché si riesca a comprendere cosa significhino i diritti universali. Troppo spesso i nostri politici, i nostri capi di Stato non riescono ad andare al di là degli interessi del proprio potere politico: sono pronti, ad esempio, a racimolare tanti soldi per comprare le armi che alla fin fine provocano soltanto delle tragedie. Molti, però, dimenticano che l’Africa ha anche delle cose belle.

 
D. – Infatti l’Africa non è soltanto povertà, guerra, malattie. Ha anche un grande potenziale economico, sociale ed umano. Come si muove la Chiesa tra queste macerie e tra queste ricchezze?

 
R. – E’ una ricchezza – aggiungo subito – anche spirituale e religiosa. Tutti si meravigliano e si chiedono come mai, malgrado le malattie, lo sfruttamento economico, geopolitico e tutte le crisi, l’africano sorrida sempre, riesca a superare queste difficoltà enormi. Io credo che l’africano sia un uomo molto religioso. Molte volte l’uomo africano è una persona che prega molto e da dentro scaturisce una gioia che va al di là dell’avere. Questa è la vera ricchezza dell’Africa. Noi come vescovi, come Chiesa, dobbiamo quindi, continuamente, portare speranza alla nostra gente.

 

 

 

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