A PROPOSITO DI RITIRO ISRAELIANO:
Ascolta l'intervista di Amedeo Lomonaco all'ivoriano padre Germano Gazoa, professore di teologia sulla situazione della Costa d'Avorio. L'intervista è stata trasmessa da Radio vaticana il primo gennaio del 2003 >>>
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martedì,
06 gennaio 2004
La
guerra nel paese del cacao
La Costa d'Avorio, ex colonia francese, conquistò
l'indipendenza il 7 agosto 1960 e il 27 novembre dello
stesso anno venne eletto presidente Felix Houphouet-Boigny,
ex parlamentare ed ex Ministro del governo francese.
Houphouet-Boigny governò lo stato africano per sette
mandati consecutivi rimanendo in carica sino alla sua
morte avvenuta nel dicembre 1993. Durante questo lungo
periodo resse in maniera efficace le sorti del suo paese,
portandolo ad un invidiabile sviluppo economico. Boigny
ottenne buoni risultati economici soprattutto grazie al
gran numero di francesi rimasti nella ex colonia,anche se
alcune sue iniziative procurano danni all'economia e
all'immagine del paese come, ad esempio, la deforestazione
sistematica per vendere il legname e la costruzione di un
enorme basilica nel suo paese natale Yamoussoukro (seconda
per dimensioni solo a San Pietro) che provocò
l'indignazione del Papa.
Ma l'errore più grande commesso da Huophouet-Boigny fu
quello di non riuscire a scegliersi un successore.
Resosi
conto della stagnazione politica a cui si avviava il
paese, nel 1990 tentò di aprire la scena politica
ivoriana al multipartitismo.Purtroppo tale apertura
rappresentò uno degli elementi dirompenti della
situazione interna poichè, invece di portare il paese
verso la democrazia, fu all'origine di frequenti lotte di
potere.
Il 24 dicembre 1999 un ammutinamento dei militari si
trasformò in colpo di stato e minacciò di far
precipitare il paese in una guerra a sfondo etnico. In
quell'occasione il generale Robrt Guei depose il
presidente Konan Bedie. Alla fine di ottobre del 2000
Laurent Gbagbo viene eletto presidente con elezioni
regolari e promette di portare la pace nel paese; ma
l'insurrezione del settembre 2002 ha gelato le speranze.
La Costa d'Avorio è tornata nel caos, sono iniziati gli
scontri in quello che fino a pochi anni fa era considerato
uno dei pochi paesi africani politicamente stabili e con
condizioni economiche relativamente buone.
La ribellione è iniziata il 19 settembre 2002 con lo
scoppio di violenti combattimenti nella capitale
commerciale Abidjan, a cui hanno fatto seguito le
uccisioni di alcuni responsabili della sicurezza, del
Ministro dell'interno, della famiglia,di quello della
difesa e del comandante militare della città di Bouaké,
anch'essa teatro di scontri tra l'esercito governativo ed
i rivoltosi che hanno tentato di rovesciare il governo di
Laurent Gbagbo.
All'origine di questi drammatici eventi ci sarebbero lo
scontento di una parte delle Forze armate nazionali e
le ambizioni di rivalsa dei protagonisti del precedente
tentativo di golpe, oggi esiliati. In seguito ad
un'ordinanza emessa dal governo due guarnigioni stavano
per essere smobilitate e i militari si sono rivolti ai
loro predecessori in esilio perché li aiutassero a
organizzare la loro protesta.
La protesta è immediatamente degenerata in un tentativo
di golpe, i ribelli, che hanno iniziato a farsi chiamare
"Movimento patriottico della Costa
d'Avorio", hanno attaccato simultaneamente caserme e
armerie in tre città e si sono dimostrati ben attrezzati,
disciplinati ed organizzati; inoltre dispongono di
armamenti pesanti, prelevati dai magazzini dell'esercito
ivoriano.Secondo alcuni osservatori i rivoltosi dispongono
anche di armamenti molto moderni che non sono normalmente
in dotazione alle truppe governative.
Dopo tre settimane di scontri e di tentativi di mediazione
falliti, i ribelli mantenevano il controllo di buona parte
del nord del Paese, compresa l'importante città di Bouakè.
Secondo gli osservatori presenti i rivoltosi possono
contare su un certo appoggio da parte della popolazione
locale del nord, in maggioranza musulmana (al sud invece
la religione più diffusa è il cristianesimo).
Il presidente Laurent Gbagbo ha accusato il vicino
Burkina Faso di essere coinvolto nell'organizzazione del
tentativo di golpe ma finora nulla conferma la
fondatezza di queste accuse. Dal canto suo il Burkina Faso
, come anche il Mali, rimprovera alla Costa d' Avorio di
avere espulso e perseguitato migliaia di suoi cittadini
immigrati, presi come capri ispiratori della crisi
economica.
Da una prima analisi dei fatti, oltre che dalla debolezza
istituzionale del presidente Laurent Gbagbo, la rivolta
potrebbe essere giustificata con la crisi politica,
economica e di identità che da quattro anni interessa la
Costa d'Avorio. Il paese è il primo produttore mondiale
di cacao, ma la caduta dei prezzi di questo prodotto lo ha
fortemente colpito. Non ha grossi giacimenti di petrolio
ma occupa una posizione strategica di fronte al golfo di
Guinea, i cui giacimenti offshore rappresentano una
fonte prioritaria di approvvigionamento per gli Stati
Uniti.L'industria petrolifera non ha però finora inciso
significativamente sulla bilancia commerciale dela Costa
d'Avorio, così dal 1999 l'economia del "Paese del
cacao" è in recessione.Le ricette economiche
consigliate dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario
Internazionale non hanno fatto altro che aggravare
l'indebitamento estero del Paese.
In questo momento (14 ottobre 2002) il Presidente Gbagbo
sta conducendo una durissima repressione della rivolta,
peraltro con esiti incerti. Tutti i tentativi di
mediazione operati dai diplomatici della comunità
africana dell' ECOWAS sono falliti dimostrando che il
governo non ha alcuna intenzione di scendere a patti coi
ribelli.
Già dai giorni immediatamente seguenti la rivolta un
contingente di circa 900 uomini dell'esercito francese è
presente sul territorio ivoriano; ufficialmente i soldati
francesi non partecipano alle ostilità ma offrono
supporto logistico ed organizzativo alle truppe
governative.
La Francia, ex "padrone coloniale", è da sempre
partner privilegiato per la Costa d'Avorio. A tutt'oggi il
governo ivoriano non ha sovranità sulla moneta nazionale
le cui fluttuazioni sono decise da Parigi.
Se gli amici francesi riusciranno nell'impresa di
riappacificare la Costa d'Avorio dovranno poi supportare
il Paese nella conduzione di un'altra battaglia: quella
sul mercato mondiale contro la diminuzione del prezzo del
caffè e del cacao, le due principali fonti di reddito del
Paese.
Fonte:
www.warnews.it
