CRISI
IN COSTA D'AVORIO (11/01/2003) |
Ascolta l'intervista a padre Germano Gazoa
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La
situazione della Costa d’Avorio, sempre più dilaniata
dalla guerra civile e dalle gravi difficoltà economiche,
continua ad essere esplosiva. Secondo il Programma
alimentare mondiale dell'Onu, sono più di 600 mila i
profughi che stanno scappando dalle aree dei combattimenti
verso i Paesi confinanti o verso le zone non ancora
interessate dagli scontri a fuoco. |
La Francia, che nel suo
ruolo di forza di interposizione ha inviato 2.500 soldati
sul territorio africano, rischia di rimanere impantanata
nel conflitto, stretta tra il fuoco dei miliziani e la
bellicosità dell’esecutivo di Abidjan. Il 15 gennaio si
svolgerà a Parigi una tavola rotonda tra il governo
ivoriano e i leader dei ribelli, un appuntamento che
potrebbe costituire una tappa decisiva per promuovere la
pace in Costa d’Avorio. Sulla situazione del Paese
ivoriano ascoltiamo padre Germano Gazoa, professore di
Teologia spirituale e delle religioni all’Università
cattolica di Abidjan, al microfono di Amedeo Lomonaco.
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R.
- La situazione è confusa. Tutti cercano di andare via,
la vita è molto costosa e tutto è molto difficile.
D.
- Qual è il ruolo della Francia in questo conflitto?
R.
- Il ruolo della Francia è confuso, perché non sappiamo
esattamente quale sia la sua strategia. All’inizio
avevamo pensato che fossero venuti nel nostro Paese per
aiutare il governo a scacciare i ribelli ma ci sono dei
momenti in cui non riusciamo a comprendere bene il loro
ruolo.
D.
- A quali risultati potrebbe portare l’incontro del 15
gennaio a Parigi tra il governo ivoriano e i leader dei
ribelli?
R.
- Tutta la popolazione vuole che niente sia cambiato nella
Costituzione. La speranza è che la Francia prenda una
decisione molto coraggiosa. Noi ci aspettiamo che il
governo transalpino trovi una soluzione in grado di
ristabilire l’ordine sul territorio nazionale.
D.
- Quali sono le responsabilità del governo ivoriano in
merito ai bombardamenti che colpiscono la popolazione
civile?
R.
- I ribelli si sono mescolati alla popolazione e si sono
infiltrati per attaccare i soldati del governo. I soldati
hanno bombardato perché i ribelli si sono mescolati alla
popolazione ed è difficile distinguere gli uni dagli
altri.
D.
- Il Pam parla di 600.000 profughi all’interno del
Paese: qual è la loro situazione?
R.
- La situazione economica è molto difficile e stiamo
andando verso una catastrofe umanitaria, come quella del
Rwanda e del Burundi.
D.
- Come sta vivendo la comunità cristiana il dramma della
guerra?
R.
- La comunità insieme alla Caritas sta accogliendo i
profughi. I sacerdoti, le suore e tutte le comunità
religiose si sono organizzate per svolgere al meglio la
loro opera. I cristiani sono molto impegnati.
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Per
la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco(11/01/2003)

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