CHE
COS'E'
LA
GLOBALIZZAZIONE
(BECK - CAROCCI) |
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Nel lessico di fine millennio si
è fatta strada una parola nuova, una parola che negli usi e abusi quotidiani
rischia di risuonare senza un preciso significato: globalizzazione. Ma che
cos'è effettivamente la globalizzazione? Come se ne coglie la reale
complessità? E come ci si misura con le sue sfide? |

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Ulrich
Beck, uno dei più
originali e acuti interpreti della società contemporanea, cerca in questo libro
di individuare delle risposte e di indicare nuovi terreni di riflessione.
Muovendo da un'ampia rassegna critica delle principali teorie della
globalizzazione, da quella dell'economia mondo di Wallerstein alla tesi della
mcdonaldizzazione di Ritzer, Beck evidenzia gli errori di un globalismo
semplificato e di una "metafisica" del mercato mondiale. Ma rivendica
anche la necessità di una "politica della globalizzazione" capace di
rispondere ad emergenze sociali, culturali e ambientali non più governabili a
livello nazionale.
I rischi che minacciano la
società mondiale, sottolinea Beck, possono oggi mobilitare nuove energie
sociali e politiche, promuovendo nel lungo periodo uno sviluppo razionale della
condizione umana e favorendo la nascita di una "seconda modernità".
Beck evidenzia gli
errori del globalismo e li sintetizza in questi punti:
-
il globalismo riduce la nuova complessità
della globalità ad una sola dimensione, quella economica;
-
viene trascurato che il mondo in cui viviamo
è molto lontano da un modello di libero mercato;
-
la globalizzazione economica viene spesso
confusa con l'internazionalizzazione dell'economia;
-
il globalismo trae il suo potere dalla messa
in scena della minaccia che il processo di globalizzazione realmente si
realizza;
-
il globalismo neoliberale si esprime in modo
non politico e segue le leggi del mercato mondiale;
-
l'espressione cultura globale è fuorviante
perchè in gioco c'è una nuova definizione delle culture locali;
-
il globalismo neoliberale non solo diffonde
paure ma paralizza politicamente.
Beck rimarca inoltre come il
terrorismo
e le guerre nel XXI secolo
abbiano
segnato l'era della globalizzazione.
Ulrich Beck insegna
Sociologia alla Ludwig Maximilian Universitat di Monaco di Baviera, è docente
alla London Scholl of Economics ed è firma autorevole del settimanale "Der
Spiegel".
Recensione
di Ilaria Dal Canton
Di
estrema chiarezza e concisione, il libro di Beck si
colloca all'interno dell'ampio dibattito - in realtà
tardivo rispetto all'esplosione del fenomeno stesso - che
concerne il problema della globalizzazione: problema dalle
mille sfumature, al quale non si può sottrarre una
odierna riflessione sul politico e il sociale.
Che cos'è
dunque la globalizzazione? Secondo Beck si tratta dell'
"evidente perdita di confini dell'agire quotidiano
nelle diverse dimensioni dell'economia, dell'informazione,
dell'ecologia, della tecnica, dei conflitti transculturali
e della società civile, cioè, in fondo qualcosa di
familiare e nello stesso tempo inconcepibile,
difficile da afferrare, ma che trasforma radicalmente la
vita quotidiana, con una forza ben percepibile,
costringendo tutti ad adeguarsi, a trovare risposte"
(pag. 39).
Un
fenomeno, dunque, che coinvolge la vita umana (ma non
solo) nel suo complesso, per la cui comprensione non è
sufficiente un'analisi di tipo solo economicistico (come
quella di Wallerstein). La globalizzazione è anzitutto un
fenomeno culturale. Il che non implica
necessariamente una omologazione, una "macdonaldizzazione"
del mondo, quale denunciata con preoccupazione dai cultural
studies. Si tratta di un che di molto più complesso,
contraddittorio, sfumato.
L'originalità
di Beck consiste proprio nell'affrontare un'indagine sulla
società globale, senza cercare di ridurre la complessità
dell'oggetto: "lo sforzo di determinare questo
concetto, scrive, è simile al tentativo di inchiodare un
budino alla parete". Da qui, la possibilità di
fornire un quadro esauriente delle diverse sfumature, che
caratterizzano questa "seconda modernità". Beck
considera la globalizzazione come un fenomeno
intrinsecamente conflittuale. La chiave per comprenderlo
consiste, dunque, nel pensare dialetticamente le
contraddizioni, che sono ad esso implicite, senza ridurle
ad un tutto omogeneo e monolitico. Così, egli osserva, la
globalizzazione comporta una ri-localizzazione, la quale
non si configura come un semplice ritorno alle tradizioni,
ma come una sintesi efficace tra globale e locale, ben
esemplificata dal tirolese "Wüsterl bianco
Hawaii". Si tratta insomma di una "glocalizzazione"
(neologismo, che Beck mutua da Roland Robertson):
de-localizzione e ri-localizzazione, insieme.
La stessa
composizione mobile di contrari si insinua anche nella
sfera della morale: l'universalismo degli imperativi deve
farsi contestuale, essere cioè in grado di cogliere i
propri limiti, che sono dati dal proprio tempo e dal
proprio luogo. Da questa prospettiva soltanto, può essere
proposta una critica, di ampiezza interculturale.
Per un
analogo principio, la risposta che la politica può dare
al mondo globale (o meglio "glocale"), è una
stato "trans-nazionale". Organismo androgino,
dotato di una "sovranità inclusiva" come
osserva Beck, che rappresenterebbe l'incarnazione del
motto "pensare globale, agire locale". In tal
senso, lo stato trans-nazionale si configurerebbe come un
superamento radicale della nazione, pur non comportandone
l'eliminazione. Facendo leva sullo stato trans-nazionale
(concepito come uno stato commerciale globale), la
politica deve essere con ciò in grado di organizzarsi a
più livelli, tramite una rete di azioni che possa
imbrigliare tanto il particolare, quanto il generale. Una
prospettiva, questa, che esclude radicalmente la
formazione di uno stato mondiale, così come di un governo
mondiale unitario: la politica mondiale deve essere
pensata come policentrica, come la coordinazione di una pluralità
di stati trans-nazionali. "Globalizzazione significa
anche: non-Stato mondiale. Meglio: società
mondiale senza Stato mondiale e senza governo
mondiale. Si espande un capitalismo globale dis-organizzato,
perché non ci sono una potenza egemone e un regime
internazionale, né economico né politico" (pag.
26).
Un ruolo
cruciale in questa direzione è quindi attribuito alla
società civile, non fosse altro per il fatto che, molto
più avanzata delle istituzioni politiche, essa già è
proiettata verso una dimensione mondiale, travalicando i
confini delle nazioni, ponendo fine alla concezione dello
"stato come container della società". Come lo
stato transnazionale, anche la società mondiale "non
è una megasocietà nazionale, che contiene e annulla in sé
tutte le società nazionali, ma un orizzonte mondiale,
caratterizzato dalla molteplicità e dalla
non-integrazione, che si manifesta solo quando viene
prodotto e conservato nella comunicazione e
nell'agire" (pag. 25). Si tratta, insomma, di una diversa
concezione della società civile, a cui
necessariamente fa riscontro una diversa concezione
della democrazia. La riorganizzazione del mondo in senso
globale inevitabilmente conferisce infatti un duro colpo
alla democrazia rappresentativa, come è stata consegnata
alla tradizione politica europea dall'Illuminismo
settecentesco. La riappropriazione da parte della politica
di sfere lasciate de-regolamentate in mano all'economia
non è indolore, richiede un adattamento, che tuttavia non
può non essere affrontato. La democrazia deve essere rifondata,
per tenere a bada l'economia di mercato. La seconda
modernità ha dunque bisogno di un secondo Illuminismo?
Ulrich Beck è, in fondo, ottimista.
Indice
Prefazione
Parte I. Contribuenti virtuali; Tra economia
mondiale e individualizzazione lo Stato nazionale perde la
sua sovranità: che fare?; Lo schock da globalizzazione:
una discussione tardiva.
Parte II. La controrivoluzione fallisce; L'apertura
dell'orizzonte mondiale: per una sociologia della
globalizzazione; Società civile transnazionale: come si
forma uno sguardo cosmopolitico?; Profili della società
mondiale: prospettive concorrenti
Parte III. Errori del globalismo
Parte IV. Risposte alla globalizzazione; L'Europa
come risposta alla globalizzazione; Prospettive à la
carte: la brasilianizzazione dell'Europa
Autore
Ulrich
Beck insegna Sociologia alla Ludwig Maximilian Universität
di Monaco di Baviera, è docente alla London School of
Economics ed è firma autorevole del settimanale "Der
Spiegel". Ha pubblicato Das Zeitalter des eigenen
Lebens: die Globalisierung der Biographien, Suhrkamp,
Frankfurt am Main 1998 e curato il volume Perspektiven
der Weltgesellschaft, Suhrkamp.
