CONTRO
IL
CAPITALE GLOBALE (BRECHER
E
COSTELLO - FELTRINELLI) |
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Per orientarsi
nel profluvio di pubblicazioni accumulatesi attorno alla globalizzazione, la
ripubblicazione nella collana universale economica Feltrinelli di "Contro
il Capitale Globale. Strategie di resistenza" di Jeremy Brecher e Tim Costello giunge quanto mai
opportuna, perché nessun testo raggiunge un tale livello di chiarezza
espositiva, descrivendo al contempo i movimenti del capitale globale al servizio
del "programma delle imprese" e la nascita in contrapposizione di
movimenti di resistenza locali e planetari in funzione di un "programma per
l’uomo".
Ovviamente,
l’analisi delle modificazioni intervenute attraverso il sistema
dell’accumulazione flessibile, fondato sull’accentramento del controllo e
del decentramento della produzione, è preliminare, poiché è in seguito a
questa dinamica che si è determinato un livellamento verso il basso delle
condizioni sociali, di lavoro ed ambientali . Tant’è che per Brecher e
Costello " la forma attuale della globalizzazione sta conducendo ad un
saccheggio del pianeta e della sua popolazione".
Fine del
compromesso tra le classi, riduzione dei salari, allungamento della giornata
lavorativa per garantirsi condizioni di sopravvivenza, licenziamenti e crescita
della disoccupazione, marginalizzazione dei sindacati sono il portato di un
nuovo ordine economico che si misura con il declino dei tassi di resa del
capitale a fronte dell’esaurirsi del ruolo dominante in economia degli USA e
di un dimezzamento della crescita. Nel mentre sono cresciute le " zone di
produzione per l’esportazione" nel terzo mondo, in virtù
dell’incolmabile divario tra il costo del lavoro delle nazioni
industrializzate e quello delle periferie dell’impero, unitamente alla
speculazione dei mercati finanziari. Questo processo ha determinato una
concentrazione dei poteri nelle istituzioni internazionali (Fondo monetario,
Banca Mondiale, WTO, ecc.) ed una perdita di controllo degli stati nazionali, in
quanto l’obiettivo dichiarato della riduzione delle barriere al movimento dei
capitali e al libero commercio ha significato la creazione di un " ambiente
imprenditoriale planetario liberato dalle interferenze governative".
Ma un tale
livello di espropriazione del potere, della ricchezza e della capacità
produttiva delle comunità locali, inevitabilmente, non poteva che generare le
condizioni per la ripresa di movimenti in lotta per una globalizzazione dal
basso e per invertire la corsa verso il fondo, generata dalla logica della
competitività e dalla concorrenza. Da un lato nelle nuove fabbriche del sud del
mondo, dall’India alla Corea del Sud, dal Brasile al Sudafrica, si è
sviluppato un nuovo movimento sindacale a partire dall’esplosione di scioperi
locali e generali per rivendicare salari più dignitosi, condizioni di lavoro
migliori, diritti civili e sociali negati da regimi tra l’altro autoritari .
Dall’altro, dai
seringueiros in lotta contro la distruzione delle foreste pluviali e la
rapina delle risorse estrattive, ai contadini della valle indiana del Narmada
che si sono opposti alla distruzione della loro comunità in seguito alla
costruzione della diga Sardar Sarovar, si è verificato un allargamento delle
azioni popolari di resistenza contro i programmi della Banca Mondiale ed i piani
d’aggiustamento strutturali imposti dal FMI.
Nel dicembre del
1990 l’opposizione contro il Gatt è culminata a Bruxelles nella prima
manifestazione globale promossa da agricoltori, ambientalisti e consumatori
contro la segretezza ed il carattere non democratico di decisioni funzionali
solo all’interesse delle imprese globali e dei mercati transnazionali. Da
allora i guasti della globalizzazione hanno suscitato ovunque il diffondersi di
proteste radicali e la nascita di controvertici annuali tesi a produrre
contropiani per un’economia fondata sull’autodeterminazione delle comunità
e la democratizzazione delle istituzioni globali.
Se il
neo-liberismo mette, dunque, al centro l’interesse individuale e nega
l’esistenza di interessi sociali condivisi, solo una logica di cooperazione
tra popoli e soggetti locali, finalizzata alla fissazione di codici di condotta
per le multinazionali, alla cancellazione del debito, all’istituzione di fondi
per lo sviluppo locale e di salari dignitosi, potrà rispondere così ai bisogni
delle comunità locali e della maggioranza della popolazione.
Perciò, Brecher e Costello, contro " le tendenze omogeneizzanti della
globalizzazione dall’alto", puntano su una " strategia lillipuziana
" per difendere gli interessi di coloro che sono minacciati dalla
globalizzazione, attraverso una rete di organismi di base locali collegati tra
di loro mediante le nuove tecnologie informatiche l’azione transnazionale dei
cittadini.
Gli autori
Jeremy Brecher (1947), storico e saggista americano, ha pubblicato diversi
libri sulla storia del movimento operaio americano, come Strike! (tradotto in
italiano come Storia dell’insorgenza del movimento operaio di massa negli Usa
dal 1877 ai giorni nostri, Milano 1976), e sulla globalizzazione, come Global
Visions.
Tim Costello (1946) è stato militante sindacale dei camionisti americani
per oltre vent’anni e animatore di numerose iniziative politiche di base.
Brecher e Costello assieme hanno pubblicato tra l’altro: Common Sense for Hard
Times, Building Bridges e Globalization from
Below.
di Ginamarco
Martignoni