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CONFERENZA DELL'OCSE A BOLOGNA (12/6/2000 - 15/6/2000)

Dopo il convegno biotech a Genova, l'Italia torna nel mirino delle proteste. Appuntamento il 12 giugno nel capoluogo emiliano. Per boicottare la Conferenza dell'Ocse sulle piccole e medie imprese.

Non si sono ancora spente le polemiche che hanno accompagnato le proteste contro Tebio, la fiera internazionale sulle biotech a Genova nei giorni scorsi, che subito si riaccendono i riflettori sul prossimo obiettivo dei "ribelli della new economy": la Conferenza dell’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sulla competitività delle piccole e medie imprese, a Bologna dal 12 al 15 giugno.

E così, per la quarta volta dall'inizio dell'anno, l’Italia torna nel mirino degli attivisti, diventando il teatro internazionale delle proteste contro la globalizzazione. Già il 19 e 20 maggio scorso ad Ancona i ribelli avevano manifestato contro le riunioni della Conferenza per lo sviluppo e la sicurezza dell’Adriatico e dello Ionio. A Firenze, invece, il 24 maggio, erano scesi in piazza i più “arrabbiati” contro i ministri della Difesa e i vertici militari dei paesi aderenti alla Nato. E a Genova, dal 24 al 26 maggio, si sono svolte le contestazioni di ambientalisti, terzomondisti e contadini contro la Fiera internazionale sulle biotecnologie. Ora tocca al capoluogo emiliano.


A Bologna, i ministri dell’industria dei 29 paesi più industrializzati del pianeta, insieme ai rappresentanti e amministratori delle piccole e medie imprese, si sono dati appuntamento per una serie di incontri sui temi della globalizzazione e della competitività. E sul ruolo di quelle imprese che, pur non essendo colossi industriali, riescono a conquistare piccole fette dei mercati più difficili e a dar fastidio alle multinazionali. Un modello imprenditoriale, quello dell'azienda di dimensioni ridotte, inventato in Emilia e poi esportato nel mondo. Obiettivo dell’incontro è la firma della “Carta di Bologna”: manifesto della new economy che apre le porte della globalizzazione alle piccole imprese.

E proprio contro la “Carta di Bologna” puntano il dito i nuovi ribelli: «Ecco un altro di quei summit internazionali - accusano nelle liste di discussione su Internet - in cui si parla di globalizzazione e di sviluppo economico a porte chiuse». «A Bologna, i ministri del Club dei ricchi - si legge sul sito del Coordinamento anti Ocse - sveleranno alle piccole e medie imprese come approfittare della globalizzazione e come essere più competitivi in barba ai diritti dei lavoratori». E’ un vertice liberista - sostengono dal canto loro i ribelli della new economy - che non tutela la figura del lavoratore della piccola e media impresa e che guarda a un’estrema flessibilità della manodopera.

A organizzare le proteste bolognesi saranno gli stessi che, a Genova, hanno dato vita a Mobili Tebio, in collaborazione con il network dei Centri sociali, "Isola nella rete" e con i cordinamenti "Contropiani no Ocse" e "Maggio 2000". 

Ma questa volta, alle manifestazioni di piazza, i nuovi ribelli useranno altre tattiche di protesta. Non solo dimostrazioni, barricate e sit in, ma anche attività di controinformazione e boicottaggio su Internet. La prima tappa sarà la costruzione di un network massmediale indipendente: una sorta di Indymedia, il sito che a Seattle funzionò da tv, radio e giornale indipendente dei protestatori. E che trasmise tutte le immagini, le foto, i commenti delle manifestazioni. Ora l'idea ribelle è creare un'Indymedia all'europea.

Non è finita. I cyberwarriors hanno anche intenzione di boicottare i siti ufficiali dell'Ocse, organizzando un cosiddeto "netstrike": una sorta di "corteo telematico", una mobilitazione sulla rete che consiste nel concentrare i modem e i mouse di migliaia di navigatori su un determinato sito web fino a "ingolfarlo".

«Questa azione avrà lo stesso effetto dirompente di una manifestazione di piazza», si legge su Netstrike No Ocse, «sarà un corteo virtuale composto da migliaia di persone che occuperanno le vie d’accesso all’incontro. Un’azione di boicottaggio in grande stile. Che non ha niente da invidiare a Seattle».

La speranza è quella di ripetere l'exploit di Seattle e Davos: alla fine del '99 i governi dei paesi più ricchi si incontreranno per parlare del Multilateral Agreement on Investment (Mai). Ma dovettero rinunciare all'accordo per le forti proteste di piazza.

Andrea Benvenuti, 30/05/2000

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