-
SECONDA PARTE -
Il
prodotto
diventa
segno
Un
prodotto
è
ogni
cosa
che
ha
la
proprietà
di
essere
adatta
a
soddisfare,
direttamente
o
indirettamente,
un'esigenza
umana.
Quindi
il
prodotto
è
ciò
che
la
campagna
pubblicitaria
deve
vendere.
Ciò
nonostante,
alcuni
pubblicitari
dimenticano
spesso
questo
principio.
Nel
prodotto
stanno
le
chiavi
del
successo
o
del
fallimento,
e
il
primo
obbligo
dei
pubblicitari
è
conoscerlo.
L'obiettivo
evidente
è
offrire
un
prodotto
di
cui
il
consumatore
ha
bisogno,
a
un
prezzo
che
sia
disposto
a
pagare.
Se
non
esiste
questa
situazione,
o
non
si
realizza
nelle
proporzioni
desiderabili,
è
più
facile
cambiare
il
prodotto
che
il
pubblico.
Il
migliore
investimento
pubblicitario
è
migliorare
il
prodotto.
Tutti
i
prodotti
sono
migliorabili,
talvolta
con
una
facilità
sorprendente:
e
farlo
prima
di
qualsiasi
campagna
è
sempre
la
cosa
che
più
conviene
al
cliente.
La
buona
pubblicità
e
i
buoni
prodotti
stanno
bene
insieme.
Prima
di
fare
pubblicità
bisogna
essere
sicuri
di
avere
un
buon
prodotto
e
lavorando
sulla
pubblicità
si
può
trasformare
un
buon
prodotto
in
un
prodotto
migliore.
Nulla
può
sostituire
un
buon
prodotto
ma
nel
complesso
mondo
del
marketing,
il
prodotto
è
molto
più
che
il
bene
in
sè
stesso.
L'imballaggio
(un
buon
imaballaggio
deve
informare
e
persuadere,
deve
essere
parte
integrante
del
processo
di
comunicazione),
il
design,
il
posizionamento,
il
prezzo
e
la
distribuzione
sono
fattori
determinanti
che
definiscono
la
sua
personalità,
e
con
questi
dobbiamo
cercare
le
sue
qualità
differenzianti
e
i
suoi
vantaggi
rispetto
alla
concorrenza.
Siamo
circondati
da
marche
e
contano
molto,
fanno
parte
del
nostro
linguaggio,
della
nostra
vita
quotidiana.
Perchè
le
marche
sono
così
forti?
Perchè
sono
una
garanzia,
e
soprattutto
un
sentimento.
I
prodotti
sono
oggetti,
le
marche
sono
relazioni.
La
sfida
è
mantenere
vive
le
marche
di
sempre
e
far
guadagnare
posizioni
a
quelle
nuove,
senza
permettere
che
retrocedano
dinanzi
alle
difficoltà.
La
pubblicità
assume
funzioni
ben
più
ampie
che
non
la
semplice
sollecitazione
delle
vendite.
Il
suo
compito
è
divenuto,
progressivamente,
quello
di
attribuire
caratteristiche
differenziali
a
prodotti
sempre
meno
riconoscibili
l'uno
dall'altro
al
momento
della
produzione,
di
valorizzare
la
marca
rispetto
al
generale
appiattimento
di
caratteristiche
distintive
obiettivamente
riscontrabili
dal
consumatore.
La
pubblicità
ha
svolto
e
svolge
così
il
ruolo
insostituibile
di
riscattare
i
prodotti
e
i
servizi
da
una
crescente
banalizzazione
conseguente
sia
alla
diffusione
massiva
e
interclassista
degli
stessi
sia
ad
una
altrettanto
espansiva
omologazione
dei
beni
al
momento
della
produzione.
I
prodotti
assolvono
l'importante
funzione
di
indicatore
della
collocazione,
individuale
o
familiare,
nella
gerarchia
degli
status;
il
prodotto
diviene
segno,
qualcosa
che
sta
per
altro,
un
prodotto
che
conduce
ad
un
mondo
astratto,
fatto
di
rappresentazioni
e
valori.
La
semantizzazione
dei
prodotti
è
funzionale
alle
esigenze
della
produzione
nel
provocare
un
rapido
turn-over
della
merce:
che
è
assai
più
accelerato
del
suo
esaurimento
fisico,
dell'obsolescenza
merceologica.
Il
sistema
degli
oggetti
offre
un
potente
sostegno
all'individuo
nella
ricerca
e
nell'espressione
della
sua
identità.
Gli
oggetti
che
ci
circondano
parlano
per
noi.
Le
motivazioni
del
consumatore
L'informazione
è
potere
soprattutto
se
il
pubblicitario
sa
organizzarla
e
ricavare
le
conclusioni
utili
per
i
suoi
obiettivi.
Per
short
list
si
intende
la
relazione
mentale
con
le
marche
che
per
prime
vengono
in
mente
come
"preferite",
"affidabili"
o
"migliori",
quando
pensiamo
di
comprare
un
certo
prodotto
di
cui
abbiamo
bisogno.
La
pubblicità
usa
stimoli
razionali
ed
emozionali,
perchè
generalmente
ciò
che
porta
all'azione
non
è
il
ragionamento,
ma
sono
simboli
legati
al
desiderio.
La
forza
e
il
peso
della
ragione
sono
indiscutibili.
Nessuno
investirà
soldi
e
creatività
per
rendere
desiderabile
un
ombrello
bucato,
perchè
non
svolge
la
funzione
essenziale
dell'oggetto,
riparare
dalla
pioggia.
La
persuasione
funziona
a
livello
razionale
ed
emozionale,
cosciente
e
subcosciente.
Le
sensazioni
ricevute
dalla
pubblicità
sono
filtrate
dal
sentimento,
dal
pensiero
e
dalla
volontà.
Il
primo
livello
è
dire
al
consumatore
ciò
che
gli
piace,
il
secondo
è
proporgli
ciò
che
conviene,
il
terzo
è
convincerlo
a
scegliere
il
prodotto
o
servizio
offerto.
La
pubblicità
è
molto
condizionata
dalle
motivazioni,
dagli
atteggiamenti
e
dai
comportamenti
del
consumatore,
ma
il
suo
principale
obiettivo
è
il
compratore.
Il
compratore
va
segmentato
e
targettizato
in
base
a
strategie
e
obiettivi
prefissati.
Le
strategie
di
comunicazione
sono
utilizzate
per
costruire,
cambiare
e
consolidare
atteggiamenti.
I
dieci
principi
generali
della
pubblicità
sono:
-
la
buona
pubblicità
vende
il
prodotto
oggi
e
costruisce
la
marca
per
domani;
-
la
buona
pubblicità
ottiene
immediatamente
l'attenzione
del
destinatario;
-
la
buona
pubblicità
contiene
una
forte
idea
di
vendita
e
promette
un
beneficio
interessante
e
raggiungibile
per
il
consumatore;
-
nella
buona
pubblicità
l'idea
è
semplice,
chiara
e
si
capisce
subito;
-
la
buona
pubblicità
si
distingue
dalla
concorrenza,
dal
resto
della
pubblicità
e
dal
contesto;
-
la
buona
pubblicità
è
memorabile;
-
la
buona
pubblicità
è
rilevante
per
i
possibili
consumatori
del
prodotto;
-
nella
buona
pubblicità
la
marca
è
integrata
nell'idea
centrale;
-
la
buona
pubblicità
non
è
un
annuncio
isolato,
ma
una
campagna
capace
di
continuare
e
diventare
una
risorsa;
-
nella
buona
pubblicità
il
messaggio
si
adegua
alle
caratteristiche
di
ciascun
mezzo,
approfittando
di
tutti
i
suoi
vantaggi
e
accettando
le
sue
imitazioni.
RIFERIMENTI
BIBLIOGRAFICI
BASSAT,
L.
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LIVRAGHI
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"Il
nuovo
libro
della
pubblicità",
Il
Sole
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FABRIS
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"La
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teorie
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Franco
Angeli