I
modelli
organizzativi di riferimento che descrivono la struttura della pubblica
amministrazione sono il modello gerarchico ed il modello matriciale.
Il modello
gerarchico rappresenta una struttura costituita da un vertice e da
successivi ruoli di grado progressivamente inferiore.
Il modello
matriciale invece contraddistingue una organizzazione che nelle sue
dinamiche funzionali procede in base al progetto da realizzare o al tempo da
impiegare.
La struttura
della pubblica amministrazione continua ad avere una struttura di tipo
gerarchica ma sempre più spesso aumentano le attività a progetto e
diminuiscono quelle ordinarie.
L’esigenza
del passaggio dal modello classico e burocratico, giuridico ed istituzionale
della pubblica amministrazione a quello economico aziendale in una logica di
servizio pubblico nasce dal verificarsi di due condizioni necessarie per la
realizzazione di attività di marketing negli apparati statali: l’esistenza
della concorrenza e di un mercato inteso come possibilità di scelta da
parte del cittadino/cliente di varie alternative tra offerta pubblica e privata
o tra più alternative di offerta dello Stato e l’introduzione della
variabile prezzo in senso lato (come evidenza dello scambio a vario titolo
tra pubblica amministrazione e cittadino).
Lo sviluppo delle condizioni di
cessione dei servizi pubblici ha creato i presupposti per introdurre un
approccio di marketing nell’attività dello Stato e nello specifico
dell’Ufficio relazioni con il pubblico (URP) che è stato introdotto dal d.lgs.
n. 29 del 3 febbraio del 1993.
Per marketing
si intendono le attività, svolte dall’organizzazione, di analisi,
pianificazione, realizzazione e controllo per il perseguimento delle sue finalità
di scambio con i mercati obiettivo.
Le principali
tecniche di marketing utilizzabili dall’URP sono:
Dal punto di
vista strategico la segmentazione si realizza concentrando l’offerta su
quei gruppi di cittadini che presentano caratteristiche abbastanza simili e la
maggior parte degli URP identifica ampie classi di cittadini che manifestano, di
massima, le stesse attese nei confronti dell’attività pubblica o che
reagiscono in modo più o meno simile all’attività di marketing dell’URP.
I tradizionali criteri di
segmentazione sono la segmentazione geografica (il bacino di utenza
complessivo viene suddiviso in diverse zone geografiche e le tipiche variabili
utilizzate sono la regione di appartenenza, la dimensione del centro abitato e
la densità della popolazione), la segmentazione sociodemografica (il
bacino d’utenza viene suddiviso in base a variabili demografiche quali l’età,
il sesso, la composizione della famiglia, il livello di reddito, il tipo di
occupazione, il grado di istruzione, ecc.), la segmentazione psicografica
(i cittadini vengono suddivisi in gruppi in base allo stile di vita e alle
caratteristiche della loro personalità) e la segmentazione in base al
comportamento di fruizione (la frequenza di utilizzo di un servizio
pubblico, il quantitativo medio di servizio fruito, la fedeltà mostrata nei
confronti dell’istituzione pubblica o al punto di distribuzione del servizio,
la consapevolezza del valore percepito del servizio pubblico e i vantaggi
ricercati nel loro utilizzo sono le variabili più utilizzate per segmentare il
bacino di utenza in base al comportamento dell’utente).
La segmentazione geografica e quella sociodemografica sono le tipologie
di segmentazione più diffuse. Perché la segmentazione sia utile l’insieme
dei segmenti individuati dovrà presentare le seguenti caratteristiche: misurabilità,
accessibilità, consistenza, fattibilità.
Lo spazio che
contraddistingue la comunicazione pubblica è denominabile “area di
pubblica utilità”, e racchiude in sé svariate finalità o tipologie di
comunicazione tra cui quella politica, quella propriamente istituzionale e
quella sociale.
Nell’ambito
delle differenze strategiche tra le attività dell’impresa e dell’ente
pubblico si può ulteriormente distinguere tra la comunicazione di mercato e
quella pubblica.
Le tipologie
di comunicazione che rientrano nell’ambito della comunicazione pubblica sono
principalmente queste tre:
-
comunicazione per regolare: consiste nella
regolazione giuridica dei rapporti tra i membri dell’ordinamento; ne
costituiscono degli esempi le pubblicazioni di leggi, di atti e di
certificazioni. Quando questo tipo di relazione diventa il solo modello di
interazione tra amministrazione e cittadino si è in presenza di uno Stato
liberale che impone e vieta attraverso un’informazione unidirezionale,
senza soffermarsi a spiegare;
-
la comunicazione per servire: questa funzione
si riferisce alla comunicazione di pubblica utilità, cioè alle
informazioni e alle notizie che devono essere offerte all’utente per poter
meglio usufruire del servizio o interagire con la pubblica amministrazione.
Generalmente è lo Stato sociale il mandatario e l’emittente di questa
tipologia di comunicazione, in ragione dell’estensione continua dei suoi
compiti e delle sue funzioni;
-
la comunicazione per convincere: in questo
caso la pubblica amministrazione coinvolge il cittadino nella gestione della
cosa pubblica ai fini del benessere generale; la risoluzione di alcune
problematiche e anche la soddisfazione degli stessi utenti dipendono infatti
da un meccanismo di scambio e di vera e propria negoziazione tra le parti.
Quest’ultima forma di comunicazione risulta essere l’espressione di uno
Stato maturo e democratico che assicura l’ascolto dei bisogni
dell’utente con la comunicazione bidirezionale.
Il
coordinamento strategico della comunicazione è il fine cui la comunicazione
pubblica deve tendere e riguarda la gestione coordinata della comunicazione
verso i media, verso i cittadini-utenti e verso le funzioni interne.
Nel lungo,
quasi cinquantennale, percorso della comunicazione dello Stato si possono
individuare quattro processi fondamentali:
1.
processo di identità: l’ente prende consapevolezza del problema
preliminare della relazione con il mondo
esterno offrendo una soluzione limitata fondata essenzialmente sulla domanda
politica interna e su quella esterna dei media;
2.
processo di comunicazione. È in questa fase che si introduce per
la prima volta l’esperienza della comunicazione pubblicitaria;
3.
processo di informazione: nasce dall’esigenza dei cittadini di
avere un servizio diverso da quello erogato solo dalle amministrazioni
attraverso le attività di comunicazione;
4.
processo di organizzazione: i flussi informativi sono inseriti in
un corretto quadro procedurale di comunicazione interna.
Fasi della comunicazione istituzionale
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Funzione
prioritaria
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obiettivi
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destinatari
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strumento
operativo
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profilo
professionale
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1
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visibilità
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Chi sono
Cosa faccio
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Cittadino, elettore
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Ufficio Stampa
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Giornalismo politico
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2
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Promozione di immagine
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Credibilità immagine
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Segmenti sociali
|
Ufficio pubbliche
relazioni
|
Relazioni pubbliche
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3
|
Comunicazione esterna A
|
Orientamento sulle
politiche
|
Moltiplicatori, opinion
leader
|
Strumenti di comunicazione
|
Comunicazione integrata
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4
|
Comunicazione esterna B
|
Trasferimento conoscenze
|
Cittadino latente e
rappresentanze
|
Strumenti di comunicazione
|
Comunicazione integrata
|
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5
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Accesso
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Disponibilità atti amm. e
relative informazioni
|
Cittadini utenti e sistema
di imprese
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Front-desk
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Giuridico, amministrativo
|
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6
|
Accoglienza bisogni
informativi
|
Interattività diffusa
|
Cittadini utenti, sistema
di imprese e rappresentanze
|
Front –desk con sviluppi
telematici e postali
|
Rete informativa
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7
|
Comunicazione interna
|
Decodificazione di
processi di front desk
|
Struttura amm. interna
|
Ufficio studi
|
Cultura sociale con
esperienza giuridico-amm.
|
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8
|
Marketing
|
Sviluppo e
riqualificazione delle prestazioni
|
Struttura amm. interna
|
Ufficio studi e ricerche
|
Cultura sociale e attività
di ricerca
|