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Giovanni Paolo II e la globalizzazione

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LA COMUNICAZIONE MONDO. MATTELART E LA GLOBALIZZAZIONE

 

Mentre Giddens interpreta le relazioni tra globale e locale come gioco tra due forze reciprocamente opposte, Mattelart, docente di scienze dell'informazione, si sforza di superare la lettura dialettica tra queste due dimensioni ponendo l'accento sulle differenze tra globalizzazione e mondializzazione.

   La riflessione di Mattelart si focalizza sull'internazionalizzazione progressiva del sistema di comunicazione. Obiettivo del suo studio è di ricercare le tracce profonde dell'attuale configurazione "comunicazione mondo" ripercorrendo le tappe storiche della creazione del reticolo tecnologico e informativo planetario e ricostruendo la genealogia dei concetti e delle teorie sull'internazionalizzazione della comunicazione. La sua analisi si sviluppa lungo tre concetti fondamentali:

la guerra e la sua logica intesa come componente essenziale della storia della comunicazione internazionale;

il progresso quale obiettivo di uno sviluppo comunicativo mirante all'uguaglianza e alla democrazia;

la cultura come questione cruciale della comunicazione mondo.

   Secondo Mattelart l'azione congiunta di media, pubblicità, agenzia di stampa, ecc. finalizzata alla creazione di una cultura globale omogenea è destinata a interagire costantemente con culture e tradizioni locali. Armand Mattelart tenta di sottrarsi alla logica deterministica della globalizzazione come processo unilineare e al tempo stesso enfatizza il potere di resistenza del locale.

   "Tutte queste scale di realtà ovvero l'internazionale, il locale, il regionale, il nazionale, hanno senso se le si articola tra loro, se ne vengono messe in rilievo le interazioni, solo se, rifiutandosi di stabilire opposizioni e antinomie, si ricercano le mediazioni e le negoziazioni che si attivano tra le diverse dimensioni, senza peraltro ignorare l'esistenza affatto reale dei rapporti di forza che vigono tra loro".

   Le complesse interazioni tra globale e locale più che come scontri, spesso si manifestano sotto forma di eclettismo, ibridazione. D'altronde la contaminazione è stata spesso identificata quale tratto dominante della condizione contemporanea. Soprattutto sul piano socioculturale, i flussi transnazionale non hanno necessariamente assunto le forme dell'omologazione dei territori o della soppressione di differenze locali o nazionali, ma quelle dell'adattamento e della mediazione.

   E' questa una questione che ormai è il centro degli enunciati contemporanei relativi alla costruzione dello spazio-mondo, uno spazio plasmato dalle logiche deterritorializzanti della globalizzazione e dell'economia-mondo e, al tempo stesso, dal processo di riterritorializzazione delle singolarità spaziali nel corso del quale ciascuna comunità tende a dare un senso forte che le proietta verso condizioni universali. Pensare la comunicazione partendo dall'istanza internazionale sembra oggi essenziale. La conoscenza di ciò che avviene nello spazio-mondo in formazione sono in effetti indispensabili per combattere le forme molteplici che riveste l'esclusione dell'altro, qui come altrove.

INTERVISTA A MATTELART

A proposito di "globalizzazione", ce ne può dare una definizione?
Possiamo rapportarci a questo fenomeno sotto un duplice aspetto. In primo luogo la globalizzazione corrisponde a una realtà concreta, e che ad esempio consista soprattutto nell'accerchiamento del pianeta a opera di reti finanziarie. E del resto il termine "globalizzazione" in pratica è nato con la deregolamentazione finanziaria degli anni 1980-'85. Ci sono perciò dei dati di fatto, vale a dire che i territori degli stati-nazione sono sempre più indotti a collegarsi con la dimensione mondiale. Il secondo aspetto che vorrei ricordare è che la globalizzazione è anche una ideologia, nel senso che in definitiva attraverso la globalizzazione si ottiene un modello di riordinamento del mondo. 

Invece che cosa vuol dire "mondializzazione"?

a cura di MEDIAMENTE - RAI EDUCATIONAL

 

 

 

 

 

 

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