Una
comunicazione orale professionale si inserisce a un certo livello di una catena
decisionale, fornendo informazioni, analisi, proposte o richieste. La sua
efficacia dipende dall’autodisciplina dell’emittente che elabora il
messaggio. Oralità infatti non significa improvvisazione né presentare idee e
concetti mano a mano che vengono in mente.
In
questo caso gli esiti potrebbero essere incerti: illogicità e oscurità del
discorso provocano difficoltà di comprensione, sensazione di fastidio
nell’ascoltatore e inevitabile contraccolpo negativo sull’immagine di chi
parla.
Al
contrario, una comunicazione orale efficace richiede disciplina e allenamento,
per strutturare ed esporre rigorosamente i punti chiave e i relativi nessi
logico-consequenziali, in funzione del tempo a disposizione e
dell’interlocutore.
Più
il tempo concesso è ridotto e il livello decisionale è alto, maggiore è la
preparazione progettuale necessaria.
La
strategia e il modello di esposizione devono essere così ben assimilati e
radicati da consentire una reazione immediata a qualsiasi richiesta imprevista,
vale a dire una risposta spontanea in termini sintetici, chiari, esaustivi,
funzionali allo scopo e al contesto.
Per
parlare bisogna documentarsi, non solo riguardo ai contenuti da esporre, ma
anche intorno a caratteristiche e aspettative dell’uditorio.
Un
valido relatore entra nella logica del suo pubblico, risponde alle sue attese,
plasma il suo intervento sulle necessità e le problematiche degli
interlocutori.
L’attenzione
dei destinatari è strettamente correlata a due fattori: interesse e
comprensione; per questo l’argomento del discorso deve essere presentato
subito, in correlazione immediata con le motivazioni di vantaggio e interesse
che comporta per l’interlocutore.
Per
comunicare con efficacia occorre dunque sviluppare:
·
capacità di sintesi, per circoscrivere l’argomento da trattare e
individuare le informazioni irrinunciabili da trasmettere in base al tempo a
disposizione;
·
disciplina, per disporre in progressione logica i punti chiave del
discorso e non abbandonarsi a divagazioni o intuizioni dell’ultimo momento; è
preferibile seguire uno schema espositivo lineare dal generale al particolare,
offrendo all’ascoltatore un fil rouge per la comprensione ed il
ricordo;
·
flessibilità, per adottare il linguaggio più appropriato per il
destinatario e predisporre lo schema espositivo a eventuali nuovi sviluppi nel
corso della discussione;
·
capacità relazionali, per elaborare immagini, esempi e formule
d’effetto, sobrie ma in grado di coinvolgere l’interlocutore e mantenerne
l’attenzione, agendo sulla componente emotiva oltre che su quella razionale;
·
abilità tecnica, per evitare, quando è possibile, la lettura di un testo
scritto, che toglie spontaneità al discorso e lo rende monotono; dopo
un’accurata documentazione sull’argomento, un oratore brillante non legge,
ma parla, seguendo, se non il testo completo, almeno una traccia ben nutrita che
espone i diversi concetti;
·
equilibrio, per riconoscere le circostanze in cui è consigliabile
preparare un testo scritto, cioè quando non si è esperti dell’argomento o il
tempo è ridotto; serve inoltre per non abbandonarsi a lunghe divagazioni,
concedendo il giusto spazio ad ogni argomento senza oltrepassare il tempo a
disposizione che ci si era prefisso in base alle circostanze.
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