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COMUNICAZIONE & INFORMAZIONE

- SECONDA PARTE -

La scrittura è la prima forma di "ingegnerizzazione del pensiero", che permette di archiviare, inventariare, trasportare, modificare, correggere i nostri pensieri e aiutare la nostra memoria a ricordare dati, calcoli, formule, quantità. La sua affidabilità è così superiore alla memoria che, nella comunicazione a distanza, il trasporto fisico del messaggio prevarrà in maniera schiacciante sulle altre immateriali (tam tam, falò, ecc.). La supremazia di questo tipo di messaggio sarà assoluta fino al nostro secolo, cioè all’avvento della radio e della televisione: comunicazioni sincrone e immateriali. Inoltre l'efficienza della scrittura è tale che l'immagine perderà di centralità nella comunicazione umana: una centralità che riconquisterà solo nel Novecento, con il cinema, la fotografia, la televisione, la pubblicità. 

Naturalmente la scrittura antica è un genere raro, ritualizzato e riservato al potere. Essa serve soprattutto per soddisfare la comunicazione interna della classe dirigente: funzionari, burocrati, sacerdoti. Tutti gli altri erano analfabeti, e la scrittura stentò molto a filtrare attraverso gli strati sociali, per motivi essenzialmente economici. Come scrisse lo storico inglese Arnold Toynbee, "anche se i membri di una minoranza privilegiata fossero riusciti a superare il loro naturale ed umano egoismo e avessero cercato con tutti i loro mezzi a disposizione di spartire il loro patrimonio culturale con la maggioranza dei non privilegiati, essi avrebbero fallito il loro intento prima della Rivoluzione industriale, a causa della scarsità del surplus  economico disponibile dopo il fabbisogno dei più elementari bisogni della società. Nell'economia agricola pre-industriale, in cui la forza bruta dell'uomo e dell'animale non era integrata e potenziata da forze meccaniche, tutti, ad eccezione di una piccola minoranza, erano condannati a vivere come contadini la cui scarsa produttività non poteva fornire altro che la soddisfazione dei bisogni elementari di nutrizione, vestiario, e di misero alloggio…"Ancora all'inizio della rivoluzione industriale, verso il 1750, il 90% della popolazione mondiale era totalmente analfabeta.

 

Quando la comunicazione è rivolta al vasto pubblico deve assumere una veste diversa dalla comunicazione scritta. Essa può assumere varie forme:

a)      la comunicazione orale "da uno a molti", con tutte le difficoltà, che abbiamo visto, dovute alla difficoltà logistica di radunare le persone; non a caso la religione cattolica prescrive la Messa in chiesa solo la domenica, altrimenti sarebbe materialmente incompatibile con il lavoro.

b)     le arti figurative e l'architettura.  L'imponenza dei palazzi, dei templi e delle torri, le grandi statue nei luoghi pubblici, i grandi cicli pittorici che descrivono scene della vita pubblica o storie dei santi rappresentano altrettante forme del comunicare al popolo che non sa leggere e scrivere.

c)      lo spettacolo teatrale e lo spettacolo sportivo, sempre di carattere festivo e con una forte impronta pubblica, perché richiedono una imponente organizzazione sociale.

In questo paradigma, l'invenzione della stampa rappresenta un importante passo avanti verso l'ulteriore industrializzazione della comunicazione scritta, molto superiore alla copia dei manoscritti dell'antichità presso i monasteri benedettini del Medioevo. In Occidente la stampa a caratteri mobili fu inventata dal monaco tedesco Johann Gutenberg di Magonza, la cui prima opera stampata, una Bibbia, è del 1450. L’invenzione di Gutenberg ebbe un successo straordinario. Alla fine del XV secolo, cioè meno di cinquant’anni dalla prima Bibbia, si stimano in 35.000 le edizioni pubblicate, il che significa dai quindici ai venti milioni di esemplari. Il 77% di queste opere erano in latino, il 45% erano opere religiose e 236 città diverse avevano contribuito a questa produzione. 

La comunicazione stampata rappresenta un grande passo verso e la riproducibilità tecnica e la serialità  delle opere d'arte e dei frutti dell'ingegno.

La riproducibilità tecnica preesiste alla stampa; la fusione di più statue in bronzo da un solo originale, l'utilizzo di cartoni per facilitare la produzione di mosaici, la copia dei manoscritti in officine specializzate (come gli scriptoria  dei monasteri)  sono tecniche note fin dall'antichità, e si tratta di esempi ai quali altri potrebbero aggiungersi. Il concetto di serialità individua la produzione in serie di oggetti identici di costo infinitamente inferiore a quello che avrebbe un singolo prototipo, destinati ad una larga circolazione: il conio di monete metalliche tutte uguali, la riproduzione dagli stampi di oggetti d'uso (utensili) e di elementi architettonici (tegole) in terracotta.

La tipografia è un notevole passo avanti verso la riproducibilità tecnica perché non è una tecnologia particolarmente complessa, richiede gusto ed esperienza più che macchine e capitali, produce oggetti (i libri e poi i periodici) non particolarmente costosi, trasportabili, di facile commercio. Per questo l'editoria non è più un mero appannaggio del potere; si cominciano a stampare libri e giornali per i quali l'establishment stabilirà affannosamente autorizzazioni e censure, non sempre con successo. Tra i principi della Dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1789 la libertà di stampa sta insieme alla libertà di espressione.

L'invenzione della stampa accentua il predominio della scrittura su tutte le altre forme espressive, in particolare quelle legate al suono, all'immagine, all'oralità (il teatro) penalizzate da un maggiore impaccio nella riproducibilità tecnica e quindi nella diffusione; un predominio che giungerà a far coincidere scrittura e cultura e che toccherà il suo punto massimo nell'Ottocento.

La diffusione della stampa, tuttavia, ha come limite invalicabile l'analfabetismo; peraltro, saper leggere e scrivere non significa di per sé propensione o potere d'acquisto sufficienti per la lettura. Esula dal nostro corso una trattazione dell'alfabetizzazione e dei suoi rapporti con lo sviluppo economico e sociale; possono però essere illuminanti alcune statistiche di metà Ottocento.

 

Tabella 1

Analfabetismo in alcuni paesi d'Europa, 1850 circa

 

Stato

Censimento

Anno

% di

Analfabeti adulti

Prussia

1849

20

Scozia

1851

20

Svezia

1850

10

Impero austriaco

1851

40-45

Belgio

1856

45-50

Inghilterra e Galles

1851

30-33

Francia

1851

40-45

Italia

Stime

75-80

Spagna

1857

75

Impero russo

1850

90-95

Tabella 2

Analfabetismo nelle regioni d'Italia

secondo il primo censimento nazionale del 1871

(individui di 6 anni e più)

 

Regioni

Maschi

Femmine

Maschi + Femmine

Piemonte

34

51

42

Liguria

49

64

56

Lombardia

41

50

45

Veneto

54

76

65

Emilia

67

77

72

Toscana

62

75

68

Marche

73

85

79

Umbria

74

86

80

Lazio

62

74

68

Abruzzi

76

93

85

Campania

73

87

80

Puglia

79

90

84

Basilicata

81

95

88

Calabria

79

95

87

Sicilia

79

91

85

Sardegna

81

92

86

 Dunque fino all'Ottocento in tutte le società umane la comunicazione di massa è una risorsa molto scarsa: la forma più efficiente di comunicazione a distanza, la stampa, è preclusa alla maggioranza del popolo, alla massa. La comunicazione di massa è essenzialmente un fenomeno contemporaneo. I mass media (appunto i mezzi e supporti necessari per il trasporto a distanza della comunicazione "uno a molti") sono essenzialmente il prodotto della rivoluzione tecnologica dei secoli XIX e XX. Il termine massa, peraltro, è anch'esso un figlio dell’Ottocento. Per società di massa si può intendere l'aggregato umano determinato dalla rivoluzione industriale, dall'urbanesimo e dalla conseguente organizzazione delle élite e dei ceti subalterni.

 

 

 

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