Articolo di
Amedeo Lomonaco pubblicato nel primo numero del 2002 della
rivista 'Desk' a cura dell'Unione Cattolica della Stampa
Italiana (Ucsi)
Le
nuove tecnologie
attraverso il supporto informatico forniscono
strumenti di ampia portata ed allargano gli orizzonti
della comunicazione e dell’informazione.
Questo
scenario, che accomuna ormai molti abitanti del pianeta,
è indicato frequentemente con il termine di
globalizzazione dei media e delle comunicazioni.
La metafora per eccellenza di questo fenomeno è Internet,
la moderna Alessandria d’Egitto, una rete senza un
centro che cresce all’insaputa delle parti che la
compongono, un mezzo di comunicazione senza confini,
individualista e collettivista, uno spazio vuoto e
selvaggio percepito come infinito.
La
comunicazione globale implica e rende necessario
affrontare la questione di un’etica planetaria intesa
come sistema minimo di valori condivisibili e compatibili
ma argomentabili e, quindi, non imposti.
Il
fenomeno della globalizzazione non distribuisce in modo
universale l’offerta informativa e
comunicativa perché rappresenta uno scenario che
non coinvolge tutti i Paesi allo stesso modo e divide gli
abitanti della Terra tra connessi ed esclusi.
La
coppia di parole comunicazione/informazione, che serviva a
designare gli scambi di messaggi all’interno delle
società, oggi si rivela inutilizzabile per descrivere
fenomeni culturali limitati. Sotto la voce
“comunicazione ” ormai si trova di tutto: lo scambio
di messaggi genetici, la ricezione di segnali chimici e
acustici, l’analisi dei sistemi e dell’ingegneria dei
sistemi, gli approcci quantitativi della scienza
dell’informazione, gli studi della retorica del cinema,
del giornalismo, i vari campi delle pubbliche relazioni,
della pubblicità, del marketing, e le attività di altri,
molteplici contesti.
Nel
suo significato fondamentale, quotidiano, la parola
informazione definisce la funzione di dar forma a una
materia, a un pensiero, a una percezione, a un insieme di
dati ma ormai ha soprattutto un significato tecnologico,
di scambio di quantità informative misurabili in bit.
Non
è più vero come affermava Mc Luhan che il “mezzo è il
messaggio”, perché la globalizzazione delle
comunicazioni comporta una omogeneizzazione dei messaggi
ed una conseguente omologazione dei mezzi. Il giornale
infatti somiglia sempre di più alla televisione, la
pubblicità modifica allo stesso modo il linguaggio
scritto ed il linguaggio parlato, le tematiche e i
contenuti si unificano per effetto di una competizione che
annulla i confini tra un mezzo e l’altro. Bisogna
riconoscere che qualsiasi discorso sui media oggi si trova
di fronte alla necessità di recuperare il significato di
certe parole, di chiarire il rapporto tra “mezzi” e
fini, tra media e scopi. Infatti, la circostanza che la
comunicazione sia divenuta pressocchè illimitata non
significa affatto che l’uomo comunica di più. Si
comunica di più rispetto all’epoca in cui si comunicava
a distanza con fuochi e campane ma si tratta di stabilire
quali sono i contenuti dei nuovi mezzi e se questi
contenuti comportano un arricchimento di conoscenza o di
intrattenimento.
Il
villaggio multimediale è un villaggio simulato perché
non si parla più delle esigenze degli uomini ma dei
bisogni degli strumenti. In questo villaggio il vissuto è
diventato rappresentazione, lo spettacolo diviene reale e
la vita quotidiana è costituita da immagini separate dal
contesto, da simboli.
Oggi
siamo un po’ protesi, un po’ appendici della realtà
che ci circonda, una realtà in cui la creatura, il
complesso delle tecniche al servizio dell’uomo, ha
superato il creatore.
Nel
villaggio globale le attività di comunicazione possono
ripristinare l’equilibrio nella dicotomica coesistenza
di realtà e simulazione grazie alla corretta adozione
delle strategie.
La
comunicazione nella sua modalità attraverso cui si
instaurano, si strutturano e si sviluppano le relazioni
sociali, affida alle strategie di propaganda, persuasione
e agevolazione le alternative di interazione tra
l’istituzione pubblica e l’utenza.
La
propaganda propone un solo modello di riferimento per il
soggetto, la persuasione comporta l’identificazione
dell’individuo con una alternativa opposta ad
un’altra, mentre l’agevolazione lascia aperte
molteplici possibilità di scelta.
Le
strategie della comunicazione non possono però essere
realizzate se l’uomo perde la propria supremazia a
vantaggio delle tecniche ed il suo ruolo di soggetto
pensante.
Socrate
non ha lasciato nessuno scritto perché ha dato peso al
dialogo come unità principe dell’interazione ma oggi,
nell’era della comunicazione globale, spesso non abbiamo
un interlocutore dialogico e siamo noi stessi una realtà
immateriale che agisce all’interno di una rete. E’
necessario recuperare la funzione dialogica della
comunicazione attribuendo a individuo e mezzo le giuste
collocazioni e priorità.
Cartesio
ha affermato che solo pensando noi siamo, ma in realtà
nella società dell’informazione globale il soggetto è
una spugna che assorbe informazioni e contenuti senza il
contributo del proprio pensiero critico.
Il
paradigma kantiano della ragione critica posta come stella
di orientamento, nella sua maturità si basa su una
ragione che possiamo inquadrare come comunicativa poiché
comunicare bene è comunicare un bene e questo implica la
conoscenza delle strategie da attuare, la conoscenza del
bene/comunicazione in sé e la costruzione di una
riflessione analitica verso la realtà che ci circonda.
L’individuo
prima di essere un emittente o un ricevente è un soggetto
pensante, prima di essere un elemento immateriale di una
rete è la cellula primaria della società in cui viviamo.
La comunicazione non può essere ridotta ad un semplice
trasferimento di messaggi attraverso la condivisione di un
canale e di un codice tra due o più individui, ma deve
poter viaggiare lungo l’analisi della conoscenza di sé,
dell’altro e del contesto in cui questa avviene perché
comunicare non è un’impresa difficile se è aperto il
canale simpatetico tramite cui far scorrere le emozioni
della comunicazione e del non detto nel detto.
Amedeo
Lomonaco