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GUERRA CIVILE IN COLOMBIA 

lunedì, 26 gennaio 2004

Da quasi quarant'anni la Colombia è sconvolta da una sanguinosa guerra civile tra governo, paramilitari e gruppi ribelli di estrema sinistra; all'origine di questo conflitto (300.000 morti), praticamente l'ultimo in una America Latina quasi del tutto pacificata, vi è una enorme disparità sociale tra classi dirigenti e popolazione, che aveva già provocato gravissime violenze ancora diversi anni prima dell'inizio "ufficiale" delle ostilità.

Gli anni '20 sono attraversati da massacri di centinaia di contadini che lavoravano presso piantagioni gestite da multinazionali americane: ripetute ondate di scioperi provocarono brutali repressioni da parte delle forze governative. Successivamente, fino alla fine degli anni '40 il potere resta suddiviso tra i due principali partiti del Paese, Conservatori e Liberali, entrambi di stampo fortemente ologarchico ed accentratrice, e legati ai grandi latifondisti.

In seguito all'uccisione di un leader progressista, Jorge Eliécer Gaitán, orchestrata dai vertici avversari, si scatena un primo periodo di scontri tra gruppi armati regolari e non, dipendenti dalle due parti: è la cosiddetta Violencia (1948-1958), che provoca oltre 200.000 morti.

 

Una breve speranza di pace giunge nel 1953, dopo un colpo di stato attuato dal generale Gustavo Rojas Pinilla, che peraltro prosegue per la linea dura contro i contadini armati, ignorando la loro richiesta di urgenti riforme agrarie e sferrando violenti attacchi in numerosi distretti; ciò porta migliaia di civili a rifugiarsi in alcune delle aree più remote del Paese (principalmente nei dipartimenti del Caquetà, Meta e Tolima), scortati da gruppi popolari di autodifesa.

Nel 1958 liberali e conservatori stipulano un piano di governo congiunto (il Fronte Nazionale) della durata di 16 anni, ponendo in tal modo fine alla Violencia; nonostante la nuova linea amministrativa riesca a promuovere alcuni significativi miglioramenti dal punto di vista della sicurezza (anche se a scapito di molte libertà civili) e dello status socioeconomico, la distribuzione delle terre resta ad un punto fermo.

Una nuova guerra civile

Nei primi anni '60 le squadre di autodifesa, stabilitesi tra i profughi della Violencia (che nel frattempo avevano costituito degli stati virtualmente indipendenti nelle suddette regioni), si organizzano in gruppi guerriglieri di ispirazione comunista.

Il governo si oppone a queste "colonie" ed intende riprenderne il controllo: nel 1964 l'aviazione bombarda i campesinos a Marquetalia (Tolima), causando la risposta da parte dei ribelli, che nel giro di pochi mesi confluiscono nelle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), capeggiate ancora oggi da Manuel Marulanda ('Tirofijo').

Una nuova fase di guerra è purtroppo aperta, complici anche gli imponenti finanziamenti di provenienza russa, cubana e cinese: il tutto contrapposto al crescente coinvolgimento statunitense a favore di Bogotà, nel contesto degli innumerevoli focolai di tensione centro- e sudamericani della Guerra Fredda.

Tra il 1965 ed il 1970 nascono inoltre l'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) - di base guevarista, e tuttora il secondo gruppo guerrigliero della Colombia - l'Esercito Popolare di Liberazione (EPL) ed il Movimento del 19 Aprile (M-19), che entrerà in politica solo nel 1990.

Il conflitto prosegue, sporadicamente interrotto da trattative di pace che finora non hanno mai comportato alcuna cessazione prolungata delle ostilità; gli scontri tra esercito e ribelli sono sempre più cruenti, e nella gran parte dei casi arrivano a coinvolgere la popolazione rurale, spesso arruolata con la forza, o vittima di sanguinosi massacri, sequestri e violenze; ciò porta migliaia di campesinos a rifugiarsi, quando possibile, nei grandi centri urbani, che si trovano ben presto in una situazione dominata da povertà, disoccupazione e criminalità.

Verso la fine degli anni '70 la guerra conosce una importante svolta con la "scoperta", da parte della guerriglia, delle potenzialità lucrative del mercato della coca: comincia così lo sfruttamento di piantagioni, in associazione con i grandi narcotrafficanti, organizzata in modo che i ribelli salvaguardassero la sicurezza dei campi, ed i proprietari devolvessero loro parte dei ricavi.

Questo patto è destinato a spegnersi in breve tempo, in seguito alla decisione di alcuni dei principali cartelli di ridurre i finanziamenti ai gruppi marxisti, per rivolgerli invece verso interessi propri; ben presto i trafficanti creano degli eserciti privati per proteggersi dalla guerriglia, che nel frattempo aveva iniziato una campagna di sequestri dei "signori della coca" e dei loro familiari allo scopo di "compensare" le entrate.

L'avvento dei paramilitari

Il potere delle squadre di autodifesa cresce rapidamente, grazie anche al forte sostegno del governo: nel 1981, a Cali, nasce il MAS (Morte Ai Sequestratori), identificato per la prima volta come "gruppo paramilitare"; pochi anni più tardi i fratelli Carols e Fidel Castaño fondano le Autodefensas Campesinas de Còrdoba y Urabà (ACCU), fazione da cui, nel 1997, si svilupperanno le attuali Autodifese Unite della Colombia (AUC).

I paramilitari trovano immediatamente l'appoggio dell'amministrazione e dell'esercito, che ben presto arrivano a sostituire nelle "operazioni" dirette sia contro i membri della guerriglia, sia contro i civili accusati di sostenerla: i massacri, estremamente efferati, conoscono dunque un brusco aumento, causando ulteriori fughe di massa da parte della popolazione. Altrettanto brutali sono le campagne di "limpieza social" (pulizia sociale) ai danni di piccoli criminali, senzatetto, prostitute, particolarmente nelle grandi città.

Il governo vede progressivamente i "pàras" come un esecutori di compiti "scomodi", quali ad esempio gli omicidi di giornalisti, attivisti umanitari, sindacalisti ed oppositori politici, che avvengono ancora oggi in numero di centinaia o migliaia per anno. Frequentissimi sono anche i combattimenti con i ribelli, legati al controllo territoriale.
Molte delle stragi più sanguinose vengono compiute su commissione dell'esercito, che agisce per "salvaguardare il suo buon nome, anche di fronte all'opinione della Comunità Internazionale".

Una parte dei militari, comunque, si è dichiarata "contraria" alle AUC, anche se recenti scandali, insabbiati sul nascere (si parlava di civili uccisi e fatti passare per paramilitari, per "mostrare dei risultati" ) hanno gettato forti dubbi su queste affermazioni.

Le azioni dei "pàras" non tolgono, in ogni caso, che anche le FARC e l'ELN si siano macchiate di orribili crimini e violazioni dei diritti umani.
Omicidi di esponenti politici (come testimoniano le ultime "purghe" nei confronti di sindaci e consiglieri comunali dei piccoli centri), rapimenti, estorsioni, esecuzioni sommarie di ostaggi, attentati terroristici avvengono in modo pressochè quotidiano.


Fonte: www.warnews.it

 

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