PRIMO
CONGRESSO IN VATICANO SUI CLOCHARD |
Ascolta il
servizio di Amedeo Lomonaco
Il
Pontificio Consiglio per i migranti promuove il primo
Congresso internazionale sui clochard
25
novembre 2007
In Cristo
e con la Chiesa a servizio dei senza fissa dimora", i
cosiddetti clochard. Su questo tema si confronteranno
domani e martedì a Roma circa cinquanta persone, in
rappresentanza di 29 Paesi di 4 Continenti, per il primo
Incontro internazionale di pastorale delle persone senza
fissa dimora promosso dal Pontificio Consiglio della
Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. L’obiettivo
è di offrire l’opportunità ai diversi operatori
pastorali impegnati in questo particolare campo, di
condividere le loro esperienze e individuare nuove vie per
restituire dignità alle persone che vivono sulla strada.
Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Ci sono sofferenze laceranti, molte volte confinate tra
la morsa del freddo e dell’indifferenza, che le società
ricche spesso trascurano: sono quelle dei senza tetto, che
attualmente nel mondo sono più di un miliardo. Molti
conducono vite ‘invisibili’ a causa di piaghe
purtroppo diffuse, quali la povertà e la mancanza di
lavoro. A queste poi si aggiungono la stigmatizzazione,
l’emarginazione e l’esclusione sociale. Sono drammi,
spesso avvolti dal silenzio, che si ripetono
quotidianamente: si stima che siano almeno 50 mila le
persone, per la maggior parte donne e bambini, che muoiono
ogni giorno a causa di carenti condizioni sanitarie dovute
alla mancanza di sistemazioni, alloggi adeguati. Su questo
fenomeno, ascoltiamo al microfono di Giovanni
Peduto, l’arcivescovo Agostino
Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio
della pastorale per i migranti e gli itineranti:
"È importante ricordare che, in quanto fenomeno
globale, è difficile parlare della realtà di chi vive
senza una dimora fissa in modo semplicistico e
pre-definito, dal momento che si manifesta con modalità
diversificate. È facile descrivere con stereotipi una
persona senza dimora fissa con espressioni come barbone,
clochard, hobo, tramp e così via, ma in realtà tale
condizione si presenta in una varietà di modi diversi e
complessi, normalmente correlati alla molteplicità di
cause che portano un individuo a vivere sulla strada. Per
alcuni si tratta di una realtà transitoria, di breve
durata, ma per altri essa rappresenta un’ininterrotta, e
spesso persino scelta, modalità di vita. Spesso coloro
che corrono il rischio più grave di diventare senza fissa
dimora sono i più poveri, coloro che sono maggiormente
emarginati, meno istruiti e più vulnerabili. Scarsa
formazione culturale e insufficiente preparazione
professionale, tossicodipendenza o alcolismo, patologie
croniche, malattie mentali ed eccentricità sono fattori
che si trovano frequentemente. Un ulteriore elemento
riguarda la gioventù, che abbraccia una 'rozza' esistenza
per sperimentare un nuovo stile di vita. Molti altri
rimangono impigliati nella trappola di una permanente
povertà, che corrode la stima di sé, intaccando attese e
motivazioni. Sebbene coloro che vivono senza fissa dimora
non formino ovviamente un gruppo omogeneo, tuttavia essi
hanno “valori”, comportamenti e prospettive che li
caratterizzano. Tra di essi ve ne sono alcuni non disposti
o incapaci di comportarsi in modo convenzionale, quale
normale e ovvia difesa contro l’emarginazione e il
rifiuto. Molte di queste manifestazioni della condizione
di chi vive senza fissa dimora servono soltanto a
spingerli ulteriormente ai margini della società".
Anche se la situazione dei senza fissa dimora si
manifesta in molteplici e svariati modi nel mondo intero
– si legge nel comunicato del Pontificio Consiglio della
Pastorale per i Migranti e gli Itineranti - “quasi
ovunque chi è senza tetto vive ai margini della società”.
“Un comportamento ritenuto anti-sociale,
l’accattonaggio, l’inosservanza delle convenzioni –
si legge ancora nel documento - servono soltanto a dare
risposte al problema che rimangono distaccate e senza
reciproco coinvolgimento”. Di fronte alle problematicità
delle persone senza fissa dimora, la Chiesa interviene,
invece, con specifiche iniziative ecclesiali per
rispondere a mutevoli necessità. Ascoltiamo ancora
l’arcivescovo Agostino Marchetto:
"La Chiesa ha sempre cercato di riconoscere la
presenza di Cristo specialmente nei più poveri ed
emarginati e, perciò, lungo la sua storia ha anche
cercato di dare risposta alle necessità di coloro che
vivono senza fissa dimora. Nel suo ministero Gesù è
andato incontro a chi era lungo la via e sulla strada.
Allo stesso modo oggi la Chiesa continua ad incontrare chi
vive sulla strada e a rispondere a questo serio disagio:
dare alloggio, nutrire e vestire coloro che ne hanno
bisogno. È la prima accoglienza. Il nostro Incontro
rappresenta le molteplici sfaccettature della risposta
della Chiesa. Sacerdoti, religiosi e laici; congregazioni
e ordini religiosi, istituti di vita apostolica, coloro
che lavorano nell’ambito del volontariato sono qui
presenti. Non dovremmo poi dimenticare la collaborazione e
la partecipazione che esistono tra molti Cristiani e gli
organismi statali, deputati all’assistenza dei senza
fissa dimora. La Chiesa offre la sua risposta non soltanto
soccorrendo le primarie necessità, ma anche cercando di
scorgere Cristo in ciascuna persona, con ciò stesso
promuovendo e riconoscendo la dignità umana, aiutando i
senza fissa dimora, con il dovuto rispetto, a scoprire la
ricchezza del Vangelo di Gesù Cristo e dei Sacramenti di
salvezza. Essa è consapevole che in ogni persona che vive
sulla strada non vi è soltanto un individuo senza un
luogo di riparo, ma anche una persona lontana dal focolare
domestico, con le negative ripercussioni che fanno seguito
a tale privazione. Questo significa accompagnare una
persona, se ciò è possibile, lungo il cammino, non solo
dando risposta ai suoi bisogni fondamentali ma anche
offrendole la possibilità di prendere parte, in modo
completo e dignitoso, alla famiglia umana e, dove è
possibile, anche a quella ecclesiale".
Per la Radio Vaticana, Amedeo
Lomonaco, 25 novembre 2007

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