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LIBERATA CLEMENTINA CANTONI (10/06/2005)

CLEMENTINA CANTONI E’ LIBERA. LA VOLONTARIA ITALIANA RIENTRERA’ OGGI POMERIGGIO IN ITALIA. SODDISFAZIONE E SOLLIEVO SONO STATI ESPRESSI DALLE AUTORITA’ ITALIANE E AFGHANE

- Intervista con Guido Olimpio - 

È decollato stamattina dall’aeroporto di Kabul l’aereo della Presidenza del Consiglio italiano con a bordo Clementina Cantoni, l’operatrice umanitaria milanese rilasciata ieri. Il velivolo arriverà a Ciampino intorno alle 16. Ad accogliere Clementina ci saranno i genitori e diverse autorità. Il servizio di Amedeo Lomonaco: 

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“Ci vediamo a casa”. Con queste prime parole rivolte da Clementina Cantoni ai genitori in una telefonata subito dopo il rilascio, è terminato per la famiglia della cooperatrice italiana un incubo iniziato lo scorso 16 maggio a Kabul. Il padre ha poi rassicurato i giornalisti sulle condizioni di salute di Clementina: 

“Clementina sta bene. Le abbiamo parlato: ha ancora il senso dell’umor che aveva prima e che ha sempre avuto”. 

Foto dal video diffuso dai rapitori 

Il padre di Clementina ha anche criticato l’operato di alcuni giornalisti:  

“Il fatto che qualche giornalista a Kabul si sia intromesso per avere degli scoop, mettendo a repentaglio, non dico la vita dell’ostaggio, ma anche quella dei negoziatori, rischiando di far saltare i negoziati stessi, mi sembra  sia veramente un aspetto disgustoso”. 

Le autorità afghane non hanno voluto rendere note le richieste dei rapitori né la loro identità, salvo precisare che non erano militanti islamici, ma criminali. Il presidente dell’Afghanistan, Hamid Karzai, “ha lodato l’operato del ministero dell’Interno e delle altre forze di sicurezza, gli sforzi degli ulema e delle donne di Kabul. Il ministro degli Esteri italiano, Gianfranco Fini, ha dichiarato che si è trattato di “un sequestro anomalo, collegato a motivazioni di carattere estorsivo-criminale”, precisando che a gestire la trattativa è stato il governo di Kabul: 

“Il governo afgano ha tenuto fede all’impegno che Karzai aveva preso personalmente con me. Per noi l’unica vera grande preoccupazione era quella di riportarla a casa senza correre alcun rischio”. 

Gianfranco Fini ha anche rivelato l’unica contropartita per la liberazione di Clementina: la giovane – ha detto - è stata messa in libertà dopo il rilascio della madre di Timor Shah, il capo della banda dei rapitori. La donna afgana era in stato di fermo perché coinvolta in un precedente sequestro di persona. Oltre alle trattative, grande peso hanno avuto durante i 24 giorni del sequestro, i numerosi appelli lanciati per ottenere la liberazione della cooperatrice italiana. Tra questi, ha ricevuto vasta eco quello di domenica scorsa del Santo Padre. La dolorosa esperienza di questa nostra sorella - aveva detto Papa Benedetto XVI all’Angelus - sia di stimolo a ricercare con ogni mezzo la pacifica e fraterna intesa tra gli individui e le nazioni.

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Quello di Clementina Cantoni è stato un sequestro atipico, diverso da quelli operati in Iraq. Lo spiega l’esperto di terrorismo del Corriere della Sera, Guido Olimpio: 

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R. – La banda responsabile del sequestro è dedita al brigantaggio, sia pure con venature politiche. Il capo, Timor Shah, era legato in qualche modo all’ex regime dei talebani e quindi la banda si è mossa con l’obiettivo di ottenere la liberazione di alcuni amici e parenti. Ha anche chiesto un riscatto.  

D. – Come possiamo inquadrare questo sequestro nella realtà afgana? 

R. – Con questo sequestro si è introdotta in Afghanistan una pratica che potremmo chiamare irachena. E’, quindi, un segnale abbastanza negativo. Il secondo elemento è che la soluzione positiva non può far dimenticare che ci sono molte realtà in Afghanistan pericolose e in evoluzione. Ci sono segnali concreti di un ritorno all’attività dei talebani. Alcune richieste della banda sono state accettate e cioè potrebbe spingere ad altre operazioni di questo tipo. In questo caso c’è stata una copertura mediatica minore rispetto a quella dell’Iraq. Se ci fosse stata una pressione maggiore dei media, se ci fossero stati più video – invece di uno solo – sicuramente la posta in gioco sarebbe stata più alta.

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Per la Radio vaticana, Amedeo Lomonaco, 10 giugno 2005 

 

 

 

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