EMERGENZA
CIBO NEL MONDO (14/04/2008) |
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servizio di Amedeo Lomonaco
Emergenza
cibo nel mondo: la Banca Mondiale chiede un intervento
urgente
Sono
ancora più di un miliardo le persone che vivono con meno
di un dollaro al giorno. Lo ha detto, davanti all'International
Monetary Financial Committee, il presidente della Banca
Mondiale Robert Zoellick, sottolineando che nel corso dei
prossimi sette anni è necessario “recuperare il terreno
perso”. Secondo Zoellick, il mondo rischia di finire in
preda a rivolte di persone affamate se non si farà
qualcosa per fermare l’aumento dei prezzi dei generi
alimentari di base. L’obiettivo, da centrare entro il
2015, è di dimezzare il numero dei poveri che, in media,
spendono il 75% del proprio reddito per il cibo. I governi
dei Paesi membri della Banca Mondiale devono intervenire
subito per evitare che la crisi alimentare si propaghi
ulteriormente. Un segnale positivo è l’impegno dei
Paesi ricchi a raccogliere, entro il primo maggio, 500
milioni per far fronte ai bisogni più urgenti
identificati dal Programma Mondiale per l’Alimentazione.
A preoccupare in questo scenario segnato dal rallentamento
dell’economia globale, è soprattutto il raddoppio dei
prezzi alimentari negli ultimi tre anni. Un aumento che,
secondo la Banca Mondiale, può far cadere nella miseria
oltre 100 milioni di persone. E’ un’emergenza, quella
legata ai costi dei generi alimentari, che non può essere
affrontata solo con analisi, parole, convegni. Per il
presidente della Banca Mondiale, è anzitutto necessario
che la comunità internazionale ottimizzi un piano per la
distribuzione degli aiuti. Il sostegno all’agricoltura e
al suo sviluppo nei Paesi sottosviluppati è “una
priorità che potrà, se correttamente sostenuta, creare
nuove opportunità”. Ma in diversi Paesi si è già
alzata l’onda delle proteste. Lo Stato di Haiti è stato
teatro dei più recenti disordini legati al caro-cibo: la
rivolta è durata una settimana e cinque persone sono
rimaste uccise. Proteste ci sono state anche in Egitto,
Camerun, Burkina Faso, Filippine e Messico.

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