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rivoltA indigenA in chIapas

La popolazione messicana oggi è costituita essenzialmente dalla mescolanza di razze indigene e di spagnoli giunti all’epoca delle conquiste (meticci), oltre che da discendenti di spagnoli nati in Messico (criollos). In questo contesto, le numerose e diversificate popolazioni indigene originarie hanno comunque conservato in tutto il territorio messicano (e americano in genere) una loro significativa presenza dal punto di vista linguistico, culturale e religioso.

Nell’epoca della rivolta contro la dittatura porfirista (1910) gli indigeni partecipano attivamente alla lotta, appoggiando i programmi dei gruppi rivoluzionari, guidati da Villa e Zapata, che prevedevano la restituzione della terra ai legittimi proprietari e la creazione di meccanismi di esercizio locale del potere. Ma anche queste aspettative vengono sostanzialmente tradite perché, nonostante la Costituzione della Repubblica del 1917 preveda il diritto alla terra anche per gli Indios (con l’introduzione delle comunità agrarie o ejidos), di fatto continua a non prevedere un riconoscimento giuridico specifico del diritto all’autodeterminazione delle popolazioni indigene. La situazione di stallo e il continuo aggravarsi delle condizioni di vita indigene spingono l’EZLN all’insurrezione armata (il cosiddetto levantamiento) il 1° gennaio 1994.

 

Dopo undici anni di clandestinità, l'EZLN irrompe in sette città del Chiapas e dichiara guerra al Governo Messicano. È un esercito composto da alcune migliaia di ribelli male armati, indigeni Tzotziles, Tzeltales, Choles, Tojolabales e Mames. La guerra dura soltanto 12 giorni, ma vede momenti di duri scontri che hanno il loro apice nella battaglia di Ocosingo, nella quale muoiono decine di soldati e di indigeni. L'Esercito Federale dispiega immediatamente oltre 25.000 soldati e l'EZLN si trova ben presto costretto a ripiegare nella selva e sulle montagne. L'allora Presidente del Messico, il priista (cioè appartenente al Partito Rivoluzionario Istituzionale, inizialmente portatore di valori progressisti ma ben presto sclerotizzatosi in una gestione corrotta, burocratica e clientelare del potere) Salinas, dichiara alla nazione che non si tratta di una ribellione indigena e offre il "perdono" a tutti coloro che avrebbero deposto le armi. La risposta dell'EZLN è molto chiara: "Di che cosa dovrebbero perdonarci?". E aggiungono: "Siamo consapevoli che la guerra da noi dichiarata è una misura ultima ma giusta. I dittatori esercitano una guerra genocida non dichiarata contro i nostri popoli da molti anni".

 

Per iniziare i negoziati di pace L'EZLN pone alcune condizioni:

riconoscimento come forza belligerante;

cessazione del fuoco da ambo le parti;

ritiro delle truppe federali;

fine dei bombardamenti indiscriminati;

formazione di una commissione nazionale di intermediazione.

Il 12 gennaio 1994, a soli dodici giorni dal levantamiento, oltre centomila persone marciano su Città del Messico contro la guerra nel Chiapas e in favore del dialogo. Lo stesso giorno il Presidente Salinas ordina il cessate il fuoco. Da questo momento l'EZLN inizia a lanciare le sue battaglie attraverso i mezzi di comunicazione.

Dal 21 febbraio al 2 marzo 1994 hanno luogo i primi negoziati di pace tra il Governo del Messico e l'EZLN, noti come "Dialoghi della Cattedrale". Il Governo nomina Commissario per la pace nel Chiapas l'allora Ministro degli Esteri Manuel Camacho Solìs; gli altri interlocutori sono una delegazione di quattordici zapatisti, capeggiata dal subcomandante Marcos, mentre il ruolo di mediatore fra le parti è ricoperto dal vescovo di San Cristòbal, Samuel Ruiz Garcìa. Il Governo propone un accordo di 34 punti e l'EZLN decide di sottoporlo alle comunità indigene. Ma un fatto gravissimo, l'assassinio di un candidato alla Presidenza dello Stato del Chiapas, porta all’interruzione dei negoziati. Gli zapatisti dichiarano di non poter trattare con assassini e rifiutano la proposta governativa. Ma non si fermano qui: il 10 giugno l'EZLN rende nota la "Seconda dichiarazione della Selva Lacandona" con cui convoca la Convenzione Nazionale Democratica (CND) e, per la prima volta, cerca un dialogo diretto con la società civile. La convocazione ha un enorme successo, tanto che la Convenzione vede la partecipazione di circa settemila messicani, di centinaia di osservatori internazionali e di numerosi rappresentanti dei mezzi di comunicazione. I lavori della CND si svolgono dal 5 al 9 agosto del 1994 con l’obiettivo di creare un governo di transizione in Chiapas e un nuovo Congresso Costituente.

Situazione attuale

Il tradimento del Governo Fox ha avuto come prevedibile conseguenza il continuo peggioramento delle condizioni di vita delle popolazioni indigene messicane, non solo abbandonate a se stesse dalle Istituzioni, ma, cosa ancora più riprovevole, lentamente massacrate dall’acuirsi della cosiddetta "guerra a bassa intensità" o "guerra sporca", una modalità di repressione attuata dal Governo Federale che, pur non prevedendo lo scontro dichiarato e aperto di due eserciti contrapposti, mantiene una situazione di costante persecuzione attraverso i seguenti strumenti:

oppressione militare, paramilitare e poliziesa caratterizzata da violenze e violazioni continue dei diritti e garantita dall’impunità;

fantomatiche politiche di sviluppo (educativo, sanitario, agricolo ecc.) che discriminano chi appoggia il governo e chi no e che mirano a rompere l’unità della ribellione;

processi sommari a ribelli o presunti tali;

manipolazione e controllo dei mass media.

 

di Roberto De Maria e Christian Elevati, settembre 2002 (www.ecn.org)

 

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