DAL PAPA I MEMBRI DELLA FONDAZIONE "CENTESIMUS
ANNUS" (5/07/2003) |
Ascolta il servizio di Amedeo Lomonaco
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Il
Papa ha ricevuto stamani in udienza circa 130 appartenenti
alla Fondazione “Centesimus Annus – Pro Pontifice”,
in occasione del decennale della loro istituzione. La
Fondazione, che ha la propria sede nello Stato della
Città del Vaticano, è impegnata nella diffusione dei
valori umani, etici, sociali e cristiani esposti nella
dottrina sociale della Chiesa ed in particolare
nell’Enciclica Centesimus Annus. Giovanni
Paolo II ha messo in evidenza le tre grandi convinzioni
che i membri della Fondazione sono chiamati a tenere
presenti nel loro impegno. In primo luogo, il Papa ha
rimarcato “la permanente attualità della dottrina
sociale della Chiesa”.
Le “drammatiche vicende che
travagliano il mondo contemporaneo e le deplorevoli
condizioni di sottosviluppo in cui versano ancora troppi
Paesi – ha affermato il Pontefice - stanno a dire che
occorre davvero ripartire da una giusta prospettiva: la
verità dell'uomo è scoperta dalla ragione e confermata
dal Vangelo di Gesù Cristo, che proclama e promuove la
vera dignità e la nativa vocazione sociale della
persona”.
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Giovanni
Paolo II ha quindi sottolineato “la responsabilità
propria dei cristiani laici”: un tema, questo,
riproposto con grande chiarezza dal Vaticano II. “Il
Concilio - ha ricordato il Papa - parla di compito, luce,
forze, che possono contribuire a costruire e a consolidare
la comunità degli uomini secondo la legge divina”.
“Questo compito – ha aggiunto - è proprio e peculiare
dei fedeli laici, chiamati a investire della luce che
viene dal Vangelo le molteplici realtà sociali e, con la
forza infusa da Cristo, ad impegnarsi per ‘umanizzare’
il mondo”.
Il
Santo Padre ha poi espresso “la consapevolezza che
soltanto uomini nuovi possono far nuove tutte le cose”.
“Non si può chiedere all'economia, alla politica e alle
istituzioni sociali - ha detto ancora il Papa - ciò che
esse non possono dare”. “Ogni vera novità - ha
soggiunto - nasce dal cuore, da una coscienza riscattata,
illuminata e abilitata a vera libertà dall'incontro vivo
con Colui che ha detto: ‘lo sono la via, la verità e la
vita’”.
“L’impegno
sociale dei cristiani laici – ha concluso Giovanni Paolo
II – può essere dunque nutrito e reso coerente, tenace
e coraggioso soltanto da una profonda spiritualità che li
renda capaci di esprimere le grandi virtù teologali –
fede, speranza e carità – attraverso l’esercizio
della difficile responsabilità di edificare una società
meno lontana dal grande disegno provvidente di Dio”.
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Per
la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco (5/07/2003)

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