da
"Corriere
della
Sera", 2 ottobre 2001
Perché tanto odio di tanta
forza? L’odio che si è scatenato contro gli Stati Uniti ma che minaccia tutto
l’Occidente, non è un odio "normale". L’odio normale c’è
sempre: è, appunto, "norma". C’è sempre il povero che odia il
ricco e il maltrattato che odia il maltrattante.
Ma l’odio che scatena i
martiri di Allah e che abbiamo visto nelle folle islamiche che plaudivano al
massacro di Manhattan non è, ripeto, un odio normale. E nemmeno è normale la
sua scala, il fatto che arrivi a permeare intere popolazioni. Perché?
Questa
esplosione smisurata come si spiega? Risponderò per eliminazione, e cioè
eliminando le spiegazioni sbagliate, le spiegazioni che non spiegano (visto che
sono sbagliate). Per Dario Fo la nostra "è una economia che uccide ogni
anno decine di milioni di persone con la miseria".
Invece le economie di
Stalin e di Mao hanno ingrassato tutti. Giullarismo economico a parte, la tesi
di rito è che l’assalto all’Occidente è largamente provocato da
ingiustizie e diseguaglianze, e specialmente dal crescente divario tra un
Occidente straricco e un Terzo mondo strapovero; e che la colpa di questo stato
di cose è del capitalismo selvaggio, del sistema di mercato e della
globalizzazione.
Questo divario crescente è
indubitabile; ma è un divario posto dall’arricchimento dei ricchi e non
dall’impoverimento dei poveri. I poverissimi di oggi erano già poverissimi
prima, talvolta da sempre; e se c’è miseria crescente questa è una crescita
di miseria causata dalla prolificità. Pertanto il maggior colpevole è chi
ostacola la contraccezione e incoraggia i troppi bambini.
Gli affamati del mondo
non sono tali perché sfruttati e derubati dal capitalismo occidentale, ma
semmai perché nel corso del lungo papato Wojtyla le bocche da sfamare sono
diventate un miliardo in più.
Qual è, allora, la colpa della
globalizzazione capitalistica? È che produce ricchezza ma non ridistribuisce
ricchezza. Ma si tratta di un limite più che di una colpa. Io sono colpevole se
ometto di fare cose che potrei fare; ma non lo sono se non riesco a saltare
cinquanta metri. Analogamente il sistema di mercato è un meccanismo che non può
essere imputato di non fare quel che non gli compete.
Sarebbe come accusare un
orologio di non saper cantare. A livello nazionale, alla distribuzione della
ricchezza provvede, o comunque può provvedere, lo Stato. Ma a livello mondiale
non c’è nessun "potere distributivo" e nessuno, proprio nessuno (no
global in testa), ci sa dire cosa e come fare. Dunque la spiegazione che
potremmo dire economico-sociologica è sbagliata. E quindi anche le terapie che
ne discendono sono sbagliate.
Nemmeno è vero che l’America è
odiata perché sostiene governi corrotti e repressivi che conculcano i loro
popoli. Questa poi. I musulmani si iscrivono a una civiltà teocratica che
rifiuta frontalmente la laicità, le libertà individuali e la democrazia. E le
masse del Terzo mondo - con l’importante eccezione dell’India - non sono mai
uscite dal loro torpore politico e dalla loro sottomissione di sempre.
Scartate le spiegazioni che non
spiegano, quella vera è che le "bombe umane non sono il prodotto della
disperazione e della miseria ma della esaltazione di una fede islamica
intollerante e estremista" (cito Mario Pirani su Repubblica ). Beninteso, i
kamikaze di Manhattan sono soltanto la punta di un iceberg alimentato dal
fondamentalismo islamico.
Senza un importante retroterra religioso i terroristi
non si moltiplicano facilmente e sono sgominabili. Vedi Giappone (il primo caso
di terrorismo chimico), Germania e Italia. Invece i "guerrieri di Dio"
non sono isolati né isolabili, e per di più si lasciano autoesplodere. Il che
fa sì che ci possono far esplodere tutti.
Al cospetto di questa sconvolgente
prospettiva fa specie che i nostri terzomondisti, no global e pacifisti si
dimostrino più rannicchiati che ravveduti. Il loro non capire e mal capire un
pericolo mortale lo rende più pericoloso e mortale che mai.