PRESO
SADDAM HUSSEIN (14/12/2003) |
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Saddam
Hussein è stato arrestato ed è ora sotto strettissima
sorveglianza delle forze della coalizione. Soddisfazione
è stata espressa poco fa, in conferenza stampa, a
Baghdad, dal capo dell’Autorità civile provvisoria
americana in Iraq, Paul Bremer. Sull’operazione che ha
portato alla sua cattura ci riferisce Amedeo Lomonaco:
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| Saddm
Hussein |
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“WE
GOT HIM. SADDAM HUSSEIN WAS CAPTURED SATURDAY, ...”.
“Lo
abbiamo preso, abbiamo preso Saddam Hussein; questo è un
grande giorno per l’Iraq”. Con queste parole Paul
Bremer ha confermato la cattura dell’ex rais iracheno.
L’annuncio del suo arresto è stato inizialmente dato
dal leader curdo, Jalal Talabani, e successivamente è
stato confermato anche dal Consiglio di governo
provvisorio iracheno e dal Pentagono. L’ex rais, di cui
sono state mostrate le prime immagini dopo il suo
ritrovamento, è stato catturato la scorsa notte, in una
cantina di un edificio della sua città natale, Tikrit, al
termine di un’operazione congiunta condotta da soldati
americani e pershmerga curdi. La sua identità – hanno
rivelato fonti irachene – è stata accertata
dall’esame del Dna. Al momento della cattura Saddam Hussein, molto dimagrito è apparso stanco, rassegnato e
con una lunga barba grigia. Stava dormendo e aveva accanto
una valigetta contenente mezzo milione di dollari.
La
Cnn ha anche annunciato che il presidente americano,
George Bush, è stato informato della cattura dell’ex
rais nella serata di ieri dal segretario alla Difesa,
Donald Rumsfeld. Il premier britannico, Tony Blair ha
inoltre dichiarato che il suo arresto “fornisce
l’opportunità di far svolgere il processo dai tribunali
iracheni”. “Ora – ha proseguito Blair - dobbiamo
cercare di riunire tutto il Paese arabo negli sforzi di
ricostruzione per offrire un nuovo futuro”. Alla notizia
dell’arresto del deposto presidente iracheno sono
seguite manifestazioni di gioia e giubilo in diverse città
dell’Iraq dove non si arresta, purtroppo, la catena di
violenze. Un ennesimo, drammatico attentato è
stato infatti perpetrato a Khalidiyah, città ad una
sessantina di chilometri ad Ovest di Baghdad. L’attacco,
eseguito con un’autobomba contro una stazione di
polizia, ha causato la morte di diciassette iracheni, tra
i quali due bambini.
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Dopo
la cattura dell’ex rais, come potrà cambiare la
strategia dell’amministrazione provvisoria in Iraq?
Giancarlo La Vella lo ha chiesto ad Alberto Negri, inviato
speciale del Sole 24 Ore:
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R.
– Sicuramente, la cattura di Saddam Hussein segna una
svolta, non soltanto storica per l’Iraq: ricordiamo che
quest’uomo ha dominato per 35 anni e oltre la vita di
questo Paese. Anche quando Baghdad era caduta, era rimasto
comunque dietro ad una parte consistente della resistenza
anti-americana. Oggi, la cattura può significare una
svolta anche per le operazioni sul terreno della
coalizione internazionale. Dobbiamo però vedere che cosa
succederà realmente. E’ chiaro: ci sono le prove che
Saddam Hussein fosse dietro ad una parte di questa
resistenza irachena, di questa guerriglia che aveva
assunto anche forme di terrorismo terrificante. Però, è
anche vero che non è forse l’unica componente di questa
resistenza, per cui la cattura di Saddam Hussein
costituisce sicuramente una svolta, ma non il fine delle
operazioni militari. Costituisce sicuramente un punto
importante, prima di tutto per il morale delle truppe
americane, per il morale della coalizione occidentale,
forse anche proprio per gli iracheni, che dopo la caduta
di Baghdad adesso vedono forse finalmente finire quel
regime che li ha governati e dominati per 35 anni.
D.
– C’è il rischio di attentati, di ritorsioni, anche
fuori dall’Iraq, attentati già più volte minacciati
nei giorni scorsi?
R.
– Sul fronte del terrorismo, nulla è prevedibile. Il
terrorismo, prima ancora che una politica, è una
ideologia, è soprattutto una tecnica. E’ una tecnica
molto difficile da contrastare, dove si possono ridurre i
rischi ma non assolutamente tutto può essere fatto in
modo da evitare che ci siano attentati. Il terrorismo di
ogni tipologia, può colpire ovunque e in ogni momento.
D.
– Come va interpretata questa cattura per quanto
riguarda i rapporti tra Stati Uniti e quei Paesi che non
hanno appoggiato la guerra e sono stati esclusi, proprio
nei giorni scorsi da Washington, dalla ricostruzione
dell’Iraq?
R.
– Questo sicuramente forse è l’aspetto più
interessante in questa congiuntura politico-diplomatico-internazionale: la contrapposizione
tra gli Stati Uniti e una parte dei Paesi europei, come la
Francia e la Germania, ma anche la Russia, che si sono
opposti all’intervento. La cattura di Saddam Hussein
sicuramente costituisce la fine di un quadro in cui ancora
questi Paesi si muovevano nella speranza, forse, un giorno
di ritornare in Iraq e di poterlo fare da protagonisti.
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Per
la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco (14/12/2003)

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