Corriere
della
Sera,
20
giugno
2002
Il
professor
Sartori
in
una
discussione
con
lei,
caro
Mieli,
attribuisce
alla
Chiesa
di
Roma
le
troppe
nascite
nei
Paesi
poveri
che
sarebbero
la
causa
principale
della
fame:
il
Papa,
sostiene
Sartori,
«controlla
voti»
e
influenza
il
presidente
Bush
nonché
l’Onu,
che
non
possono
prendere
provvedimenti
contro
l’«esplosione
demografica».
Vediamo
i
fatti.
Alla
Conferenza
demografica
dell’Onu
a
Bucarest
(1974)
si
lanciò
l’allarme
del
boom
demografico;
ma
già
alla
Conferenza
seguente
di
Città
del
Messico
(1984)
il
discorso
fu
diverso:
i
Paesi
ricchi
invecchiano
e
frenano
lo
sviluppo
dell’economia
mondiale,
mancano
giovani,
manca
il
gusto
del
rischio,
mancano
le
realizzazioni
di
grandi
progetti
(come
la
diga
sul
basso
corso
del
Congo
che
darebbe
elettricità
a
venti
Paesi
africani).
L’India,
che
ha
favorito
la
democrazia,
l’educazione
e
l’agricoltura,
è
passata
da
390
milioni
di
abitanti
nel
1947
al
miliardo
attuale.
Era
il
Paese
delle
carestie,
oggi
esporta
cereali
in
Medio
Oriente
e
Africa.
La
crescita
di
produttività
agricola
è
passata
dallo
0,5%
annuale
nel
1950
al
3,5%
di
oggi,
mentre
la
crescita
demografica
è
diminuita
dal
3,1%
al
2,1%.
Il
Terzo
Mondo
non
soffre
per
troppi
abitanti
o
per
scarse
risorse,
ma
per
mancanza
di
educazione,
di
libertà,
di
pace,
di
ragionevoli
scelte
politiche
a
favore
di
campagne,
agricoltura,
e
non
delle
élite
e
dei
militari.
Ecco
perché
la
Chiesa
dice:
aiutiamo
i
poveri
a
svilupparsi
e
diminuirà
anche
la
loro
crescita
demografica.
L’educazione,
unita
allo
sviluppo,
è
il
solo
metodo
che
funziona.
Un
rapporto
del
Parlamento
indiano
(1976)
riconosce
che
gli
unici
a
veder
diminuite
le
nascite
in
modo
sensibile
sono
i
cristiani,
perché
le
ragazze
cristiane
studiano,
si
sposano
dopo
i
18
anni
e
hanno,
rispetto
alle
loro
coetanee
che
si
sposano
a
15-16
anni,
due
figli
in
meno.
L’ultimo
censimento
indiano
(1991)
attesta
che
nel
decennio
1981-1991
le
due
regioni
che
hanno
avuto
il
più
basso
incremento
demografico
sono
le
due
più
popolate
da
cristiani:
Goa
(15,96%)
e
Kerala
(13,98%),
contro
una
crescita
nazionale
del
23,50%.
L’incremento
demografico
in
India,
nel
decennio
1981-1991,
è
stato
del
30,96%
fra
i
musulmani,
del
24,14%
tra
gli
hindù,
del
22,25%
tra
i
buddisti,
del
16,83%
tra
i
cristiani.
Davvero
la
Chiesa
è
responsabile
per
l’aumento
delle
nascite
nel
Terzo
Mondo?
E
ancora.
Le
violente
campagne
di
controllo
delle
nascite
realizzate
il
Cina
e
in
India
hanno
fallito
e
procurato
gravissimi
danni.
In
Cina,
il
regime
totalitario
impone
un
solo
figlio
per
coppia;
nelle
campagne
(dove
vive
l’80%
dei
cinesi)
la
gente
uccide
le
bambine
appena
nate;
i
giovani
in
età
da
matrimonio
faticano
a
trovare
le
ragazze
da
sposare,
s’è
creato
uno
squilibrio
fra
maschi
e
femmine:
demografi
giapponesi
hanno
calcolato,
in
occasione
del
censimento
del
1991,
che
in
Cina
mancano
all’appello
100.000
donne!
In
Bangladesh,
dopo
trent’anni
di
campagne
contro
la
natalità,
secondo
un
rapporto
dell’Onu
«solo
l’8%
della
popolazione
ha
diminuito
in
modo
sensibile
le
nascite».
Chi?
«Fanno
meno
figli
i
ricchi
e
le
classi
medie,
cioè
proprio
quelli
che
dovrebbero
averne
di
più,
anche
perché
potrebbero
mantenerli
e
dare
così
una
classe
dirigente
al
Paese.
I
poveri,
invece,
continuano
come
prima».
Risponde
Paolo
Mieli:
Caro
padre
Gheddo,
quel
che
mi
piace
di
questo
dibattito
sulle
responsabilità
della
Chiesa
nella
produzione
della
«bomba
demografica»
è
che
stiamo
discutendo
su
cifre
e
dati
di
fatto,senza
ricorrere
a
insulti
e
berci.
A
questo
punto,
come
suggerisce
Antonio
Gaspari
di
Roma,
potremmo
rivedere
alcuni
fondamenti
della
nostra
discussione.
Sulla
base
di
un
concetto
dell’eco_
nomista
Amartya
Sen:«La
storia
e
l’esperienza
hanno
dimostrato
che
è
l’istruzione
delle
donne
che
permette
di
ridurre
la
fertilità»,
ha
detto
il
premio
Nobel
indiano
in
un
seminario
a
Roma
il
10
luglio
del
2000,
«io
penso
che
l’analisi
di
Malthus
sulla
crescita
della
popolazione
sia
completamente
sbagliata…non
c’è
nessuna
ragione
di
voler
applicare
le
sue
idee
antidemocratiche
e
antiumane».
Che
si
debba
ripartire
da
qui?