Un
pomeriggio da Black Block
Dice di chiamarsi
Mattia e di essere un cittadino del mondo. Ai piedi un paio di scarponcini
da trekking marrone scuro, sulle spalle uno zainetto, indossa una felpa
nera, un paio di jeans blu, in testa porta un cappello nero e, per
coprirsi il volto quando serve, tiene in tasca un foulard rosso. Ha
vent'anni, non è italiano (parla in inglese e non rivela la sua origine),
ha il fisico esile e due vivaci e intelligenti occhi blu.
Mattia ha passato un pomeriggio con i "neri" del Black Block che
venerdì 20 luglio hanno messo a ferro e fuoco il centro di Genova in
occasione del vertice dei G8.
Ci ha raccontato la sua esperienza di un "pomeriggio da Black"
in una città sconvolta dalla guerriglia urbana.
Mattia, venerdì tu eri insieme al gruppo dei neri. Come sono andate le
cose?
Venerdì, intorno alle 12.00, mi sono unito al Black Block in Piazza Da
Novi. C'erano forse 300 persone, di tutte le nazionalità: francesi,
inglesi, tedeschi, italiani, americani e qualcuno anche dei paesi
dell'Est. Lo si capiva dalla lingua che parlavano. All'inizio ci siamo
uniti a un gruppo di sindacalisti, almeno credo (in realtà era il gruppo
dei Cobas composto da circa 2000 persone, ndr). Ci sono state delle
scaramucce e subito dopo ci siamo separati e abbiamo continuato per la
nostra strada, vagando a zonzo per la città, senza che ci fosse un piano
prestabilito. Senza che ci fossero leader che guidavano il gruppo.
Chiunque voleva unirsi era bene accettato, nel pieno stile anarchico.
Che percorso avete seguito?
Passami la cartina di Genova che ti mostro. Ecco, siamo partiti da Piazza
da Novi, siamo arrivati nei pressi di Piazza Tommaseo, ci siamo diretti
verso la stazione Brignole e abbiamo attraversato il tunnel sotto la
ferrovia. A questo punto abbiamo costeggiato il fiume e siamo risaliti
fino ai pressi di Piazzale Marassi. Qui abbiamo svoltato a sinistra e
siamo arrivati in Piazza Manin dove sostavano i pacifisti (Rete Lilliput,
Rete Contro G8, Legambiente, ndr). Lì ci siamo fermati per una decina di
minuti. All'improvviso è arrivata la polizia di corsa. Noi, con uno
scatto siamo scappati verso piazza Corvetto e la zona rossa, dove io sono
uscito dal gruppo. La polizia però non ci ha seguito. Si è invece
fermata a manganellare i pacifisti che stavano lì fermi con le mani
alzate. Paradossale, da non crederci.
E la polizia, dalle 12 alle 18, cosa ha fatto per fermarvi?
Nulla. Non siamo mai stati contrastati, nemmeno quando siamo passati
vicino all'imponente dispiegamento di forze dell'ordine alla stazione di
Brignole. Lì ho avuto l'impressione che ci abbiano lasciato passare.
Certo, noi eravamo molto rapidi nei movimenti, creavamo barricate in un
batter d'occhio. Ma fin quando io sono stato coi neri (alla fine, intorno
alle 6 di sera, saremmo stati meno di un centinaio) nessuno ci ha
bloccato. Anzi, a un certo punto, credo vicino allo stadio Ferraris, un
gruppo ha lanciato pietre contro una cinquantina di carabinieri che hanno
dovuto ripiegare.
Quello che io ho percepito nel gruppo era che nessuno aveva paura di
essere fermato. E credo che nessuno sia stato arrestato lungo quel
tragitto.
Piazza Da Novi, per il Genoa social forum, era la "Piazza del
Lavoro" e ospitava i Cobas e il Network per i diritti globali. Era
una delle tante piazze tematiche del Gsf, come lo era quella in piazza
Manin per i pacifisti. L'incontro dei neri era stato organizzato
volutamente in quella piazza? E volutamente si è passati anche da piazza
Manin?
Questo non lo so, io sono arrivato per i fatti miei qui a Genova. Da solo,
senza amici, senza programmi. Io comunque i neri li stavo cercando e non
è stato difficile trovarli. In qualche modo però si sono dati una sorta
di appuntamento. E poi questa era la giornata degli scontri previsti.
Tutti lo sapevano.
Secondo te, venerdì ci sono state delle collusioni tra il Genoa social
forum e il blocco nero?
Non credo proprio. In due occasioni ci siamo trovati di fronte ai gruppi
del social forum: all'inizio in piazza De Novi e alla fine in piazza
Manin. In entrambi i casi siamo stati respinti, sia dai sindacalisti, che
erano i più determinati, sia dai pacifisti che visibilmente erano
impauriti dalla nostra presenza e hanno alzato le mani, come per
difendersi.
Tra gli anarchici hai visto qualcuno che poteva sembrare un infiltrato
della polizia?
Non lo so. Io ho solo visto persone molto simili tra di loro, per
abbigliamento e per modo di comportarsi. Qualcuno chiacchierava in piccoli
gruppi, molti altri si muovevano da soli, seguendo il gruppo, spesso senza
parlare.
Come mai hai partecipato alle scorribande del blocco nero?
Sono venuto a Genova per protestare contro il vertice dei G8. Contro il
Summit dei potenti che impoveriscono il sud del mondo a vantaggio delle
ricchissime multinazionali e delle banche dell'Occidente. Ma ho vent'anni
e non ho ancora le idee chiare su quali siano le più efficaci forme di
lotta per contrastare questo 'status quo'. Arrivato a Genova ho iniziato a
documentarmi e a girare per i campi dove erano alloggiati i manifestanti.
Prima di tutto mi sono recato al Carlini, dove dormivano le tute bianche.
Sono molto famose e ci sono stretti rapporti tra loro e il paese da dove
vengo. Mi sono fermato un po' lì e ho avuto la sensazione che fossero
persone che avevano una specie di 'necessità di un leader' e che avessero
bisogno di essere guidate. Non mi è piaciuto molto e ho deciso di
andarmene.
Così, per il venerdì ho pensato di unirmi al blocco nero, a quelli che
si definiscono anarchici. Per avere una visione più ampia di questo
grande movimento internazionale che combatte la globalizzazione. Ma io non
sono un 'nero di professione'. Ero lì solo per capire con i miei occhi,
perché non mi fido né di voi della stampa né dei leader imposti.
Hai partecipato anche tu alla distruzione delle auto e delle vetrine?
No, anche se ero presente. Come ti ho detto prima, ero lì per capire quel
gruppo, per vedere come si muovevano, per conoscere le loro dinamiche e la
loro ideologia. Sono un essere libero e condanno il capitalismo e il
liberismo. Ma questo non significa che approvi la violenza. Io credo che
se usi la violenza per cambiare la società il risultato sarà solo una
società più violenta.
Dopo aver passato un pomeriggio con le tute nere, approvi o disapprovi il
loro comportamento?
Disapprovo le violenze del blocco nero, ma approvo sempre più le
mobilitazioni internazionali contro il G8.
tratto da Clarence (speciale sulla globalizzazione)