LA
SOCIETA'
DELL'INCERTEZZA
(BAUMAN - intersezioni) |
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Nelle riflessioni di un grande
interprete del nostro tempo, compare il ritratto spietato di un mondo insicuro.
Nell'era postmoderna la libertà dell'individuo è il valore dominante, cui
tutte le norme sociali devono adeguarsi. La postmodernità è governata dal
perseguimento della felicità individuale e in suo nome si è compiuto un
sacrificio di enorme portata: quello della sicurezza e della certezza. |

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Bauman ci mostra una società che respinge la stabilità
e la durata, preferisce l'apparenza alla sostanza, sceglie come parola chiave
"riciclaggio" e come medium per eccellenza il videotape (cancellabile
e riutilizzabile); una società dove il tempo si frammenta in episodi ("il
tempo non è più un fiume ma un insieme di pozzanghere), la salute diventa
fitness, la massima espressione di libertà è lo zapping.
Dalle macerie del vecchio ordine
bipolare sembra emergere solo un nuovo disordine mondiale. Le figure
emblematiche che abitano questo traballante universo sono il giocatore (in borsa
o alla lotteria) e il turista, lo sradicato e il "collezionista di
sensazioni".
Zygmunt Bauman insegna
Sociologia nell'Università di Leeds.
Bauman
è uno dei maggiori sociologi contemporanei, saldamente
radicato nella grande tradizione sociologica europea;
preceduti da una introduzione che li lega fra loro, sono
raccolti in questo libro cinque suoi saggi altamente
esemplificativi di un attento percorso intellettuale sulla
condizione postmoderna.
Un mutamento nella configurazione delle faccende umane - esordisce
l'autore nell'introduzione - ha indotto un drammatico
aumento dell'incertezza, per uomini schiacciati da una
libertà di scelta individuale che produce una sempre
maggiore divisione fra ricchi e chi non possiede nulla.
Una libertà individualistica nella ricerca di felicità
è pagata in ogni caso dalla perdita di certezze culturali
e pratiche.
Di particolare rilievo il primo saggio, dedicato al
problema dell'identità. Se quella del pellegrino era la
metafora migliore per la strategia della vita moderna,
preoccupata di costruire una solida identità in un mondo
solido su cui camminare, fatta di tappe successive che
costruivano una storia continua orientata a una meta,
l'ambiente postmoderno non è ospitale verso i pellegrini:
sulla sabbia del deserto battuto dal vento le orme non
restano a lungo. In un mondo di esperienze frammentate e
conchiuse, l'austero pellegrino non cumula il suo capitale
di esperienza.
Si configurano allora nuove strategie, tipi sociali non
nati oggi, ma che oggi per così dire si radicalizzano: il
flâneur, il vagabondo, il turista, il giocatore
sono i quattro eredi del pellegrino. In comune le quattro
strategie hanno la tendenza a rendere i rapporti umani
frammentari e discontinui; inoltre evitano i "fili
che legano" e le conseguenze di lunga durata, vanno
contro la costruzione di reti di doveri e di obblighi
reciproci permanenti. Ne deriva incapacità morale e
politica, sostituite da un interesse estetico dove l'altro
è considerato nell'ambito di una questione di gusto, non
di responsabilità.
Esplosioni momentanee di tratti solidali non sembrano
intaccare veramente le relazioni postmoderne. Le strategie
che potrebbero mettere in questione i presupposti della
cultura postmoderna sembrano dunque vietate nella e dalla
società contemporanea. Non si lasci fuorviare il lettore
da questa conclusione amara, dopo uno dei più lucidi
percorsi intellettuali lungo le trappole del postmoderno
di cui abbiamo documentazione. Bauman non chiude le porte
delle possibilità. Le lascia appese ai puntini di
sospensione con cui finisce il primo saggio, mentre
l'esplorazione analitica disincantata continua
considerando la figura dello straniero (o dell'estraneo),
proponendo un "catalogo delle paure
postmoderne", sino al capitolo finale, che ha come
oggetto Il corpo come compito. Qui troviamo anche
il senso di una conoscenza critica che al momento non può
concludere in positivo, e l'indicazione dell'atteggiamento
psicologico e pratico che deve accompagnarla: i nuovi
tempi e i nuovi assetti sociopolitici hanno procurato
nuovi rischi, per ora solo intuiti e inesplorati. Questi
nuovi pericoli sono però resi ancora più spaventosi
dalla nostra ignoranza sulla loro precisa natura: "Il
problema di come impedire loro di trasformarsi in realtà,
configurerà probabilmente il contenuto dell'agenda
politica del futuro".
Arnaldo
Bagnasco