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CORSA CONTRO IL TEMPO PER 7 MARINAI DI UN BATISCAFO RUSSO (7/08/2005)

IN KAMCIATKA CORSA CONTRO IL TEMPO PER SALVARE I MARINAI DEL BATISCAFO INTRAPPOLATO NEL FONDO DEL PACIFICO
- Intervista con Sergio Romano -
 

Continuano gli sforzi per salvare i 7 marinai del batiscafo russo rimasto bloccato nel fondo del Pacifico, a sud della penisola di Kamciatka. Il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto, stamani, una riunione con i vertici della sicurezza del Paese per raccogliere dettagli sull’incidente. In serata è previsto, inoltre, un tentativo di salvataggio ad opera di squadre di soccorso russe, americane e britanniche. Il servizio:

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Tentativo dopo tentativo, i russi le stanno provando proprio tutte. Il mini-sommergibile è prigioniero di un’antenna per il controllo costiero e non di una rete da pesca come era stato comunicato in un primo momento. Inizialmente sono state gettate ancore, sperando di strappare ciò che non permette l’emersione del batiscafo. Successivamente, con un cavo è stata agganciata l’imbarcazione. Tecnologia sofisticata permette, inoltre, la visione sott’acqua. Ieri all’alba, il batiscafo è stato trainato per circa un chilometro verso acque più basse ed un banco di sabbia. Lo ha reso noto l’ammiraglio Viktor Fyodorov, della flotta del Pacifico. Nelle prossime ore, dovrebbero entrare in azione i sommozzatori. Ma l’operazione è ancora estremamente lenta e non si sa ancora quanto ossigeno rimanga dentro al batiscafo. Presto dovrebbero arrivare gli aiuti internazionali. La corsa contro il tempo continua. 

Da Mosca, per la Radio Vaticana, Giuseppe D’Amato.

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L’incidente del batiscafo riporta alla memoria una tragedia costata la vita a 118 marinai: quella del Kursk, il sottomarino russo affondato il 12 agosto del 2000. In questo caso, diversamente da quanto accaduto cinque anni fa, le autorità di Mosca hanno chiesto aiuto a squadre di soccorso straniere. Questa decisione della Russia è dettata solo dalla gravità della situazione o è anche il segnale di un cambio di mentalità? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto all’ex ambasciatore italiano in Russia, Sergio Romano: 

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R. – Le ragioni possono essere più d’una. Innanzitutto, una delle ragioni potrebbe essere proprio l’esperienza fatta allora: il governo vuole evitare di essere messo sul banco degli accusati dalla propria opinione pubblica nell’eventualità di un disastro e quindi corre ai ripari fin d’ora facendo appello all’assistenza internazionale. Potrebbe esserci anche un’altra ragione: nel caso della tragedia del sottomarino nucleare del 2000, è possibile che la Russia non abbia voluto chiamare in aiuto potenze straniere perché voleva mantenere la segretezza. Nel caso del batiscafo, invece, l’esigenza della segretezza è minore.   

Sergio Romano

D. – Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la gestione e il monitoraggio dell’arsenale militare sovietico rimangono punti cruciali. Come sta affrontando queste insidie il governo di Mosca? 

R. – Il governo di Mosca è alle strette perché ha ereditato dall’Unione Sovietica un’enorme potenza militare, ma mancano i mezzi economico-finanziari per mantenere quella straordinaria potenza e conservarla in stato di efficacia. Non dimentichiamo che per un lungo periodo, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’economia russa ha singhiozzato. Tra il ’98 e il ’99 ha subito, peraltro, una pesante crisi. Adesso le cose vanno meglio: grazie all’aumento del prezzo del petrolio, il prodotto interno lordo sale del 6-7 per cento all’anno, ma non ci sono i soldi per tenere in piedi la grande macchina che l’Unione Sovietica aveva costruito. 

D. – Quali nodi legano ancora l’eredità dell’ex patrimonio sovietico con l’attuale economia russa? 

R. – Le forze armate russe erano anche il risultato delle straordinarie responsabilità internazionali dello Stato. Queste responsabilità internazionali sul piano geopolitico sono state ereditate dalla Russia di Eltsin e dalla Russia di Putin. Le forze armate, tuttavia, hanno enormemente cambiato il loro carattere. Nel sistema sovietico, erano il motore della ricerca, dell’innovazione e della modernizzazione del Paese. Tutto questo, in una economia che si è andata progressivamente privatizzando, non è più possibile. Questo pone diversi problemi perché le forze armate non sono più autonome: prima invece lo erano sotto molti aspetti.

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Per la Radio vaticana, Amedeo Lomonaco, 6 agosto 2005 

 

SALVATI I MARINAI DEL BATISCAFO RUSSO

- Fonte: Ansa, 7 agosto 2005 -

Russia

MOSCA - Sono sbarcati a Petropavlovsk, capoluogo della Kamciatka, i sette uomini del batiscafo russo rimasti per tre giorni incagliati nel Pacifico e salvati nelle scorse ore. Lo riferiscono i media moscoviti, confermando che i sette - accompagnati durante il trasbordo dal ministro della difesa Serghiei Ivanov, il quale ha seguito le ultime fasi del salvataggio - stanno complessivamente bene.


"Ora i marinai saranno affidati a cure mediche, poiche' dopo aver trascorso 76 ore sott'acqua a una temperatura di 5-10 gradi lamentano sintomi di raffreddamento'', ha detto una fonte del comando della Flotta russa del Pacifico all'agenzia Itar-Tass.

E' stato tutto merito di ''Scorpio-45'', un minisommergibile telecomandato britannico che ha tranciato i cavi e le reti che bloccavano il batiscafo sul fondo.

Il sub russo bloccato e' risalito in superficie alle 5:25 ora italiana. L'annuncio che la drammatica operazione di recupero - una corsa contro il tempo, a causa del progressivo esaurirsi dell'ossigeno per i sette membri dell'equipaggio - era stata completata e' stato dato dal viceammiraglio Vladimir Pepelaiev, capo di stato maggiore aggiunto della Marina russa.

''I sette membri dell'equipaggio sono vivi e stanno bene'' ha annunciato lo stato maggiore della Marina militare russa.

''Scorpio-45'' era stato portato sul posto, nella baia Berezovaia (circa 75 km a sud della citta' di Petropavlovsk-Kamciatki), dalla nave posacavi russa 'Kil-27'.

Ma l'operazione di taglio dei cavi da parte del minisommergibile di Sua Maesta' britannica non e' stata una passeggiata. Quando sembrava che tutto procedesse secondo i piani e che i cavi e le reti che mantenevano ancorato sul fondo il batiscafo fossero stati tutti tranciati, il robot e' stato costretto a riemergere a causa di un problema tecnico.

Poco prima, i sette marinai intrappolati a 190 metri di profondita' avevano ricevuto l'ordine di emersione. Ma hanno dovuto attendere ancora prima di ritornare in superficie. Riparato il guasto, il minisommergibile telecomandato britannico si e' immerso nuovamente e questa volta ha portato a termine il suo lavoro.

Proprio durante quest'ultima drammatica fase era arrivato sul posto il ministro della Difesa russo Serghiei Ivanov. La motovedetta con a bordo Ivanov si e' fermata vicino alla nave posacavi 'Kil-27', che ha trasportato e funge da unita'-appoggio per lo 'Scorpio'.

A salvataggio ultimato, un alto responsabile della Marina militare russa ha ringraziato i soccorritori britannici per il loro ruolo nella liberazione del batiscafo.

BATISCAFO: L'AS-28, SCIALUPPA DI PROFONDITA'
E' esso stesso un mezzo di salvataggio - per ironia della sorte - l'AS 28: il batiscafo militare russo che e' riuscito questa mattina a riemergere dopo essere rimasto incagliato nell'Oceano Pacifico, a 190 metri di profondita'.

Realizzato con lo scafo in titanio, il vascello e' lungo 13,5 metri, alto 5,7 e ha un'autonomia massima dichiarata di 120 ore. Il suo equipaggio standard e' di tre persone, ma ne puo' ospitare fino a venti (con una netta riduzione dei tempi di autonomia) se impegnato in operazioni di emergenza. Le caratteristiche di mezzo di salvataggio (concepito in particolare per aiutare sommergibili in difficolta', ma usato anche per missioni di ricerca scientifica o per effettuare riparazioni) gli permettono di immergersi fino a sfiorare i 1000 metri.

Il motore garantisce inoltre 21 miglia di navigazione indipendente sott'acqua, mentre un sistema di cavi lo collega di regola con una nave.

Progettato negli anni '80 nei cantieri 'Lazurit' di Nizhni Novgorod (la Gorki sovietica), sul Volga, l'AS-28 e' stato consegnato in seguito alla marina militare insieme con altre tre unita' gemelle, una delle quali partecipo' a suo tempo al recupero del relitto del Kursk, il sommergibile atomico colato a picco con 118 uomini nel Mar di Barents il 12 agosto 2000.

 

 

 

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