TEMPO
DI AVVENTO, TEMPO DI SILENZIO E ATTESA (7/12/2008) |
Ascolta
l'intervista con padre Arrigo
Radio
Vaticana, 7 dicembre 2008
Tempo
di Avvento, tempo di attesa e di silenzio: la riflessione
di un monaco camaldolese
In
questo periodo di Avvento, di attesa del Signore che
viene, il silenzio e la contemplazione sono, nella
frenetica vita quotidiana, alcune vie che la Chiesa da
sempre propone per incontrare Dio. Ascoltiamo in proposito
la riflessione di padre Arrigo, monaco del
monastero di Camaldoli, intervistato da Amedeo Lomonaco:
R. – L’Avvento è un tempo particolare, favorevole
per poter coltivare alcune dimensioni che durante l’anno
invece vengono coltivate in maniera non così intensa. Gli
uomini d’Avvento sono uomini che desiderano e attendono,
che sanno cercare, che non si accontentano. Quindi, devono
vincere il rischio di una vita addormentata. Per vincere
questo rischio serve stare svegli, essere attenti ai
passaggi di Dio che stanno attorno a noi, dentro alla
Creazione, dentro le nostre relazioni, dentro al nostro
essere Chiesa.
D. – E a proposito di questo stare svegli, come
ascoltare la voce di Dio, in un mondo in cui le nuove
tecnologie, i mass media spesso riducono il naturale
bisogno di silenzio dell’anima?
R. – Dando tempo all’ascolto. Dio ci viene incontro
come un dono e questo dono va accolto e l’accoglienza
viene nel silenzio, come l’attesa, l’attesa di una
vita che nasce, di una nuova creazione, di qualcosa che
prima non c’era e che adesso c’è o che sta arrivando.
Quindi, il tempo di Avvento è un tempo appunto in cui,
per esempio, l’ambiente dominante è il deserto, perché
nel deserto le voci si ascoltano con una maggiore intensità,
si prende contatto con le proprie povertà, senza aver
paura, con i propri limiti, ma è lì proprio che avviene
il contatto generante della Parola di Dio, che ricrea.
D. – In una società dominata da sempre maggiori
deserti dell’anima, l’utilizzo sempre più diffuso di
Internet, telefoni cellulari, computer, rappresenta un
ostacolo ad una vita orientata verso la dimensione
spirituale?
R. – Fino a quando non diventano una dipendenza,
penso di no, perché facilitano la comunicazione, danno la
possibilità di prendere contatto con il mondo che abbiamo
attorno a noi. L’Avvento potrebbe essere l’occasione
per sperimentare anche questa spoliazione.
Posso fare a meno di Internet? Posso fare a meno dei
telefonini o di tante esagerazioni che ho nella mia vita,
per sperimentare, ritornare a vivere una sobrietà che mi
mette maggiormente in contatto con me stesso, con gli
altri che ho attorno a me, e mi rende capace di attendere
con gioia?
D. – E nella ricerca di questa sintonia, attendere il
Signore, significa anche ascoltare la propria coscienza...
R. – Attendere Dio, attendere questo passaggio, non è
mai indipendente dal nostro essere, dal nostro cammino
spirituale, dalle nostre difficoltà, dalle nostre povertà.
D. – Come far emergere la voce di Dio tra i rumori della
società?
R.
– Bisogna far decantare i rumori che abbiamo attorno e
dentro di noi, per permettere a questa voce delicata e
potente di poter essere ascoltata e quindi di produrre
quell’effetto germinante che è proprio suo.

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