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DI ANNI DI SACRDOZIO PER IL CARDINALE ARINZE (22/11/2008) |
Ascolta
l'intervista con il cardinale Arinze
Radio
Vaticana, 22 novembre 2008
Il
cardinale Arinze presenta al Papa la terza edizione tipica
del Messale Romano nel 50.mo anniversario del suo
sacerdozio
Benedetto
XVI ha ricevuto stamani in udienza il cardinale Francis
Arinze, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e
la Disciplina dei Sacramenti. Il porporato ha presentato
al Papa la terza edizione tipica del Messale Romano che
contiene preghiere e indicazioni di carattere teologico,
pastorale e spirituale per lo svolgimento delle
celebrazioni liturgiche. Per il cardinale nigeriano quella
odierna è una giornata speciale, perché oggi festeggia
50 anni di sacerdozio. Si tratta di un ricco cammino di
fede e doni spirituali come spiega, al microfono di Amedeo
Lomonaco, lo stesso cardinale Arinze:
R. – Il Signore mi ha dato molte opportunità: come
sacerdote in Nigeria, professore in seminario, come
vescovo assistente per due anni e poi arcivescovo per 17
anni, prima di essere chiamato a Roma. Tutto questo lo
vedo come servizio a Cristo, alla Chiesa, al popolo di
Dio. Non lo vedo come una conquista, ma come un dono: è
un regalo il fatto che Gesù associ un uomo al suo
sacerdozio e gli dia l’opportunità di celebrare la
Santa Messa, di assolvere i peccati, di essere guida
spirituale di tante persone. E' un dono la possibilità di
essere una persona che condivide la Parola di Dio con il
popolo: per tutto questo sono riconoscente. Il Signore mi
ha permesso di celebrare la Santa Eucaristia 20.152 volte.
Mi metto in ginocchio e ringrazio Dio e la Provvidenza.
D. – Come è nata, eminenza, la sua vocazione?
R. – Solo Dio sa come la grazia di una sua vocazione
nasca nell’anima umana e come l’individuo risponda. Ma
nel nostro debole linguaggio umano, posso dire che quando
ero alla scuola elementare, io vedevo i seminaristi e
volevo essere come loro. Poi, in particolare, il nostro
parroco, padre Tanzi: è lui che mi ha battezzato, con lui
ho fatto la prima Confessione, la prima Comunione. Mi ha
preparato alla cresima e io ero un suo chierichetto alla
Messa, nel 1945. Allora desideravo essere come lui: così
posso spiegarlo umanamente. Poi, la grazia di Dio fa il
suo corso.
D. – Il suo percorso di fede l’ha portata in giro
per il mondo. Ci può dire, eminenza, quale significato ha
per lei il ricordo dell’Africa?
R. – Ricordo con grande senso di ringraziamento verso
Dio per le opportunità che ho avuto. Ringrazio anche i
miei genitori, i sacerdoti che hanno lavorato e hanno
contribuito alla mia formazione negli anni di seminario…
Il servizio mi ha portato in 67 Paesi di tutti i
continenti, e devo dire che incontrare persone e luoghi e
istituti è più prezioso che leggere libri. E’ sempre
la stessa Chiesa, anche se le culture, le lingue sono
diverse …
D. – Anche perché, eminenza, il vero cuore della
Chiesa, più che tra gli edifici, pulsa nel cuore di ogni
uomo …
R. – Sì, il vero centro della Chiesa è la
Santissima Eucaristia. Lì è Gesù che ci attende, che si
offre; e Lui ci associa nel suo sacrificio. E’ nel cuore
umano che risponde la grazia di Dio. In Dio la nostra
azione comincia, in lui continua e in lui arriva al
compimento. Perciò, Dio resta sempre il centro. E' una
grande gioia che il cinquantesimo del mio sacerdozio cade
nella solennità di Cristo Re: per me è un segno molto
eloquente!
D. – A proposito di segni eloquenti, oggi ha
incontrato il Santo Padre per la presentazione della terza
edizione del Messale Romano…
R. – A nome della Congregazione per il Culto Divino e
la Disciplina dei Sacramenti abbiamo presentato il Messale
al Papa. Si tratta dell’ultimo ritocco al Messale Romano
in latino: non è una edizione tutta nuova.
Ci sono piccoli ritocchi.
D. – Eminenza, quali parole intende rivolgere agli
ascoltatori?
R.
– Soltanto chiedere la preghiera di quelli che ci
ascoltano e chiedere loro di condividere la mia gioia
perché la gioia condivisa cresce… Dio vi benedica!

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