APPROVATA LA COSTITUZIONE IN IRAQ (25/10/2005) |
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Ascolta le interviste sul processo a Saddam e sulla Costituzione
In Iraq è stata approvata la Costituzione. Il risultato del referendum dello scorso 15 ottobre è ufficiale: il 78 per cento dei votanti ha optato per il ‘si’, i voti contrari hanno superato di poco il 20 per cento. Questo importante passo per il futuro democratico iracheno avviene però in una cornice segnata dall’ormai consueto dramma delle violenze. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
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Il risultato è storico: il progetto della Costituzione è stato approvato ed il prossimo 15 dicembre la popolazione sarà chiamata ad un nuovo appuntamento elettorale per eleggere un Parlamento non più transitorio. L’approvazione è arrivata nonostante la maggioranza di voti contrari in tre province
sunnite. Nelle province di al Anbar e in quella di Salaheddin più dei due terzi dei votanti hanno optato per il “no”. Nella provincia di Ninive i “no” hanno superato di poco il 55 per cento. In base alle norme elettorali, la Costituzione sarebbe stata bocciata con i due terzi di voti contrari in
tre delle 18 province irachene. Nel pomeriggio il presidente americano, George
Bush, pronuncerà un discorso incentrato proprio sulla situazione in Iraq e sulla Costituzione. Un altro dato importante riguarda la partecipazione al referendum: ha votato più del 63 per cento degli aventi diritto.
Sul terreno, intanto, una lunga serie di violenze ha scosso l’Iraq: l’esplosione di un’autobomba a
Sulaimaniya, nel Kurdistan iracheno, ha causato nove morti. L’esplosione è avvenuta vicino ad un palazzo dove abitano esponenti dei ‘peshmerga’, i miliziani
curdi. Altre 5 persone sono rimaste uccise per un attacco contro una raffineria nel nord del Paese. A Baghdad un agguato della guerriglia costato la vita a due soldati americani ha fatto salire inoltre a 2000 il bilancio dei militari statunitensi morti in Iraq dall’inizio della guerra. Sempre nella capitale, tre
attentati kamikaze hanno provocato ieri 17 morti, tutti civili iracheni. Gli attacchi hanno preso di mira l’hotel ‘Palestine’, tradizionale residenza dei giornalisti stranieri dall’inizio della guerra in Iraq. Secondo fonti del governo iracheno, le azioni terroristiche rientravano in un piano per rapire i giornalisti. La maggiore organizzazione americana in difesa dei diritti civili, l’American Civil Liberties Union
(ACLU), ha denunciato inoltre che almeno 21, tra detenuti iracheni e
afghani morti nelle prigioni delle forze militari americane in Iraq e in Afghanistan, sono stati uccisi durante o dopo un interrogatorio. Il governo iracheno ha annunciato, infine, che entro l’inizio di novembre, alla fine del Ramadan, verranno scarcerati dal famigerato carcere di Abu Ghraib più di 560 detenuti.
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Ma quale significato ha l’approvazione della Costituzione per il futuro del Paese? Salvatore Sabatino lo ha chiesto a Erfan
Rashid, giornalista iracheno sunnita, caporedattore del settore arabo dell’ADN Kronos Internazionale:
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R. – Intanto possiamo dire che i numeri cantano, a questo punto, è il caso di dirlo, perché il 78 per cento dei votanti dei quasi 10 milioni di elettori iracheni ha approvato non solo la Costituzione, come carta del diritto del cittadino iracheno per la prima volta, ma ha approvato anche un nuovo corso che porterà sicuramente dei risultati significativi per il futuro dell’Iraq, sconfessando così le vie della violenza.
D. – Non dobbiamo dimenticare che ieri erano stati diffusi i dati di due province, che avevano invece detto ‘no’ al testo. Un risultato questo che, nonostante l’approvazione di oggi, dovrà essere comunque tenuto presente…
R. – Sinceramente, anche se fosse stata bocciata la Costituzione, sarebbe stato uno stop al processo politico, ma la cosa non sarebbe stata così drammatica, perché la gente, il popolo, ha deciso di aderire al confronto politico, per poter portare il Paese avanti e finalmente chiudere con il passato.
D. – Molti osservatori hanno visto nei durissimi attacchi delle ultime ore da parte della guerriglia una relazione proprio all’attesa dei risultati. Quale sarà a questo punto la risposta di quella guerriglia?
R. – La scelta del giorno, del luogo e del modo di attacco di ieri, non è stato assolutamente casuale, perché attaccare i giornalisti che hanno sempre riportato la verità nelle sue varie sfaccettature in Iraq era un modo per impedire che queste notizie e altre notizie venissero fuori dall’Iraq. Quindi, questo impone a tutti noi, ai media dei giornali, di andare a cercare il volto nuovo dell’Iraq che dopo oggi, sarà positivo, ovviamente intriso di errori, di sbagli, di insuccessi, ma comunque avrà un nuovo corso.
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Per la Radio Vaticana, Amedeo Lomonaco, 25 ottobre 2005

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