VERTICE
APEC
Disordini
a Santiago del Cile per la visita del capo della Casa
Bianca: almeno venti i feriti, tra cui due agenti, negli
scontri tra polizia e dimostranti.
Il presidente cinese Hu auspica che la tensione con
Pyongyang «sia risolta pacificamente con il dialogo».
Per quanto riguarda i temi politici del vertice l'agenda
aveva al primo posto il negoziato nucleare con Teheran e
Pyongyang. Il presidente Bush ha lanciato un duro
avvertimento all'Iran: «Questa è uan questione molto
seria - ha detto - il mondo sa che è una questione seria
e stiamo lavorando insieme per risolvere questa questione».
È molto importante, ha aggiunto il presidente Usa, «che
il governo iraniano si renda conto che noi siamo
preoccupati in merito alle loro intenzioni, siamo
preoccupati su notizie che dimostrano come prima di un
certo incontro internazionale, loro hanno intenzione di
processare materiali che possono portare alla produzione
di un'arma nucleare».
Ma in un editoriale il New York Times ha ricordato
che invadere l'Iran «sarebbe una catastrofe». «L'Amministrazione
Bush - continua il girnale - ha messo la non
proliferazione degli armamenti nucleari in cima all'agenda
di politica estera. È giusto che sia lì.
Ma
è un obiettivo che può essere perseguito solo tramite
una vera diplomazia multilaterale, nella quale gli Stati
Uniti lavorino con gli alleati europ ei, invece che
tagliare loro l'erba sotto i piedi, e nella quale gli
europei siano preparati ad appoggiare Washington con una
credibile minaccia di sanzioni economiche quando esse
siano giustificate». Capitolo Corea del Nord: al riguardo
Bush ha avuto incontri con i colleghi cinese e sudcoreano
Hu Jintao e Roh Moo-hyun, e con il primo ministro
giapponese Junichiro Koizumi. «È molto importante - ha
detto il capo della Casa Bianca - che la Corea del Nord
comprenda che i colloqui a sei saranno il quadro
nell'ambito del quale continueremo a discutere l'obiettivo
comune e che quello di eliminare gli armamenti nucleari
dalla penisola coreana. Dobbiamo parlare con una sola voce».
Anche il presidente cinese ha sostenuto che «le parti
hanno espresso la speranza che la crisi con Pyongyang sia
risolta pacificamente con il dialogo».
In precedenza il presidente Bush, nel consueto discorso
radiofonico del sabato agli americani, aveva ribadito
l'impegno a «proseguire», nel suo secondo mandato, «una
politica estera che diffonda la libertà e la speranza e
che renda» gli Stati Uniti «più sicuri». «L'America
vuole conseguire più scambi e più libertà e più
sicurezza a vantaggio dell'America, dei nostri partner e
di tutto il mondo» ha concluso il capo della Casa Bianca
Carlo
Baroni, Avvenire - 21/11/2004
Intesa
anti-terrorismo all'Apec
Oltre ai
temi del commercio, la dichiarazione finale del vertice di
Santiago del Cile, dei 21 Paesi dell'area Asia-Pacifico,
ribadisce le priorità della lotta al terrorismo e alla
corruzione, identificati entrambi come i «prerequisiti»
di una «buona governabilità» e di un equilibrato
sviluppo.
Il vertice ha fornito l'occasione per affrontare non solo
temi di cooperazione economica, con la sigla di accordi
bilaterali, ma anche il quadro politico in cui portare
avanti le intese per un'area che si avvia sulla strada del
libero scambio seguendo un percorso progressivo. Per cui
tutti hanno sottolineato che le prossime tappe della
liberalizzazione commerciale devono avvenire in un
contesto di sicurezza internazionale. Si spiega così la
decisa presa di posizione del presidente Usa George W.
Bush che ha chiesto sì aiuto alla lotta al terrorismo, ma
ha anche rinvigorito le pressioni verso il governo della
Corea del Nord, percepito come una minaccia alla stabilità
della regione.
Nel vertice, sono stati ricordati e condannati anche gli
attacchi terroristici di Beslan in Ossezia e quelli a
Giacarta in Indonesia, per ribadire che occorrono
rinnovate intese per ratificare accordi bilaterali e
multilaterali contro il terrorismo, ma in accordo con i
princìpi delle Nazioni Unite e del diritto
internazionale. La dichiarazione finale, inoltre, rileva
che è necessario «impedire ai terroristi l'accesso al
sistema finanziario internazionale, con la crescita degli
accordi per impedire il finanziamento del terrorismo e il
"lavaggio" del denaro sporco». «Si tratta -
aggiunge il documento - di affrontare in maniera comune
queste minacce e i disastrosi effetti sulle popolazioni e
sulle economie della regione».
Entro l'anno prossimo - secondo il presidente cileno Lagos
- dovranno venire perfezionati gli accordi con
l'Organizzazione mondiale del commercio per una piena
integrazione nel suo ambito della Russia e del
Vietnam.
Il 2010
dovrebbe essere l'anno in cui i Paesi in via di sviluppo
della regione dovranno far scattare le intese di libero
scambio, con il 2020 come tappa successiva per i Paesi
sviluppati della regione. Intanto molto si muove sul piano
degli accordi bilaterali, con la Cina nella parte di
protagonista grazie all'avvio di un negoziato con il Cile
per un'intesa nel settore trainante delle
telecomunicazioni. Questo Paese, d'altra parte, che è il
più solido dell'America Latina dal punto di vista
finanziario e industriale, si pone come "porta di
accesso" dei Paesi asiatici verso il continente
latinoamericano. Domenica sera, al termine del vertice, ha
avuto inizio la visita ufficiale di sei ore del presidente
Bush in Cile, che ieri ha fatto tappa a Bogotá, per
colloqui con il presidente colombiano Alvaro Uribe, prima
di fare ritorno a Washington.
Fabrizio
Mastrofini, Avvenire
VERTICE
Al via in
Costa Rica il XIV Vertice Iberoamericano. Ad inaugurare la
prima sessione dei lavori il presidente Abel Pacheco, che
ha incentrato il suo discorso sul tema centrale del
summit: “Educare base per il Progresso”. Il presidente
costaricano ha parlato della “necessità di aprire nuove
scuole, più laboratori di scienze, più centri di
informatica ed università”, sottolineando che
“l’educazione è lo strumento migliore dei governi per
combattere la povertà e sviluppare il benessere”.
Grande soddisfazione in Myanmar. C’è anche il leader
del movimento studentesco Min Ko Naing tra i 4 mila
prigionieri rilasciati ieri dalla giunta militare birmana.
Ce ne parla Riccardo Cascioli:
Non è ancora chiaro quanti appartengono alla schiera dei
1.350 prigionieri politici censiti da Amnesty
International; sicuramente almeno una trentina sono
dirigenti e membri della Lega Nazionale per la Democrazia,
il partito guidato dal Premio Nobel per la Pace, Aun San
Suu Kyi, a sua volta ancora agli arresti domiciliari. Ciò
che, invece, è chiaro è che la decisione del presidente
Than Shwe è una delle conseguenze della purga decisa il
mese scorso con la destituzione del primo ministro Kin
Yunt, cui è seguito lo smantellamento dell’Intelligence
militare che l’ex premier controllava.
”I quattromila – ha spiegato il governo – sono stati
rilasciati proprio perché ingiustamente tenuti in carcere
dall’Intelligence militare”. Ma anche perché –
aggiungiamo noi – tra meno di due settimane si tiene il
vertice dei Paesi del Sud-Est Asiatico, che pur volendo
Myanmar tra i suoi membri, hanno molte cose da chiarire
con le autorità di Yangoon. L’ex premier Kin Yunt,
infatti, ad agosto aveva annunciato una road map verso la
democrazia e in ogni caso sembrava propenso verso un
dialogo con la leader democratica Aun San Suu Kyi. Cosa,
questa, che non sembra invece nelle intenzioni dell’uomo
forte Than Shwe. Questa sorta di amnistia vorrebbe,
dunque, rasserenare il clima, ma indubbiamente ben altri
passi dovranno essere compiuti per ridare credibilità al
regime militare.
20/11/2004 - Per la Radio
Vaticana, Riccardo Cascioli.