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SUMMIT DELL'APEC E VERTICE IBEROAMERICANO (20/11/2004 e 21/11/2004)

VERTICE APEC

Disordini a Santiago del Cile per la visita del capo della Casa Bianca: almeno venti i feriti, tra cui due agenti, negli scontri tra polizia e dimostranti.


Il presidente cinese Hu auspica che la tensione con Pyongyang «sia risolta pacificamente con il dialogo».


Per quanto riguarda i temi politici del vertice l'agenda aveva al primo posto il negoziato nucleare con Teheran e Pyongyang. Il presidente Bush ha lanciato un duro avvertimento all'Iran: «Questa è uan questione molto seria - ha detto - il mondo sa che è una questione seria e stiamo lavorando insieme per risolvere questa questione». È molto importante, ha aggiunto il presidente Usa, «che il governo iraniano si renda conto che noi siamo preoccupati in merito alle loro intenzioni, siamo preoccupati su notizie che dimostrano come prima di un certo incontro internazionale, loro hanno intenzione di processare materiali che possono portare alla produzione di un'arma nucleare».
Ma in un editoriale il New York Times ha ricordato che invadere l'Iran «sarebbe una catastrofe». «L'Amministrazione Bush - continua il girnale - ha messo la non proliferazione degli armamenti nucleari in cima all'agenda di politica estera. È giusto che sia lì. 

Ma è un obiettivo che può essere perseguito solo tramite una vera diplomazia multilaterale, nella quale gli Stati Uniti lavorino con gli alleati europ ei, invece che tagliare loro l'erba sotto i piedi, e nella quale gli europei siano preparati ad appoggiare Washington con una credibile minaccia di sanzioni economiche quando esse siano giustificate». Capitolo Corea del Nord: al riguardo Bush ha avuto incontri con i colleghi cinese e sudcoreano Hu Jintao e Roh Moo-hyun, e con il primo ministro giapponese Junichiro Koizumi. «È molto importante - ha detto il capo della Casa Bianca - che la Corea del Nord comprenda che i colloqui a sei saranno il quadro nell'ambito del quale continueremo a discutere l'obiettivo comune e che quello di eliminare gli armamenti nucleari dalla penisola coreana. Dobbiamo parlare con una sola voce».


Anche il presidente cinese ha sostenuto che «le parti hanno espresso la speranza che la crisi con Pyongyang sia risolta pacificamente con il dialogo».
In precedenza il presidente Bush, nel consueto discorso radiofonico del sabato agli americani, aveva ribadito l'impegno a «proseguire», nel suo secondo mandato, «una politica estera che diffonda la libertà e la speranza e che renda» gli Stati Uniti «più sicuri». «L'America vuole conseguire più scambi e più libertà e più sicurezza a vantaggio dell'America, dei nostri partner e di tutto il mondo» ha concluso il capo della Casa Bianca

Carlo Baroni, Avvenire - 21/11/2004

 

Intesa anti-terrorismo all'Apec

Oltre ai temi del commercio, la dichiarazione finale del vertice di Santiago del Cile, dei 21 Paesi dell'area Asia-Pacifico, ribadisce le priorità della lotta al terrorismo e alla corruzione, identificati entrambi come i «prerequisiti» di una «buona governabilità» e di un equilibrato sviluppo.


Il vertice ha fornito l'occasione per affrontare non solo temi di cooperazione economica, con la sigla di accordi bilaterali, ma anche il quadro politico in cui portare avanti le intese per un'area che si avvia sulla strada del libero scambio seguendo un percorso progressivo. Per cui tutti hanno sottolineato che le prossime tappe della liberalizzazione commerciale devono avvenire in un contesto di sicurezza internazionale. Si spiega così la decisa presa di posizione del presidente Usa George W. Bush che ha chiesto sì aiuto alla lotta al terrorismo, ma ha anche rinvigorito le pressioni verso il governo della Corea del Nord, percepito come una minaccia alla stabilità della regione.


Nel vertice, sono stati ricordati e condannati anche gli attacchi terroristici di Beslan in Ossezia e quelli a Giacarta in Indonesia, per ribadire che occorrono rinnovate intese per ratificare accordi bilaterali e multilaterali contro il terrorismo, ma in accordo con i princìpi delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. La dichiarazione finale, inoltre, rileva che è necessario «impedire ai terroristi l'accesso al sistema finanziario internazionale, con la crescita degli accordi per impedire il finanziamento del terrorismo e il "lavaggio" del denaro sporco». «Si tratta - aggiunge il documento - di affrontare in maniera comune queste minacce e i disastrosi effetti sulle popolazioni e sulle economie della regione».
Entro l'anno prossimo - secondo il presidente cileno Lagos - dovranno venire perfezionati gli accordi con l'Organizzazione mondiale del commercio per una piena integrazione nel suo ambito della Russia e del Vietnam. 

Il 2010 dovrebbe essere l'anno in cui i Paesi in via di sviluppo della regione dovranno far scattare le intese di libero scambio, con il 2020 come tappa successiva per i Paesi sviluppati della regione. Intanto molto si muove sul piano degli accordi bilaterali, con la Cina nella parte di protagonista grazie all'avvio di un negoziato con il Cile per un'intesa nel settore trainante delle telecomunicazioni. Questo Paese, d'altra parte, che è il più solido dell'America Latina dal punto di vista finanziario e industriale, si pone come "porta di accesso" dei Paesi asiatici verso il continente latinoamericano. Domenica sera, al termine del vertice, ha avuto inizio la visita ufficiale di sei ore del presidente Bush in Cile, che ieri ha fatto tappa a Bogotá, per colloqui con il presidente colombiano Alvaro Uribe, prima di fare ritorno a Washington.

Fabrizio Mastrofini, Avvenire

 

VERTICE

Al via in Costa Rica il XIV Vertice Iberoamericano. Ad inaugurare la prima sessione dei lavori il presidente Abel Pacheco, che ha incentrato il suo discorso sul tema centrale del summit: “Educare base per il Progresso”. Il presidente costaricano ha parlato della “necessità di aprire nuove scuole, più laboratori di scienze, più centri di informatica ed università”, sottolineando che “l’educazione è lo strumento migliore dei governi per combattere la povertà e sviluppare il benessere”. Grande soddisfazione in Myanmar. C’è anche il leader del movimento studentesco Min Ko Naing tra i 4 mila prigionieri rilasciati ieri dalla giunta militare birmana. Ce ne parla Riccardo Cascioli:

Non è ancora chiaro quanti appartengono alla schiera dei 1.350 prigionieri politici censiti da Amnesty International; sicuramente almeno una trentina sono dirigenti e membri della Lega Nazionale per la Democrazia, il partito guidato dal Premio Nobel per la Pace, Aun San Suu Kyi, a sua volta ancora agli arresti domiciliari. Ciò che, invece, è chiaro è che la decisione del presidente Than Shwe è una delle conseguenze della purga decisa il mese scorso con la destituzione del primo ministro Kin Yunt, cui è seguito lo smantellamento dell’Intelligence militare che l’ex premier controllava.

”I quattromila – ha spiegato il governo – sono stati rilasciati proprio perché ingiustamente tenuti in carcere dall’Intelligence militare”. Ma anche perché – aggiungiamo noi – tra meno di due settimane si tiene il vertice dei Paesi del Sud-Est Asiatico, che pur volendo Myanmar tra i suoi membri, hanno molte cose da chiarire con le autorità di Yangoon. L’ex premier Kin Yunt, infatti, ad agosto aveva annunciato una road map verso la democrazia e in ogni caso sembrava propenso verso un dialogo con la leader democratica Aun San Suu Kyi. Cosa, questa, che non sembra invece nelle intenzioni dell’uomo forte Than Shwe. Questa sorta di amnistia vorrebbe, dunque, rasserenare il clima, ma indubbiamente ben altri passi dovranno essere compiuti per ridare credibilità al regime militare.

20/11/2004 - Per la Radio Vaticana, Riccardo Cascioli.

 

 

 

 

 

 

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